Sergio Cofferati: Persino Berlusconi parlò coi sindacati, pure Renzi lo farà

Sergio Cofferati: Persino Berlusconi parlò coi sindacati, pure Renzi lo farà

Nemmeno Berlusconi negò il confronto con i sindacati, anzi. Anno 1994, sul tavolo c’era la riforma delle pensioni: a luglio Berlusconi avanzò delle ipotesi, e per tutto settembre trattammo. E la rottura che in effetti arrivò a fine mese, in realtà fu sollecitata da Confindustria. Il confronto tra governo e parti sociali è inevitabile». L’europarlamentare Pd Sergio Cofferati, nel ‘94 nel ruolo che oggi ricopre Susanna Camusso di segretario generale della Cgil, invita a non drammatizzare i toni dei primi scambi tra il premier Matteo Renzi e i sindacati confederali. Toni non propriamente idilliaci: «se ai sindacati le nostre proposte non piaceranno ce ne faremo una ragione», dice Renzi; «Renzi è disattento, aspettiamo risposte per i lavoratori, e ancora non sappiamo che cosa ci sia nel Jobs Act», replica Camusso.
Crede che queste rigidità si scioglieranno a breve?
«Credo nel valore del confronto. Sui temi in questione – un piano per la crescita e l’occupazione – è inevitabile, dunque sarebbe bene programmarlo e prepararlo. Al confronto governo e sindacati ci dovranno andare: allora, meglio arrivarci portando in dote il minor numero di polemiche possibile, senza un conflitto in atto. Non dimentichiamo che dalla drammatica crisi del ‘92-‘93, che aveva ridotto l’Italia alla stessa stregua della Grecia di oggi, uscimmo in virtù di politiche mirate e anche in ragione del metodo della concertazione con le parti sociali».
Renzi però ha già chiarito: si parla con tutti, ma chi decide è il governo.
«Il fatto che mercoledì (domani, ndr) intenda annunciare le sue proposte non preclude affatto la possibilità di aprire un confronto con le parti sociali nel merito. Tra l’altro, sottolineo che il sindacato italiano dà da tempo prova di straordinaria disponibilità: vale la pena ricordare che nel 1992 fu firmato unitariamente un accordo durissimo, che tra l’altro prevedeva il blocco temporaneo delle pensioni e quello degli aumenti salariali. Firmare non fu per niente facile per l’allora segretario della Cgil Bruno Trentin: se lo fece, fu solo per il suo grande senso di responsabilità verso il Paese tutto».
Con Landini i rapporti sembrano più distesi: solo tattica o c’è anche altro?
«A me le richieste della Fiom sembrano, oltre che più che comprensibili, anche temi confederali. Che ci sia bisogno di regole per la rappresentanza, ad esempio, è fuor di dubbio, peraltro dando applicazione al dettato costituzionale. E la discussione sulla riduzione delle tasse sul lavoro o sull’aumento del reddito disponibile sono grandi temi di una società moderna. Anzi, io ho una proposta in merito».
Prego, quale proposta?
«In realtà, si tratta della riproposta dell’ipotesi di Stefano Patriarca, di cui si discusse nella seconda metà degli anni Novanta: mettere direttamente in busta paga il trattamento di fine rapporto, per chi lo desiderasse. Sono soldi che potrebbero venire utilizzati subito, per stimolare i consumi nel breve periodo, con una riforma che affiancasse quella sulla riduzione del cuneo fiscale, che va certamente portata a termine».
Per ricapitolare: il suo invito a non drammatizzare questi primi approcci tra governo e sindacati è chiaro. Ma non le sembra stia accadendo qualcosa di geneticamente nuovo e diverso, che Renzi dia quanto meno la sensazione di considerare il sindacato come un retaggio novecentesco non essenziale?
«Posso dire come la vedo io: il sindacato è un’organizzazione importantissima, che svolge un ruolo fondamentale anche nella società moderna, in Italia come in tutta Europa, pur nella difficoltà di rappresentare un mondo del lavoro molto cambiato rispetto anche a soli pochi anni. Le prime Camere del Lavoro sono datate 1891; eppure, quella forma di rappresentanza è ancora oggi in grado di attrarre consensi e di svolgere una funzione positiva. Nessun’altra organizzazione della rappresentanza – istituzioni, partiti – è così antica. Il sindacato ha un valore che va apprezzato, e utilizzato. Senza dimenticare che, nella sua storia, ha svolto funzioni anche improprie, come quella nella lotta al terrorismo degli anni Settanta e Ottanta, e quella per l’ingresso in Europa, attraverso adeguate politiche dei redditi».



Related Articles

Precari per decreto e per sempre

Con il Jobs Act si vuole intro­durre la pos­si­bi­lità di sti­pula di un con­tratto di lavoro a ter­mine senza indi­ca­zione di alcuna cau­sale con durata lun­ghis­sima, fino a tre anni.

Segreto bancario, Svizzera pronta all’addio

Verso scambio automatico dei dati con la Ue. Ma i giganti hi-tech scovano altri paradisi   

Raccolta firme contro il Jobs act la Cgil affianca la sinistra al voto

Campagna referendaria al via. E Landini a Torino si confronta con Airaudo

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment