La sfinge Hollande verso la débâcle alle municipali

Secondo turno elettorale alle municipali in Francia. La sinistra rischia di perdere più di 100 comuni sopra i 10mila abitanti. L’ultima speranza è una mobilitazione degli astensionisti della gauche. La destra è ormai maggioritaria, il Fronte nazionale si radica nel territorio. In settimana probabile rimpasto di governo

Anna Maria Merlo, il manifesto redazione • 30/3/2014 • Copertina, Internazionale • 870 Viste

Aspet­tando la débâ­cle, la sini­stra arriva suo­nata al secondo turno delle municipali fran­cesi, che avrà luogo in poco più di 6mila comuni, in genere i più grandi (30mila comuni hanno già eletto il sin­daco al primo turno), in attesa di un nuovo governo. La set­ti­mana è stata nera, dopo una prima tor­nata carat­te­riz­zata dalla forte asten­sione e da un voto di sfida.
Come se non fosse bastata la bato­sta di dome­nica scorsa, gio­vedì sono arri­vati gli ultimi dati sulla disoc­cu­pa­zione: 32.400 per­sone in più iscritte agli uffici di col­lo­ca­mento a feb­braio, 3.608.700 senza lavoro, cifra che sale a 5.236.300 se si aggiun­gono coloro che hanno subito una ridu­zione dell’attività. Sem­pre gio­vedì, il Con­si­glio costi­tu­zio­nale ha annul­lato una parte della «legge Flo­range», che avrebbe dovuto per­met­tere di lot­tare con­tro i «licen­zia­menti di Borsa», obbli­gando i diri­genti di un’impresa di più mille dipen­denti che inten­dono chiu­dere a cer­care un acqui­rente. Il testo di legge, adot­tato dal par­la­mento il 24 feb­braio scorso, era già annac­quato rispetto alle inten­zioni ori­gi­na­rie, ma comun­que sal­vava almeno le appa­renze circa un inte­res­sa­mento per le sorti dell’economia reale. Ma per i saggi parte della legge è anti­co­sti­tu­zio­nale per­ché, impo­nendo dei vin­coli al capi­tale, va con­tro «al diritto di pro­prietà e alla libertà di impresa». Un nuovo passo, quindi, che porta acqua al mulino del discorso dell’estrema destra, sull’impotenza dei poli­tici, costretti nel cor­petto Tina («there is no alter­na­tive», non c’è alternativa).

A Flo­range, dove sono stati chiusi gli ultimi alti­forni della Lorena che erano caduti nelle mani della mul­ti­na­zio­nale Arce­lor­Mit­tal, è stato del resto eletto sin­daco al primo turno un indi­pen­dente di destra. La sini­stra potrebbe per­dere oggi circa 110 comuni di più di 10mila abi­tanti. Con le muni­ci­pali del 2008, aveva il sin­daco in più di 500 comuni (il Ps ne con­trol­lava 340 su 953, il Pcf una ses­san­tina e gli indi­pen­denti di sini­stra un cen­ti­naio). Nei 1100 comuni con più di 9mila abi­tanti la sini­stra aveva com­ples­si­va­mente una mag­gio­ranza del 54,5%. Adesso è la destra ad essere mag­gio­ri­ta­ria. Al primo turno, il Ps ha già perso 28 città con più di 10mila abi­tanti, il Pcf due, gli indi­pen­denti di sini­stra 4. La destra di governo dovrebbe incas­sare un’«onda blu» con­si­de­re­vole. Secondo gli ultimi son­daggi, alcune grandi città potreb­bero pas­sare a destra: Stra­sburgo, Metz, Reims, Saint-Etienne e Tolosa. Mar­si­glia resterà a destra. Salvo un ter­re­moto che sarebbe una vera e pro­pria cata­strofe, Parigi invece dovrebbe rima­nere a sini­stra, anche se con qual­che affanno. Le divi­sioni a sini­stra hanno reso con­fusa la situa­zione a Mont­pel­lier, città di sini­stra che potrebbe per­sino pas­sare a destra a causa dei dis­sidi. A Gre­no­ble si con­fi­gura invece una pro­spet­tiva per il futuro: i Verdi sono in buona posi­zione per eleg­gere il sin­daco, alleati del Front de gau­che, con­tro il dis­si­dente socia­li­sta, che ha rifiu­tato la fusione della lista (ed è stato escluso dal Ps). La per­dita di grandi città avrà una con­se­guenza sul con­trollo delle strut­ture delle comu­nità metro­po­li­tane, che dovreb­bero sfug­gire al Ps. Anche l’ex ban­lieue rossa del nord di Parigi volta un po’ le spalle alla sini­stra, tra un’astensione enorme (ha supe­rato il 50% al primo turno), alcune scon­fitte cla­mo­rose, come la per­dita del feudo comu­ni­sta di Bobi­gny e molte bat­ta­glie fra­tri­cide, che mani­fe­stano un clima da fine regno.

Per tutta la set­ti­mana il Fronte nazio­nale ha mono­po­liz­zato i com­menti poli­tici. Marine Le Pen punta a eleg­gere un migliaio di con­si­glieri muni­ci­pali (più o meno come nel ’95, men­tre ne aveva solo 85 nel 2008) per radi­carsi nel ter­ri­to­rio, dove aveva perso ter­reno in seguito alla cat­tiva gestione dei comuni caduti sotto il con­trollo Fn 19 anni fa. Ha eletto al primo turno il sin­daco a Hénin-Beaumont e ricon­fer­mato un ex Fn a Orange. Ora l’estrema destra punta alla vit­to­ria a Fré­jus, Beau­caire, Saint-Gilles e Béziers. Spera per­sino di con­qui­stare Per­pi­gnan. La pro­spet­tiva di un sin­daco Fn a Avi­gnone ha fatto rea­gire Oli­vier Py, il diret­tore del Festi­val, che ha sot­to­li­neato la dif­fi­coltà che ci sarà a lavo­rare con le strut­ture pub­bli­che nell’eventualità della vit­to­ria di un sin­daco di estrema destra.

Hol­lande si è chiuso nel muti­smo. Lasciando spa­zio a voci e contro-voci sull’imminente rim­pa­sto gover­na­tivo. Molto dipen­derà dall’ampiezza della scon­fitta: in caso di cata­strofe, sal­terà anche il primo mini­stro, Jean-Marc Ayrault, che spera ancora in un ripen­sa­mento degli asten­sio­ni­sti, più nume­rosi a sini­stra che a destra.

Ma un cam­bia­mento di governo per fare cosa? Gli elet­tori di sini­stra hanno diser­tato le urne, che hanno così espresso una mag­gio­ranza di destra. La sfinge Hol­lande dovrà deci­dere se atte­nuare la scelta social-liberista in corso a favore di un rilan­cio sociale oppure rispon­dere alla richie­sta di ordine e di sicu­rezza venuta dalle urne.

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