Cia, licenza di uccidere

Cia. Il premio Pulitzer Mark Mazzetti e il libro «Killing Machine», per Feltrinelli. Gli scenari oscuri dell’America e non solo

Simone Pieranni, il manifesto redazione • 12/4/2014 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale, Libri & culture • 593 Viste

«Uno spo­sta­mento di luci tra­sforma l’uno nell’altra, la farsa è una segreta tra­ge­dia, la tra­ge­dia è una beffa sublime». È quanto scrive Tho­mas Mann in Dolore e gran­dezza di Wag­ner. Cosa c’entra con la Cia ? C’entra, per­ché i fatti rac­con­tati in Kil­ling Machine del pre­mio Puli­tzer Mark Maz­zetti (Fel­tri­nelli, pp. 348, euro 19) oscil­lano tra il tra­gico e il comico. Si tratta di una gal­le­ria di per­so­naggi, deci­sioni, anche fatali, che dipin­gono un uni­verso di disin­te­resse per il rove­scio delle pro­prie azioni su altre vite, evi­den­ziando il cini­smo, a tratti grot­te­sco, di uno Stato, quello ame­ri­cano, che ha voluto e riven­di­cato il ruolo di «sce­riffo del mondo».

Maz­zetti illu­stra «eventi» che appa­iono come una tra­ge­dia ma che, se presi nei par­ti­co­lari, hanno il carat­tere di com­me­dia. Senza essere irri­ve­renti verso le morti cau­sate dalle atti­vità di kil­le­rag­gio in giro per il mondo, non è un mistero che siamo arri­vati a que­sto momento della sto­ria dell’umanità ragio­nando su eventi mon­diali, come ad esem­pio le guerre, imbe­vuti di miti, leg­gende, rap­porti, indi­scre­zioni, rumors, leaks, infor­ma­tive su 007 e agenti spe­ciali. Que­sti ultimi risie­dono nello spa­zio dell’immaginario dedi­cato a per­sone spet­ta­co­lari nelle loro imprese, coa­diu­vati dal con­sueto arma­men­ta­rio tec­no­lo­gico, di col­la­bo­ra­tori, di governi dispo­sti ad asse­con­darli e armi vere e pro­prie, com­presi droni capaci di ucci­dere o di com­piere agguati senza curarsi troppo dei «danni col­la­te­rali». Oppure abbiamo l’idea dei ser­vizi di intel­li­gence che pren­dono can­to­nate tre­mende, quando non sono diret­ta­mente coin­volti in bufale – quelle che sono state chia­mate le «pistole fumanti».

Siamo di fronte a ridi­coli – e tra­gici — orpelli di Stati nazione moderni, vana­glo­riosi retaggi di vec­chi mili­tari, che coin­ci­dono il più delle volte con spi­ri­tati incubi di incal­liti com­plot­ti­sti sem­pre pronti a sug­ge­rire l’esistenza dell’«eterodirezione», l’operaziona segreta, sporca, clan­de­stina. Scop­pia una rivolta? È voluta da qual­cuno. Fomen­tata da qual­cun altro e messa in pra­tica da loro, dalle spie. Cade un governo? C’è di mezzo il ser­vi­zio segreto, sia ame­ri­cano o russo (vedi Ucraina). La que­stione, però, è che spesso è tutto vero. E Mark Maz­zetti nel suo libro descrive que­ste tra­iet­to­rie, non lasciando nulla al caso, a parte un’anedottica che piace molto agli ame­ri­cani. Facendo la tara da que­ste spe­ci­fi­cità yan­kee, Maz­zetti descrive quanto tutti hanno pen­sato: la Cia lavora di brutto. Bene o male, ma è sem­pre lì a orga­niz­zare ope­ra­zioni di coper­tura. E l’11 set­tem­bre ha dato il via libera alla licenza più ambita: quella di ucci­dere. In que­sto modo l’Agenzia ha comin­ciato a gestire bud­get sem­pre più ampi, col­la­bo­ra­tori in ogni luogo, svi­lup­pando cono­scenze e reti informative.

Fin da subito però sono emersi alcuni pro­blemi, a causa del sistema ame­ri­cano capace di mischiare Stato e pri­vati, intel­li­gence e mili­tari. I pro­blemi prin­ci­pali sono due. Il primo: la Cia ha sem­pre sof­ferto l’ingerenza del Pen­ta­gono, spe­cie quando con Bush le ope­ra­zioni sotto coper­tura sono diven­tate tal­mente tante da spin­gere la Cia a un ragio­na­mento molto sem­plice: tor­tu­rare non serve (come dimo­strato da un recente report del Senato sta­tu­ni­tense), biso­gna rasare a zero; in pra­tica, con­viene ucci­dere invece che torturare.

Pro­blema numero due: gli ana­list offi­cer ex Agen­zia, o i vec­chi gene­rali con il pal­lino della guerra e il ter­ro­ri­smo che minac­cia i pla­cidi cami­netti delle case ame­ri­cane, hanno grande agi­bi­lità negli Stati uniti. Per­ché hanno potere. Ecco il secondo pro­blema: i con­trac­tors pri­vati, spesso assunti e coor­di­nati da gene­rali in pen­sione, a cac­cia di infor­ma­zioni, vere o false che siano. Se poi que­ste infor­ma­zioni tele­co­man­dano i droni a radere al suolo vil­laggi di civili (come accade nella cele­bre serie ame­ri­cana Home­land, un rife­ri­mento dovuto, leg­gendo il libro di Maz­zetti) poco male, un errore è sem­pre da met­tere in conto.

Ci sono tante sto­rie e intrecci nel libro di Maz­zetti, ma la parte più inte­res­sante è quella legata alle atti­vità di Obama, pre­si­dente fau­tore del pas­sag­gio sto­rico, in ter­mini di intel­li­gence, che vede il pas­sag­gio dal «mar­tello» al «bisturi». Obama, scrive Maz­zetti, «non è il primo pre­si­dente demo­cra­tico pro­gres­si­sta a spo­sare le ’ope­ra­zioni nere’, scien­ti­fi­che e omi­cide. John F. Ken­nedy mise la firma defi­ni­tiva sullo sbarco alla Baia dei Porci e aumentò le ope­ra­zioni clan­de­stine in Viet­nam. (…) E il primo diret­tore Cia di Obama (Leon Panetta, n.d.r.) si è rive­lato il più influente dai tempi di Casey durante l’amministrazione Rea­gan». Obama, non a caso, ha appro­vato tutti i pro­grammi lasciati in ere­dità da Bush.

Maz­zetti rac­conta un fatto recente, che per­mette di appro­fon­dire la dispo­ni­bi­lità di Obama a ope­ra­zione «coperte», ovvero quelle che dove­vano por­tare all’uccisione di un obiet­tivo pre­fis­sato (stiamo par­lando di per­sone sospet­tate di essere peri­co­losi ter­ro­ri­sti, ed è un pec­cato che l’opera di Maz­zetti non abbia potuto uti­liz­zare tutto quanto uscito fuori dallo scan­dalo Data­gate): Panetta si pre­sentò un giorno alla Casa Bianca con una serie di poten­ziali ope­ra­zioni para­mi­li­tari della Cia, da fare appro­vare. All’epoca le stri­denti dif­fe­renze tra la rac­colta di infor­ma­zioni, tipica atti­vità di un ser­vi­zio di intel­li­gence e le pra­ti­che omi­cide, erano già state ampia­mente supe­rate. Panetta voleva altri droni armati e l’autorizzazione a chie­dere il per­messo del Paki­stan per voli in cor­ri­doi più ampi delle zone tri­bali, i cosid­detti «flight boxes». Obama all’epoca aveva già aumen­tato il numero di agenti sotto coper­tura in Paki­stan, che spesso agi­vano all’insaputa dei ser­vizi segreti paki­stani, che pure erano uti­liz­zati in forma col­la­bo­ra­tiva dalla Cia in fun­zione anti tali­ban in Afgha­ni­stan. «La Cia si era tal­mente inna­mo­rata dei suoi droni, da non porre ai pro­pri ana­li­sti la domanda fon­da­men­tale: fino a che punto i bom­bar­da­menti tele­co­man­dati crea­vano più ter­ro­ri­sti di quelli che ammazzavano?».

Alla fine, nella Situa­tion Room, Obama accettò tutte le richie­ste di Panetta: «La Cia, disse il Pre­si­dente, otterrà quello che vuole».

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