Sottosegretari, accontentati i partiti

Ecco i 44 nomi, caso Giustizia. Malumori dalle aree del Paese non rappresentate

redazione • 1/3/2014 • Copertina, Politica & Istituzioni • 652 Viste

Dino Martirano, Corriere della Sera

ROMA — Il «manuale Cencelli» con cui nasce anche la squadra dei sottosegretari e dei vice ministri del Renzi I ha dimenticato le donne (9 su 44), intere regioni (il Pd non schiera siciliani e friulani mentre il sindaco Pisapia lamenta che Milano è rappresentata nell’esecutivo solo dalla destra) ma ha ampiamente soddisfatto i partiti. Partito democratico 25 poltrone (più quella di Delrio), Nuovo centro destra 9, Scelta civica 4, Popolari per l’Italia 4, Socialisti 1 e, infine, un sottosegretario alla Giustizia, il magistrato Cosimo Ferri, confermato anche perché non sgradito a Forza Italia. Con Letta, la squadra di governo era di 63 componenti. Con Renzi scende a 62.
Ma è la qualità degli incarichi che conta più dei numeri. Ha infatti detto Matteo Renzi alla cerimonia del giuramento davanti alla sua squadra: «Siate davvero degni di onore, vi prego di essere subito operativi, abbiate un po’ di sana inquietudine, un po’ di brividi, e senso della vertigine… in ciascuno di noi resterà la consapevolezza di aver scritto una pagina del nostro Paese».
Il premier ha blindato Palazzo Chigi con i suoi fedelissimi che lavoreranno con il «capo squadra», Graziano Delrio: Luca Lotti nella casella strategica dell’editoria; Marco Minniti (servizi segreti) scelto da Letta e ora confermato; Angelo Rughetti (Pubblica amministrazione e Semplificazione); Sesa Amici, Luciano Pizzetti e Ivan Scalfarotto (Riforme e Rapporti con il Parlamento); Gianclaudio Bressa (Affari Regionali). La Coesione Territoriale (con i fondi strutturali) rimane nelle mani di Delrio mentre non è ancora chiaro il destino degli Affari Europei che, con Letta, avevano dignità di un ministero con Enzo Moavero: ora la delega spetta all’esperto Sandro Gozi (Pd, già prodiano) ma non si capisce se la Farnesina reclamerà parte della materia Ue.
Alle telecomunicazioni arriva il toscano Antonello Giacomelli (Pd, vice ministro franceschiniano) che ha esperienza perché è stato direttore dell’emittente Canale 10. Giovanni Legnini (Pd) cede l’Editoria e viene inserito nella squadra dell’Economia. In via XX settembre la novità è rappresentata dall’ex senatore Pd Enrico Morando che lavorerà con Pier Paolo Baretta, Enrico Zanetti di Scelta civica e Luigi Casero del Ncd.
Alla Giustizia, la sorpresa arriva da una conferma. Il Guardasigilli Andrea Orlando avrebbe fatto presente che il vice ministro Enrico Costa (Ncd) e il sottosegretario Ferri (nominato da Letta quando nella maggioranza c’era Berlusconi) potrebbero formare un asse sulle riforme della giustizia. Ferri, che ieri era a Pontremoli, ha commentato: «Non me lo aspettavo». E davanti a chi gli ha ricordava di non essere sgradito a Forza Italia, ha osservato: «Se il gradimento che registro è a 360° vuol dire che ho fatto bene il mio lavoro». E il premier Renzi? «Siamo tutti e due toscani…Ci avevo parlato all’inaugurazione dell’asilo nido del palazzo di Giustizia di Firenze». A Benevento festeggia il deputato pd Umberto Del Basso de Caro, avvocato un tempo vicino a Craxi, oggi difensore di Nicola Mancino (trattativa Stato-Mafia) e qualche settimana fa coinvolto nelle polemiche che portarono alle dimissioni della concittadina Nunzia De Girolamo del Ncd). Agli Esteri (confermati Giro e Pistelli) arriva Benedetto Della Vedova (Sc). Tra le 9 donne c’è anche Francesca Barracciu (renziana, stoppata come governatrice in Sardegna per una storia di fondi regionali) mentre il socialista Riccardo Nencini sarà vice alle Infrastrutture. Dove c’è pure il cosentino Antonio Gentile (Ncd) che ha fatto parlare di sé per avere bloccato un giornale reo di aver messo in pagina la notizia su un’inchiesta in cui è coinvolto il figlio, manager Asl. All’Agricoltura Giuseppe Castiglione (Ncd) con Andrea Olivero (Popolari). Trattenute dal premier le deleghe allo Sport, all’Integrazione e alle Pari opportunità.

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