«Centonovantamila Posti di Lavoro il Cantiere di Expo per l’Italia»

«Centonovantamila Posti di Lavoro il Cantiere di Expo per l’Italia»

MILANO — L’Expo di tutta l’Italia e di tutti gli italiani. Un cantiere collettivo che sta coinvolgendo i Comuni e le Regioni, che ha affascinato i Paesi di tutto il mondo, che sta portando e porterà lavoro: una decina di miliardi di valore aggiunto, di cui circa il cinquanta per cento nel settore turistico nel periodo 2012-2020, 191 mila lavoratori coinvolti. Nel giorno del count down e della grande festa in piazza Gae Aulenti, a un anno esatto dall’apertura dei cancelli, il commissario unico Giuseppe Sala controlla le tabelle più aggiornate: «Questi numeri sono la prova che Expo c’è, è una cosa vera e sta già funzionando. Ad oggi sono state assegnate gare per forniture di beni, servizi e lavori per oltre 800 milioni di euro, che hanno coinvolto circa 1.100 aziende. Non dico che sia la soluzione della crisi del Paese, ma sicuramente una grossa mano Expo la sta dando».
Ma quanto costa, l’esposizione?
«In realtà, Expo non costa. Gli enti pubblici, a partire dal governo, investono 1 miliardo e 300 milioni: ma l’indotto che si riceve in cambio di quanto è? E poi i Paesi partecipanti portano un miliardo per i loro padiglioni e danno lavoro. Altri 350 milioni arrivano dalle aziende nostre partner. Senza contare le opportunità di relazioni economiche, a partire da quelle del turismo».
Ma non si va un po’ a rilento nella definizione di una proposta turistica complessiva?
«Abbiamo programmato 20 milioni di visitatori e siamo convinti di mantenere l’impegno: abbiamo già contattato oltre mille tour operator, faremo promozione in 35 fiere mondiali del settore, sono previste altre otto presentazioni internazionali. Poi tocca al territorio organizzarsi: io ti porto i turisti, tu devi fare proposte che li trattengano più giorni e devi approfittare di questa occasione per far conoscere le eccellenze del nostro Paese, anche al di là degli itinerari canonici».
I lavori in cantiere? Sempre di corsa?
«Beh, che non abbiamo tempo da perdere lo abbiamo detto e lo ripetiamo. A gennaio e febbraio abbiamo avuto ancora molti giorni di pioggia che abbiamo recuperato con interventi ad hoc e intensificando i ritmi di lavoro. Ma stiamo rispettando il cronoprogramma: abbiamo fatto fare anche proiezioni esterne che ci rassicurano».
Un anno fa a che punto pensava di essere oggi?
«Forse pensavo che i padiglioni dei vari Paesi sarebbero stati in una fase più avanzata. Ma anche loro hanno regole e iter da seguire e poi abbiamo fatto i raffronti con le esposizioni precedenti: i lavori dei padiglioni “self built”, che di fatto sono dei prefabbricati, iniziano nove mesi prima dell’inaugurazione. E comunque abbiamo cominciato come società scavi e fondazioni per molti Stati e questo sicuramente farà risparmiare loro settimane».
All’estero, come è visto il nostro Paese?
«La mia sensazione è che il nostro Paese sia guardato da un lato con qualche diffidenza, ma dall’altro con grandi aspettative. Expo è una grande occasione istituzionale: in sei mesi ospiteremo più di cento capi di Stato e piu di 500 ministri e non è mai successo prima nella nostra storia. Il primo ad esserne consapevole è il presidente della Repubblica, il cui supporto e appoggio sono di grandissimo aiuto al nostro lavoro. Nell’ultimo colloquio, il presidente Napolitano ha anticipato la sua idea di dedicare il prossimo 2 giugno alla promozione di Expo: in 172 ambasciate e consolati generali del mondo parleremo del nostro evento».
I rapporti con il premier Renzi e con il governo?
«Di grande e fattiva collaborazione. Il presidente Renzi ci ha promesso una task force dedicata all’esposizione e ci ha confermato che entro la prossima settimana verrà messa in campo».
Perché è così importante?
«Soprattutto perché dobbiamo semplificare questa macchina burocratica che tende ad essere troppo complessa. Noi abbiamo dimostrato che si può interpretare questo concetto della semplificazione ad esempio nell’accordo chiuso con i sindacati, che ringrazio per la collaborazione, per assumere 800 persone a tempo determinato. Un passaggio innovativo ed efficace».
Come immagina il dopo Expo?
«Intanto credo che riusciremo a lasciare un’eredità culturale con il protocollo alimentare che impegnerà tutti i Paesi nella lotta allo spreco di cibo e nella definizione di stili di vita più sani per tutti. Poi mi auguro che una parte del terreno dedicato al sito espositivo dia ospitalità ad una iniziativa legata al tema dell’alimentazione».
Niente stadio, quindi?
«Ci può stare anche lo stadio: lo spazio a disposizione è davvero vastissimo».
Sala, lei è tranquillo?
«Sappiamo che il progetto è ottimo, siamo sicuri che la gente verrà e sarà contenta dell’esperienza che proporremo. Certo, ogni mattina mi sveglio con questo pensiero fisso: e so che non abbiamo neppure un’ora da perdere».
Elisabetta Soglio


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