La Cia torna in soccorso a Kiev

Ucraina. La Casa Bianca: nella capitale il capo della Cia John Brennan. Navi Usa nel Mar Nero

Simone Pieranni, il manifesto redazione • 15/4/2014 • Copertina, Internazionale • 576 Viste

I fatti si sus­se­guono, dalla notte di sabato alla serata di ieri, in un tur­bine di dichia­ra­zioni, azioni e rea­zioni, che sem­brano sem­pre di più por­tare il paese verso il bara­tro di una guerra civile. A que­sto si aggiun­gono fat­tori «esterni» che non aiu­tano certo un’eventuale solu­zione diplo­ma­tica. L’agenzia ucraina Inter­fax aveva dato una breve noti­zia circa la pre­sunta pre­senza di John Bren­nan, capo della Cia, a Kiev. E ieri è giunta la con­ferma da parte del por­ta­voce della Casa Bianca, Jay Car­ney (che ha anche accen­nato alla pos­si­bi­lità di una tele­fo­nata tra Putin e Obama).

Secondo i media russi — che già ave­vano denun­ciato la pre­senza della Cia nei giorni della rivolta più dura di Maj­dan, radu­nati nel quar­tier gene­rale dell’ambasciata ame­ri­cana — Bren­nan avrebbe con­vinto le auto­rità di Kiev a sce­gliere la strada mili­tare con­tro i ribelli orien­tali. Kiev ha infatti optato per appli­care «il regime anti­ter­ro­ri­stico» a Done­tsk. «Sono ter­ro­ri­sti le per­sone armate, fana­ti­che che ci tol­gono la pace e l’ordine», ha dichia­rato Taruta, un oli­garca locale nomi­nato gover­na­tore dalle nuove auto­rità di Kiev.

Nono­stante i pro­clami di Maj­dan, i rus­so­foni hanno con­ti­nuato a occu­pare sta­zioni di poli­zia ed edi­fici gover­na­tivi (ultima della serie Slo­viansk), forti del fatto che gli ulti­ma­tum inviati da Kiev ven­gono supe­rati dal tempo, ma senza alcun atto pra­tico capace di met­tere in dif­fi­coltà i sepa­ra­ti­sti. Il governo di Maj­dan, per altro, è impan­ta­nato: da un lato non può richie­dere lo stato d’emergenza nazio­nale che rischie­rebbe di far sal­tare per aria le ele­zioni pre­si­den­ziali del 25 mag­gio, dall’altro ha ema­nato ieri sera un decreto — gene­rale — per una rispo­sta mili­tare con­tro i sepa­ra­ti­sti orien­tali. Una deci­sione presa da un ondi­vago pre­si­dente ad inte­rim Tur­chy­nov, che nel corso della gior­nata di ieri è riu­scito a dichia­rare alla tele­vi­sione dif­fe­renti ver­sioni circa le inten­zioni di Kiev.

Altra que­stione da met­tere in conto per il governo Yatse­niuk è la dif­fi­coltà delle pro­prie forze di poli­zia a con­trol­lare quanto accade ad est. Ieri Via­ce­slav Pono­ma­riov, che fa le veci del sin­daco Nelia Shtepa, che avrebbe abban­do­nato la città di Slo­viansk ha dichia­rato che «la poli­zia è dalla nostra parte. Ha ini­ziato a pat­tu­gliare le strade con i cosac­chi e alle forze di auto­di­fesa». Anche per que­sti motivi, sono sal­tate nume­rose teste, non ultimo il capo dei ser­vizi segreti, nomi­nato a pro­pria volta dal neo governo di Maj­dan a ini­zio marzo; l’accusa è di sabo­tag­gio o di scarsa rea­zione a quanto vanno facendo i filo russi. Quest’ultimi sono coa­diu­vati da uomini armati di tutto punto, in grado di muo­versi con deter­mi­na­zione. Secondo Kiev, gli Usa, gran parte della Nato e della Ue, sono mili­tari russi. Secondo Mosca, ovvia­mente, non è così.

Tutta que­sta giran­dola di eventi ha por­tato il governo cen­trale a pren­dere la deci­sione di usare i mili­tari, scelta che com­porta un ulte­riore rischio, ovvero testare la pre­pa­ra­zione dell’esercito ucraino. Si diceva di Tur­chy­nov, il pre­si­dente ad inte­rim; prima di pren­dere la deci­sione, con un decreto, circa l’intervento mili­tare (sem­pre avvenga), ieri aveva anche lasciato aperto uno spi­ra­glio par­ti­co­lar­mente impor­tante, data la posta in palio.

Se la Nato con­ti­nua ad accu­sare la Rus­sia, a Kiev hanno molto chiaro quanto già Yanu­ko­vich ha pro­vato a fare in pas­sato: stare in mezzo al guado, pro­vare a pren­dere da tutti, senza potersi per­met­tere di snob­bare la Rus­sia (come dichia­rato di recente anche da Yatse­niuk). Ed ecco la pro­po­sta di ieri del pre­si­dente ad inte­rim: Tur­chy­nov non ha escluso la pos­si­bi­lità di tenere un refe­ren­dum nazio­nale sull’ordinamento sta­tale del Paese — fede­rale o meno — nello stesso giorno delle pre­si­den­ziali, fis­sate per il 25 mag­gio. «Sono certo — ha detto — che una larga mag­gio­ranza di ucraini, a que­sto refe­ren­dum che potrebbe tenersi insieme alle ele­zioni pre­si­den­ziali, sarà a favore di un’Ucraina indi­vi­si­bile, indi­pen­dente, demo­cra­tica e unitaria».

Que­sta mossa potrebbe ren­dere meno irosi i russi, che da tempo spin­gono per una solu­zione fede­ra­li­sta, in grado di man­te­nere un’area di influenza. Tur­chy­nov avrebbe anche tele­fo­nato a Ban Ki-moon: «L’Ucraina — avrebbe detto al segre­ta­rio dell’Onu — non è con­tra­ria ad un’operazione con­giunta anti­ter­ro­ri­smo con le forze di peacekeeping.Infine, enne­simo scre­zio Usa– Russi riguardo il volo di un aereo mili­tare russo, accu­sato di aver pro­vo­cato i mili­tari Usa a bordo della Donald Cook, un cac­cia­tor­pe­di­niere nei pressi del Mar nero.

«Que­sta azione russa pro­vo­ca­to­ria e poco pro­fes­sio­nale è incom­pa­ti­bile con i pro­to­colli e gli accordi inter­na­zio­nali» che rego­lano i rap­porti tra gli eser­citi dei nostri due Paesi. Lo ha denun­ciato il colon­nello Ste­ven War­ren, uno dei por­ta­voce del Pen­ta­gono, ricor­dando che il cac­cia russo ha sor­vo­lato la nave ame­ri­cana ben 12 volte.

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