Così il contadino ritornerà alla sua terra “Stop alla burocrazia”

Così il contadino ritornerà alla sua terra “Stop alla burocrazia”

RIPORTARE il contadino con le mani e i piedi nella terra, toglierlo dai corridoi della burocrazia e premiare i buoni, non più i furbi. È l’obiettivo del programma #Campolibero che il governo ha lanciato per ridare fiato all’agricoltura italiana e nel quale ci sono alcuni elementi d’interesse ma, soprattutto, i primi segnali di un cambio di paradigma. Comincio da questi ultimi, perché penso che il ministro Martina abbia compreso che dove passa l’elefante, poi, di topolini potranno passarne davvero molti. I controlli sulle aziende agricole dovranno essere coordinati da un’unica cabina di regia, che eviti ripetizioni ridondanti per l’amministrazione e umilianti per i produttori onesti. Una centrale, con il suo registro dei controlli, eviterà visite asfissianti a chi è bravo e responsabile, assicurando al tempo stesso di tenere il fiato sul collo dei mariuoli.
SE poi emergeranno mancanze che possono essere prontamente sanate e non rappresentano rischi per la salute pubblica, allora necessariamente, prima della sanzione, l’organo di controllo dovrà dare un termine certo per mettersi in regola, evitando multe.
Finalmente la pubblica amministrazione passa al fianco di chi vuole lavorare bene, ma rimanendo inflessibile nel punire chi reitera i comportamenti illeciti. Una misura che fa il pari con la possibilità di ottenere sconti sulle sanzioni per chi adempie in tempi ristrettissimi. Come in molti chiediamo da anni, finalmente lo Stato aiuterà i produttori agricoli a lavorare bene, ritornando nel rispetto della legge se sbagliano in modo lieve, invece di mirare a sanzionare ciò che appare spesso inutile per la sicurezza dei consumatori. Il processo sarà completo se anche le imprese godranno di un principio che vale già per i cittadini: nessun ente pubblico dovrà più chiedere, a chi lavora, informazioni che un altro organo dello Stato già possiede.
Tradotto: lasciamo i contadini nei campi. Stesso discorso per i registri elettronici (fatevene mostrare uno di carta, da un produttore di cibo: sembranouscitidaunascenadi Non ci resta che piangere, per dimensioni e complessità) anche se fino a che il ministero non avrà una soluzione informatica sufficientemente valida le cose non miglioreranno del tutto.
Due cambiamenti che invece si vedranno subito saranno la riduzione da 180 a 60 giorni per il silenzio assenso all’avvio di una società agricola e, soprattutto, la possibilità di vendere i propri prodotti su qualunque area privata l’agricoltore abbia legittimamente a disposizione, senza bisogno di domande o autorizzazioni: un concreto aiuto allo sviluppo dei mercati dei contadini. Una serie di ulteriori semplificazioni nelle leggi che regolano la vinificazione renderanno più semplice la vita ai produttori, eliminando alcune rigidità, introducendo una speciale considerazione per le piccole aziende che producono l’uva, la vinificano e vendono le proprie bottiglie e hanno una capacità inferiore ai mille ettolitri/anno.
Queste forme di riduzione della pressione (anche psicologica) della burocrazia assumono una valenza ancora più potente associate agli incentivi economici concessi ai giovani che vogliono tornare alla terra: mutui a tasso zero per gli under 40 e finanziamenti fino al 75 per cento dell’investimento. Le forme di incentivazione dell’assunzione in agricoltura, anche part time, fanno il paio con gli aiuti per l’e-commerce e lo sviluppo di reti commerciali all’estero: il cibo italiano torna ad essere valutato dal governo come merita e finalmente sembra compreso il potenziale della rete per l’esportazione.
Ben vengano anche l’annunciata riduzione dei molti uffici con poteri di vigilanza e la nascita, finalmente, di una banca dati ministeriale del biologico che consenta di adottare politiche su misura per un settore in cui l’Italia primeggia in Europa. Positive sono senza dubbio anche le misure che rafforzano la tutela delle campagne contro fenomeni simili a quelli che hanno reso tristemente famosa la Terra dei Fuochi.
Per troppo tempo la svalutazione del lavoro agricolo e del suo potenziale sociale e paesaggistico hanno relegato i contadini a produttori di merci pagate sempre meno, povere di storia, prive di speranza. L’orgoglio dei contadini servirà a proteggere le campagne dai trafficanti di rifiuti illegali, come e persino di più delle pur necessarie confische già previste dalla legge. L’inizio c’è e, si sa, principium potissima pars: adesso però bisogna continuare con decisione.


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