Il Portogallo risorge, ma la gente vive peggio

Sono pas­sati quasi tre anni da quando il Por­to­gallo era costretto a chie­dere un finan­zia­mento esterno a Fmi, Ue e Bce. Da allora molte cose sono cam­biate, prima di tutto i pro­ta­go­ni­sti: il primo mini­stro socia­li­sta José Socra­tes è stato sosti­tuito dal con­ser­va­tore Pedro Pas­sos Coe­lho, al Fmi Chri­stine Lagarde ha preso il posto di Domi­ni­que Strauss-Kahn e all’Eurogruppo Jeroen Dijs­sel­bloem è suben­trato a Jean-Claude Jun­ker. Ad accre­scere una certa sen­sa­zione di distan­zia­mento rispetto ad un pas­sato che per quanto vicino appare oggi già molto distante, il rim­pa­sto di due tra i prin­ci­pali pro­ta­go­ni­sti dell’attuazione del Memo­ran­dum sti­lato con la Troika: il mini­stro delle Finanze, Vitor Gaspar, nomi­nato diret­tore del Dipar­ti­mento affari fiscali del Fmi, e Alvaro San­tos, ex mini­stro dell’Economia, pas­sato all’Ocse.

Anche il pro­gramma di assi­stenza è in dirit­tura d’arrivo, quindi molto pre­sto Lisbona dovrà tor­nare a finan­ziarsi inte­ra­mente sui mer­cati, così come suc­cesso pochi mesi fa all’Irlanda. Tut­ta­via sono in molti a nutrire dei dubbi sulla pos­si­bi­lità con­creta che ciò accada. Un’ipotesi alter­na­tiva vor­rebbe che, almeno per i primi mesi, il ritorno a una libera con­trat­ta­zione si accom­pa­gni a un ulte­riore pro­gramma di assi­stenza “cau­te­lare”, di cui però non sono chiari né i ter­mini né le con­di­zioni.
Su cosa suc­ce­derà a giu­gno è quindi dif­fi­cile fare pre­vi­sioni, soprat­tutto per­ché, nell’imminenza delle ele­zioni euro­pee, governo e Com­mis­sione euro­pea si guar­dano bene dal dif­fon­dere cat­tive noti­zie. Al momento si pre­fe­ri­sce dare risalto ai dati posi­tivi che un “mira­co­loso” quarto tri­me­stre del 2013 ha rive­lato sia sul ver­sante del Pil, che cre­sce dell’1,6%, che sul fronte dei con­sumi, + 1,7%. Nel 2013 ad aumen­tare è stata anche la pro­du­zione indu­striale, +7,5%, la popo­la­zione occu­pata, +30 mila unità, e il rap­porto tra espor­ta­zioni e impor­ta­zioni, pur ancora nega­tivo, pas­sato da –2,8 a –2,5 miliardi di euro.

Eppure, lo sce­na­rio reale ha un che di inquie­tante: il debito pub­blico è pas­sato dal 100% al 130% del Pil con con­se­guente aumento della spesa con i tassi di inte­resse (da 4,8 miliardi nel 2010 a 7,2 nel 2012). Un debito con­si­de­rato inso­ste­ni­bile da una set­tan­tina di per­so­na­lità di tutti i qua­dranti poli­tici, che hanno dif­fuso un mani­fe­sto nel quale la que­stione della ristrut­tu­ra­zione è col­lo­cata in modo espli­cito. Infatti, a fronte di una cre­scita delle spese con i tassi di inte­resse, la spesa pub­blica è com­ples­si­va­mente scesa di 11 miliardi (da 89 miliardi nel 2010 a 78 nel 2012). La dif­fe­renza è chia­ra­mente data dai tagli allo stato sociale, alle pen­sioni, alla fun­zione pub­blica e alle sue remu­ne­ra­zioni, che hanno subito un dra­stico e costante ridi­men­sio­na­mento (taglio diretto, aumento dell’Irpef e aumento dei con­tri­buti previdenziali).

Il cam­bia­mento nelle con­di­zioni mate­riali di vita è stato regi­strato dall’Instituto Nacio­nal de Esta­tí­stica, che annual­mente pub­blica un indice di benes­sere. Pari a 100 il valore ini­ziale nel 2004, nel 2012 que­sto è sceso a 85. Par­ti­co­lar­mente col­pito è l’indice rela­tivo a «lavoro e red­dito», pre­ci­pi­tato a quota 70. Anche la spe­re­qua­zione della ric­chezza è tor­nata a cre­scere, pas­sando dal 33,7 al 34,5 dopo che nel quin­quen­nio pre­ce­dente aveva riscon­trato una evo­lu­zione nega­tiva di circa 4–5 punti per­cen­tuali. Così non stu­pi­sce che anche sul ver­sante dell’indice di svi­luppo umano sti­lato dall’Onu il Por­to­gallo subi­sca un arre­tra­mento dalla 40º alla 43ª posi­zione, avvi­ci­nan­dosi peri­co­lo­sa­mente alla serie B dei paesi più sviluppati.

I son­daggi indi­cano un momento di bonac­cia. Alle ele­zioni ammi­ni­stra­tive del 2013 il Par­tido Social Demo­crata (Psd) e il Cen­tro Demo­crata Social (Cds) ave­vano otte­nuto poco più del 34%. Ora sono accre­di­tati di un 37% che per­met­te­rebbe loro di evi­tare una pesante scon­fitta alle pros­sime euro­pee e garan­tirsi un qual­che mar­gine di suc­cesso per le pros­sime poli­ti­che del 2015. I movi­menti nati in con­co­mi­tanza delle pri­ma­vere arabe e che tanta spe­ranza ave­vano susci­tato par­reb­bero scom­parsi dalla scena. All’orizzonte non si scor­gono for­ma­zioni capaci di impen­sie­rire più di tanto l’equilibrio che dalla Rivo­lu­zione dei Garo­fani regge il paese e che vede nell’alternanza al governo tra il Par­tido Socia­li­sta, da un lato, e il Psd e il Cds dall’altro, ma manca ancora un anno e il futuro è gra­vido di incognite.


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