Partita del cuore per Emergency Renzi non sarà in campo

Cecilia Strada, presidente di Emercency: ho chiesto che la politica resti fuori

Marco Cremonesi, Corriere della Sera redazione • 23/4/2014 • Copertina, Politica & Istituzioni, Terzo settore & Non profit • 909 Viste

MILANO — «Ma che mi frega? Che ne so? Mi sto occupando di tutt’altro». Gino Strada risponde dal Sudan. Sbrigativo. E lontano, lontanissimo dalla politica politicante. Alla fine, in serata, sembra chiaro che il presidente del Consiglio Matteo Renzi non parteciperà alla Partita del cuore contro la Nazionale cantanti. Perché lui si è rimesso alla decisione di Emergency. E l’associazione di medici di guerra ha chiesto alla politica, attraverso la presidente Cecilia Strada, il passo indietro.
Ma intanto, il caso era già montato. La partita a cui avrebbe dovuto partecipare il premier si svolgerà infatti il 19 maggio a Firenze con trasmissione da parte della Rai. A sei giorni dall’Election day che vedrà i cittadini al voto per le Europee e i fiorentini alle urne per il successore di Renzi: Dario Nardella, che definire fedelissimo del capo del governo è poco. E così, ecco Maurizio Gasparri (Forza Italia) mettere nero su bianco un’interpellanza al governo e il direttore di Rai1 Giancarlo Leone spiegare di essere in attesa di conoscere ufficialmente la «composizione delle squadre in campo» per non incorrere nei rigori della «pervasiva normativa sulla par condicio». Mentre il Movimento 5 Stelle, attraverso il presidente della commissione di Vigilanza Rai Roberto Fico, ritiene «inammissibile» che — con Renzi in campo — la partita possa essere trasmessa dal servizio pubblico.
In ogni caso, che il premier giochi o non giochi alla Partita del cuore non sembra colpire molto il fondatore dell’associazione di medici di guerra: «A me interessa una cosa sola: dopo vent’anni di attività di Emergency, la nazionale cantanti ci ha proposto questa partita per raccogliere fondi e pubblicizzare le attività dell’associazione». All’Huffington Post , Gino Strada dice che sarebbe «una follia dire che Renzi non possa giocare la Partita del cuore, d’altronde ha già partecipato gli anni scorsi». Con il Corriere , è appena un po’ meno netto: «A me la cosa non scandalizza particolarmente. Anzi: un segno di attenzione da parte delle istituzioni non può che farmi piacere, visto che in passato siamo stati oggetto di ostilità e magari pure di boicottaggio… ». Però, la partecipazione del premier mette in difficoltà l’associazione per le cure alle vittime delle zone di guerra. Volontari spesso pochissimo propensi a fare sconti alla politica, ivi inclusa quella della nuova sinistra di governo. E così, i social network sono pieni di proteste contro quello che in parecchi interpretano come un inatteso endorsement all’esecutivo e al suo (atletico?) presidente.
La palla passa a Cecilia Strada, figlia del carismatico Gino nonché presidente di Emergency. Lei è assai più presente in Italia del genitore sempre lontano. E forse più sensibile al sentire di un volontariato che vuole restare lontano dalla politica. E così, dopo una giornata complicata, spiega che l’associazione preferirebbe «che i politici non scendessero in campo». Intorno alla guida di Emergency c’è chi racconta che il premier si sarebbe fatto vivo già due volte con l’associazione, garantendo che, se la cosa creasse problemi, lui sarebbe pronto a non scendere in campo. Ad ogni modo, Cecilia Strada sembra aver dato ascolto alle perplessità dei volontari: «Vogliamo davvero ringraziare il gesto del presidente del Consiglio, che abbiamo interpretato come un segno di attenzione non scontato. Ma, appunto, è meglio se la partita rimane lontana dalla politica». Dallo staff di Renzi si fa presente che nonostante l’oggi premier abbia già giocato alle partite di Parma e Torino, il capo del governo si rimetterà alle decisioni di Emergency: «Tutto si vuole tranne che risultare inopportuni».
E così, alla fine, Renzi rinuncia a scendere in campo con Roberto Baggio, Giancarlo Antognoni e Gabriel Batistuta. Spiega ancora Cecilia Strada: «Abbiamo consegnato le formazioni alla Rai e dentro non ci sono nomi delle istituzioni o di esponenti politici: ora potremo parlare soltanto del nostro lavoro».
Marco Cremonesi

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