Il 14 maggio in piazza a Torino per i 4 No Tav in carcere

Il 14 maggio in piazza a Torino per i 4 No Tav in carcere

Chiara, Clau­dio, Mat­tia, Nic­colò. È impor­tante ripe­tere i nomi, è impor­tante scan­dirli per­ché stiamo par­lando di quat­tro vite, quat­tro atti­vi­sti No Tav che dal 9 dicem­bre 2013 sono impri­gio­nati, spar­pa­gliati tra le car­ceri di Ales­san­dria, Fer­rara e Roma, sot­to­po­sti a un regime di alta sicu­rezza (AS2).
Chiara, Clau­dio, Mat­tia e Nic­colò ven­gono spac­ciati per ter­ro­ri­sti e a poco più di vent’anni d’età, si tro­vano a rischiarne trenta di pri­gione. Il pro­cesso ini­zierà il 22 mag­gio. Di cosa sono accu­sati esattamente?

Sono accu­sati di aver par­te­ci­pato a una ini­zia­tiva durante la quale venne dan­neg­giato un com­pres­sore. Cioè un oggetto ina­ni­mato. Una cosa, fatta di metallo e fili.
Quella notte, non un poli­ziotto né tan­to­meno un ope­raio del can­tiere Tav furono sfio­rati, nem­meno alla lon­tana.
L’accusa di ter­ro­ri­smo e il regime di alta sor­ve­glianza tro­vano il loro appi­glio nell’art. 270 sexies del codice penale, incar­tato nove anni fa den­tro uno dei tanti «pac­chetti sicu­rezza» pro­pi­nati a un’opinione pub­blica in cerca di facili rassicurazioni.

Era il luglio 2005, c’erano stati da poco gli atten­tati alle metro­po­li­tane di Madrid e Lon­dra.
Nel 270 sexies si legge: «Sono con­si­de­rate con fina­lità di ter­ro­ri­smo le con­dotte che, per la loro natura o con­te­sto, pos­sono arre­care grave danno ad un paese o ad un’organizzazione inter­na­zio­nale e sono com­piute allo scopo di inti­mi­dire la popo­la­zione o costrin­gere i poteri pub­blici o un’organizzazione inter­na­zio­nale a com­piere o aste­nersi dal com­piere un qual­siasi atto […]»

Dato che il movi­mento No Tav vuole impe­dire il colos­sale sper­pero del Tav Torino-Lione, ogni ini­zia­tiva in tal senso può essere ricon­dotta a «fina­lità di terrorismo».

Ecco per­ché nes­suno è al riparo da que­sta accusa.

Per due pm e un gip della pro­cura di Torino, Chiara, Clau­dio, Mat­tia e Nic­colò hanno cer­cato di «dan­neg­giare l’immagine dell’Italia».

Quale Ita­lia sarebbe stata dan­neg­giata nella sua imma­gine dai No Tav che stanno per andare a pro­cesso?
Quella di un certo «svi­luppo» che serve solo il malaf­fare, della sim­biosi tra par­titi e cosche cri­mi­nali, degli appalti sospetti, del lavoro con molti ricatti e pochi diritti, dei veleni e del bio­ci­dio?
Quella che stiamo descri­vendo è solo la punta più avan­zata di una stra­te­gia che la pro­cura di Torino ha avviato da tempo. Atti­vi­sti accu­sati di stal­king, ambien­ta­li­sti accu­sati di pro­cu­rato allarme, ragazzi accu­sati di seque­stro di per­sona, sin­daci con­dan­nati a pagare cifre astro­no­mi­che, mesi di galera per la rot­tura di un sigillo, pro­cessi tenuti in aule-bunker…

Se sot­to­porre i quat­tro ragazzi al regime di Alta Sicu­rezza 2 doveva spez­zare loro e far vacil­lare il movi­mento no tav, pos­siamo dire con cer­tezza che non è servito.

Il 10 mag­gio si va in piazza.
Per la libertà di Chiara, Clau­dio, Mat­tia e Nic­colò, e per la libertà di tutti. Per l’aria, l’acqua, il suolo e la salute pub­blica della Val di Susa, dell’Italia e del pia­neta.
Con­tro l’oscena accusa di ter­ro­ri­smo. A Torino, il 10 mag­gio alle 14, in Piazza Adriano.


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