Bonus fiscale, Napolitano firma il decreto

Bonus fiscale, Napolitano firma il decreto

ROMA — Il decreto Irpef, che contiene il bonus di 80 euro, è stato firmato ieri pomeriggio dal presidente della Repubblica, a sei giorni dalla sua approvazione in Consiglio dei ministri, e in serata è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale, entrando così immediatamente in vigore.
L’annuncio della firma di Giorgio Napolitano è stato dato ieri intorno alle 17.30, ma prima di allora l’incontro avuto in mattinata dal presidente con il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, salito al Colle, aveva scatenato una ridda di supposizioni circa alcuni dubbi che il capo dello Stato avrebbe espresso sulle coperture e le ricadute del decreto. Voci alimentate dalle incertezze degli ultimi giorni circa il testo del provvedimento, di cui sono circolate numerose bozze, anche molte diverse tra loro, e dalle proteste levatesi dai soggetti più colpiti: dalle Regioni alle banche.
Fonti del ministero dell’Economia nel pomeriggio hanno precisato che non c’era nessun nodo da sciogliere nel colloquio Napolitano-Padoan e che, dopo la fase di preistruttoria, il capo dello Stato «avrebbe chiesto di vedere il ministro dell’Economia per parlare degli effetti del decreto e per condividere valutazioni sull’impatto che questo avrà nel prossimo futuro sull’economia». L’incontro sarebbe avvenuto a valle delle correzioni già effettuate dagli uffici tecnici, su indicazione del Quirinale, che hanno messo a punto «alcuni errori formali e di linguaggio». Sempre secondo il Tesoro, Napolitano si sarebbe informato circa la lunga serie di incontri che Padoan sta svolgendo con i suoi colleghi europei in preparazione del semestre di presidenza italiana dell’Ue.
A fronte di questa versione, non mancano le indiscrezioni, non confermate da nessuna delle parti. Come quella secondo cui, da parte del Quirinale, sarebbe stato sollevato il problema dei tagli alla Difesa, non tanto quelli sul 2014, che ammontano a 400 milioni, quanto quelli profilati dal Commissario alla revisione della spesa, Carlo Cottarelli, che entro il 2016 ha previsto risparmi per circa 2,5 miliardi, il che lascerebbe pensare a una revisione seria del programma degli aerei F35, per il quale l’Italia è impegnata con gli Usa.
Intanto, appena tornato in via XX settembre, Padoan ha convocato una riunione con i viceministri e i sottosegretari per chiedere loro di mettersi subito a lavoro sulla prossima legge di Stabilità. Che il tema della riunione sia stato ispirato dal Colle è solo una supposizione. Ma di certo l’iniziativa suggerisce l’idea che c’è, da parte quantomeno del Tesoro, l’intenzione di dimostrare con i fatti che il decreto Irpef non è una manovra elettorale che sta in piedi con meno di 3 miliardi di tagli alla spesa e, per il resto, con misure una tantum . E che il governo Renzi fa sul serio, prima di tutto rendendo strutturale quel bonus da 80 euro, e facendolo con tagli altrettanto strutturali e credibili, in modo da non mettere a rischio gli obiettivi di bilancio che l’Italia si è posta con il Def (Documento di economia e finanza).
A fronte dell’attivismo del ministero dell’Economia, che lascerebbe supporre che la legge di Stabilità 2015 possa essere quest’anno anticipata proprio allo scopo di rassicurare l’Europa, cui l’Italia ha chiesto un rinvio del pareggio di bilancio al 2016, circolano dubbi sulla tenuta dei conti nel 2014. Qualcuno si spinge a parlare della necessità di una manovra correttiva laddove la crescita non dovesse essere quella prevista nel Def o se le previsioni di risparmio si rivelassero troppo ottimistiche. Chi sostiene questa tesi fa notare che il ritardo con cui il decreto Irpef è approdato al Quirinale sarebbe il frutto dei dubbi dei tecnici della Ragioneria, perplessi circa alcune coperture, come quei tagli lineari da 700 milioni alle Regioni, che le stesse ritengono ineseguibili, quelle tassazioni che contraddicono lo Statuto del contribuente, o i maggiori incassi del Fisco, preventivati per due miliardi, che sarebbero messi a rischio dai rallentamenti del sistema della riscossione derivanti dagli ultimi provvedimenti di legge sulla rateizzazione dei pagamenti.
Al ministero dell’Economia fanno rilevare che il provvedimento è stato «bollinato» dal Ragioniere dello Stato e non vogliono sentire parlare di manovre correttive. La missione ora è trovare i 14 miliardi che servono per il 2015, preparandosi a far fronte a qualsiasi nuovo equilibrio dovesse venir fuori dalle urne europee di maggio. Ma sperando fortemente che il verso cambi davvero.
Antonella Baccaro


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