E anche Visco dice no al lavoro precario

Precari, Visco dà ragione a Camusso: “Solo il lavoro stabile è produttivo”

ROBERTO MANIA, la Repubblica redazione • 30/3/2014 • Copertina • 870 Viste

LA STRANA coppia (copyright Matteo Renzi) non c’è più. Susanna Camusso e Giorgio Squinzi si sono “lasciati”. Sul decreto lavoro, il leader della Cgil e il presidente della Confindustria stanno su sponde opposte: gli industriali con il governo, i sindacati contro il governo.
SPINGONO in direzioni contrarie e trovano inedite, sorprendenti, alleanze.
Nuove coppie che si formano. Sul palco del risorto Teatro Petruzzelli di Bari, nella due giorni del convegno del Centro studi della Confindustria, va in scena la rappresentazione che non ti aspetti: Ignazio Visco, il governatore della Banca d’Italia, luogo della ortodossa interpretazione
dell’economia liberale (mercato del lavoro compreso) e sostenitore dell’ineluttabilità delle politiche di austerity si schiera con la sindacalista rossa. E l’ex comunista Giuliano Poletti, già leader della potente Legacoop, trova l’abbraccio del capo dei capitalisti nostrani Giorgio Squinzi che guida una delle tante multinazionali tascabili tricolori. Intorno una girandola di altre coppie, non tutte “regolari” formatesi tra Roma e Bari: la già sindacalista dell’Ugl, Renata Polverini, che dagli scranni parlamentari di
Forza Italia tende la mano ai suoi ex colleghi Raffaele Bonanni & co, strappando con il suo stesso partito; il capogruppo di Forza Italia, Renato Brunetta, un tempo socialista, corre a sostegno di Poletti e Renzi per mettere zizzania nella discussione interna al Partito democratico scommettendo sul fuoco amico su Palazzo Chigi. Infine il governatore della Puglia e leader di Sel, Nichi Vendola, che insieme alla minoranza del Pd si ritrova con l’ad di Finmeccanica, la holding pubblica di aeronautica e difesa (42 mila dipendenti), Alessandro Pansa, il quale si distingue, con argomenti forbiti, dalla linea ufficiale di Confindustria. Questa volta, così, il lavoro finisce per produrre divisioni trasversali. Ma si conferma anche un terreno pieno di pericolose insidie, non solo parlamentari.
Si discute di capitale umano a Bari. Del ruolo decisivo che possono avere l’istruzione e la formazione dei lavoratori per far crescere la ricchezza del Paese. Ed è a metà della sua relazione che il governatore Visco pronuncia una frase che viene accolta con
freddezza dalle prime file della platea, con la sola eccezione della Camusso che invece apprezza, eccome. Dice Visco: «Studi della Banca d’Italia mostrano come rapporti di
lavoro più stabili possano stimolare l’accumulazione di capitale umano, incentivando i lavoratori ad acquisire competenze specifiche all’attività dell’impresa. Si rafforzerebbe — aggiunge il banchiere membro del board dalla Banca centrale di Francoforte — l’intensità dell’attività innovativa e, in ultima istanza, la dinamica della produttività ». Insomma un lavoratore che non teme la scadenza del suo contratto ma che vede davanti a sé la prospettiva della continuità del lavoro è disposto ad apprendere di più,
a lavorare meglio, e così contribuire ad aumentare la produttività. D’altra parte — anche se Visco non lo dice — l’inizio del tracollo della produttività italiana, di cui invece parla il governatore, coincide con l’introduzione via via crescente di contratti flessibili. E come alcuni studi dimostrano tra loro c’è un rapporto di causa ed effetto.
Certo Susanna Camusso usa argomenti e toni diversi, ma la sostanza non è molto diversa. Per quanto — sia chiaro — Visco non si riferisce direttamente al decreto Poletti, mentre la sindacalista della Cgil sì. Perché su quello è la nuova sfida tra il Pd renziano e il sindacato. Afferma Camusso, che gioca fuori casa ma prende gli applausi dal loggione dove siedono gruppi di giovani baresi: «Se ci sono molteplici forme di precarietà il Paese non riparte. Ricordo che abbiamo quattro milioni di giovani precari, invece dobbiamo ricostruire percorsi professionali e dare certezze. Se un giovane va in azienda bisogna investire su di lui. Quello che accade in Italia sulla precarietà non ha eguali al mondo. Ma se si va a vedere come sono gli
organici delle imprese che esportano ci si accorge che non sono fondati sulla precarietà. La proposta di Renzi? Non c’è nulla di nuovo. Ha proposto le stesse cose fatte in questi anni. C’è un diverso presidente del Consiglio ma c’è sempre la stessa maggioranza ».
Non c’è più invece la coppia “concertativa” Camusso-Squinzi. Il leader degli industriali prova ad andare all’incasso e evita accuratamente qualunque polemica con Palazzo Chigi: «Sul decreto lavoro, in particolare, il governo e il ministro Poletti — dice — hanno dato prova di rapidità e coraggio, segni chiari di volontà di cambiare. Ora occorre che il Parlamento confermi questa scelta in fase di conversione». La coppia si è rotta, mentre a Bari colpisce l’analogia nelle analisi di Vendola e Pansa. Sostengono entrambi la necessità di una politica industriale. Vendola dice che bisogna smetterla con la precarizzazione del lavoro, Pansa che «la permanenza al lavoro è una garanzia di
investimento». Coppie di fatto.

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