Delrio: «Non accetteremo ricatti dalle banche»

Delrio: agli istituti mille miliardi dalla Bce e quasi nulla è arrivato alle famiglie

Andrea Ducci, Corriere della Sera redazione • 15/4/2014 • Copertina, Lavoro, economia & finanza, Politica & Istituzioni • 547 Viste

ROMA — Scintille a distanza tra banche e governo. A fare scattare il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, è un passaggio del direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, durante l’audizione sul Def di ieri davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. Delrio si è detto «allibito» dal potenziale ricatto che il mondo bancario muove quando, per bocca di Sabatini, sostiene che l’aumento dal 12 al 26% delle imposte sulle quote di Bankitalia «sottrarrebbe oltre un miliardo di liquidità» alle banche italiane. Una frase che ha spinto il sottosegretario a replicare con toni accesi, «sono allibito della dichiarazione dell’Abi. Hanno preso mille miliardi dalla Bce e li hanno impiegati facendo di tutto, ma non aumentando i prestiti», ha detto Delrio. Una minaccia di restrizione nell’erogazione del credito che a Palazzo Chigi non pare, insomma, ricevibile.
Intanto il governo, in vista del decreto legge di venerdì sulla riduzione del cuneo fiscale, ha tenuto una riunione nel pomeriggio di ieri per vagliare le possibili soluzioni da adottare. In ballo c’è il bonus per i redditi inferiori agli 8 mila euro annui, rimasti finora esclusi dal provvedimento che stabilirà l’incremento di 80 euro netti al mese per circa 10 milioni di lavoratori dipendenti. Nelle ore in cui si definivano gli ultimi dettagli per le nomine nelle società pubbliche, il premier Matteo Renzi ha affrontato il tema bonus per i cosiddetti incapienti con Delrio e i ministri Pier Carlo Padoan (Economia) e Maria Elena Boschi (Riforme). La quadratura del cerchio mira sia a individuare le coperture per altri 4 milioni di lavoratori, che non presentano dichiarazione dei redditi, sia la modalità con cui garantire lo sconto fiscale. L’ipotesi valutata ieri è quella di predisporre un meccanismo che riduca le trattenute previdenziali, liberando così i circa 80 euro, o forse meno, destinati a questa fascia di lavoratori. L’altra ipotesi è quella di un anticipo in busta paga da parte del datore di lavoro che poi riavrebbe i soldi dal Fisco compensandoli con l’F24.
In attesa delle decisioni del governo ha preso il via il percorso parlamentare del Def (Documento di economia e finanza), che ieri è stato oggetto di una lunga serie di audizioni delle parti sociali davanti alle commissioni Bilancio. Oltre all’Abi, sono sfilati nella sala del Mappamondo di Montecitorio i segretari di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Tutti hanno chiesto visibilità sulle misure previste dalla spending review . Raffaele Bonanni (Cisl) ha ribadito che il bonus per gli incapienti è «ineludibile», Danilo Barbi (Cgil) ha chiesto all’esecutivo di aprire una vertenza con l’Europa. Confindustria, con il direttore generale, Marcella Panucci, ha spiegato di non condividere la scelta «di concentrare le risorse sulla riduzione dell’Irpef destinando solo una parte limitata al taglio dell’Irap».
In serata a Montecitorio è stato sentito anche il commissario alla spending review, Carlo Cottarelli. «Non tutto è stato recepito nel Def di quanto da me proposto, sono scelte politiche. Anche i risparmi che sono previsti sono del tutto coerenti con le raccomandazioni, 4,5 miliardi nel 2014, 17 miliardi nel 2015 e 32 miliardi nel 2016: sono obiettivi fattibili che richiedono però anche un notevole impegno». L’audizione di Cottarelli è servita anche a ribadire che le riforme per la riorganizzazione della presenza territoriale dello Stato, «richiedono un ulteriore lavoro e approfondimento nel corso dell’estate, ma dovrebbero essere pronte per la legge di Stabilità per il 2015 e 2016». Il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta, ha invece scritto al presidente della Repubblica, accusando il governo di «truccare i conti per vincere le elezioni europee».
Andrea Ducci

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