Sergio Cofferati: «Ora tutti hanno capito i danni prodotti dalla Troika»

Sergio Cofferati: «È necessario sconfiggere i vari nazionalismi ostili alla Ue e lavorare affinché nell’altra parte, tra chi è fautore dell’Europa, prevalgano orientamenti progressisti»

Carla Attianese, l'Unità redazione • 17/3/2014 • Copertina • 482 Viste

STRASBURGO. Con un voto schiacciante e trasversale, nell’ultima plenaria di Strasburgo, il Parlamento europeo ha approvato due rapporti di indagine sul ruolo e sulle operazioni svolti dalla cosiddetta Troika (Bce, Commissione europea e Fondo monetario internazionale) nei Paesi Ue sotto assistenza finanziaria (Grecia, Irlanda, Portogallo e Cipro).
Cofferati, nei due rapporti la Troika è indicata da tutto l’Europarlamento come la responsabile di uno “tsunami sociale”.
«Sì, le due direttive contengono elementi di critica molto forte all’operato della Troika ed è una novità positiva e importante che si sia creato uno schieramento così ampio. Non era scontato: qualche mese fa non ci sarebbe stata una maggioranza di tali dimensioni». Cos’è cambiato? «Sono diventati evidenti anche agli occhi dei più cauti i pesanti e distorsivi effetti che gli interventi della Troika hanno innescato. È stato avviato un processo di risanamento ma con danni sociali rilevantissimi, con la perdita del lavoro per milioni di persone e quindi il peggioramento delle condizioni di vita».
Nei Paesi in cui la Troika ha imposto la sua cura la disoccupazione è quasi triplicata. Il paradigma è rovesciato: persone al servizio dell’economia e non viceversa.
«La Troika ha esaltato la linea del rigore senza accompagnarla con azioni in grado di contenerne gli effetti negativi. Il risanamento dei conti, che pure c’è stato, ha prodotto un vero e proprio sgretolamento, con un aumento esponenziale delle difficoltà e un cambiamento della vita in peggio».
Quali effetti avranno le due direttive?
«Per il futuro, anche alla luce dei giudizi netti contenuti nelle direttive, questi interventi dovranno essere fatti innanzitutto cambiando i soggetti, con una istituzione europea appropriata – il Fondo monetario europeo – ma soprattutto cambiando la mentalità e attuando politiche equilibrate. Più che un problema di maggiore o minore coinvolgimento delle istituzioni europee, è un problema di cambiamento di linea politica. Stop al rigore, sì a sviluppo e investimenti».
Per un cambio di clima sarà fondamentale il risultato delle elezioni europee di maggio, in cui i cittadini potranno scegliere anche la guida della Commissione.
«Quei risultati saranno molto importanti. È necessario sconfiggere i vari nazionalismi ostili alla Ue e lavorare affinché nell’altra parte, tra chi è fautore dell’Europa, prevalgano orientamenti progressisti. Prima deve vincere chi è per l’Europa, poi devono vincere i progressisti». Detta così sembra complicata… «È una partita molto difficile, ma credo che bisogna affrontarla con determinazione, senza farsi impressionare dai nazionalismi. Ci sono sia gli argomenti che le politiche da mettere in campo».
L’Italia è ormai fuori dal “rischio Troika”?
«Il rischio potenzialmente è sempre in campo, se però proseguiamo sulla riduzione della spesa siamo sulla giusta via. Il tema della crescita vale per tutti e l’Italia non fa eccezione. È necessario stimolare la crescita con investimenti pubblici per nuovo lavoro e con la riduzione fiscale delle persone

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