Caracas, tentato golpe, 30 ufficiali in carcere

Venezuela. Ieri, tra festa e protesta, un anno dall’assunzione di incarico del presidente Nicolas Maduro

Geraldina Colotti, il manifesto redazione • 20/4/2014 • Copertina, Internazionale • 676 Viste

Vene­zuela tra festa e pro­te­sta. Ieri, il cha­vi­smo ha festeg­giato un anno dall’assunzione di inca­rico del pre­si­dente Nico­las Maduro. Si è anche cele­brato il 19 aprile del 1810, con­si­de­rato «il primo grido di indi­pen­denza» dalla Spa­gna, pre­lu­dio alla pro­cla­ma­zione della Prima repub­blica, il 5 luglio dello stesso anno.

Intanto, per quanto cir­co­scritte, con­ti­nuano le mani­fe­sta­zioni e le «gua­rim­bas» (bar­ri­cate di chiodi, detriti e spaz­za­tura data alle fiamme). Nella parte est della capi­tale, il sin­daco del muni­ci­pio di Cha­cao, Ramon Mucha­cho (di oppo­si­zione), ha fatto sospen­dere le pro­ces­sioni del venerdì santo a seguito dei vio­lenti scon­tri tra «gua­rim­be­ros» e Guar­dia nacio­nal boli­va­riana (Gbn), che hanno pro­vo­cato alcuni feriti e fermi.

A Puerto la Cruz, prin­ci­pale porto del paese, nello stato Anzoa­te­gui, men­tre la mag­gio­ranza dei vene­zue­lani si godeva in spiag­gia le vacanze pasquali, un gruppo di «geni­tori» ha insce­nato una pro­te­sta «con­tro l’indottrinamento sco­la­stico degli alunni». Di fianco, 90 tende mon­tate dagli stu­denti, che impe­di­scono l’accesso a uno dei prin­ci­pali distri­bu­tori di ben­zina della città.

Gran parte della Mesa de la uni­dad demo­cra­tica (Mud), sep­pur con diversi accenti ha accet­tato di par­te­ci­pare al dia­logo in corso con il governo sotto l’egida della Una­sur e del Vati­cano. Le com­po­nenti più oltran­zi­ste, invece, caval­cano le pro­te­ste vio­lente, che hanno già pro­vo­cato 41 morti e oltre 600 feriti. A fomen­tarle, alcuni diri­genti che cer­cano di pre­va­lere nello scon­tro per la lea­der­ship che anima la coa­li­zione di opposizione.

La più attiva è Maria Corina Machado, una ex par­la­men­tare di estrema destra, depo­sta dopo aver accet­tato di sosti­tuire il Panama presso l’Organizzazione degli stati ame­ri­cani (Osa), a cui ha chie­sto un inter­vento diretto in Vene­zuela. Giorni fa si è recata al Par­la­mento euro­peo per denun­ciare «la dit­ta­tura castro-madurista». Diversi euro­de­pu­tati pro­gres­si­sti l’hanno con­te­stata argo­men­tando le loro ragioni in un appello con­tro le inge­renze e per la difesa dell’ordine demo­cra­tico in Venezuela.

Ieri, Machado ha però can­tato vit­to­ria in Twit­ter soste­nendo che «il Par­la­mento euro­peo ha con­fer­mato la deci­sione di inviare una dele­ga­zione in Vene­zuela per con­sta­tare le vio­la­zioni ai diritti umani e ai prin­cipi democratici».

Alle com­po­nenti che si rifanno a Machado e a Leo­poldo Lopez (il lea­der di Volun­tad popu­lar in car­cere da due mesi con l’accusa di asso­cia­zione a delin­quere con fina­lità di ter­ro­ri­smo) il governo attri­bui­sce inten­zioni gol­pi­ste. In que­sti giorni si è aperto il pro­cesso mili­tare a due uffi­ciali della Gnb (un colon­nello e un capi­tano), arre­stati all’inizio di aprile con l’accusa di aver cospi­rato con­tro il governo.

E sareb­bero una tren­tina gli uffi­ciali coin­volti nel ten­ta­tivo di golpe che avrebbe dovuto aver luogo il 20 marzo. Il 25, Maduro ha comu­ni­cato l’arresto di 3 gene­rali dell’aviazione, respon­sa­bili prin­ci­pali del­com­plotto. Secondo quanto ha rive­lato un gior­nale di oppo­si­zione “soft” al governo, avreb­bero dovuto spia­nare la strada alle piazze oltran­zi­ste con l’aiuto di para­mi­li­tari colom­biani: con uno sce­na­rio simile a quello messo in atto con il golpe con­tro Hugo Cha­vez nell’aprile del 2002.

«Con­ti­nuerò a ono­rare il giu­ra­mento che ho fatto al nostro popolo, nes­suno ci ruberà il diritto a essere felici, liberi e indi­pen­denti», ha detto ieri Maduro. Domani pren­derà avvio la riforma tri­bu­ta­ria che ha già pro­vo­cato le pro­te­ste dell’opposizione per­ché pro­mette di far pagare «di più a chi più pos­siede» e ha al cen­tro il con­trollo dei prezzi. E per mar­tedì, Maduro ha annun­ciato «misure eco­no­mi­che straor­di­na­rie». In un anno di «governo della strada» — ha detto — , il 64,1% delle risorse nazio­nali è stato desti­nato ai pro­getti sociali: il 2,1% in più dell’anno precedente.

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