Presi i nuovi Serenissimi «Pronti ad azioni violente»

Presi i nuovi Serenissimi «Pronti ad azioni violente»

BRESCIA — Niente a che vedere con l’occupazione di piazza San Marco da parte dei Serenissimi la notte tra l’8 e il 9 maggio del 1997. Il loro era «un disegno eversivo molto più ampio. Erano pronti alla rivolta popolare armata» da mettere in campo con «un’iniziativa eclatante» nel periodo delle prossime elezioni europee. I secessionisti, secondo gli inquirenti, avrebbero dunque proseguito la saldatura di più movimenti separatisti per collaborare all’attacco all’unità dello Stato o a rendere più difficile la sua reazione contro la proclamata indipendenza del Lombardo-Veneto.
Per raggiungere l’obiettivo secessionista, stavolta, sarebbero ricorsi all’uso della violenza. E per procurarsi le armi leggere avrebbero intessuto una serie di rapporti con la criminalità albanese. In Serbia e in Svizzera, invece, avrebbero dovuto sorgere le ambasciate del movimento. In un capannone a Casale di Scodosia (chiamato «Arsenale») in provincia di Padova, invece, se ne stava parcheggiato un carro armato artigianale, detto Tanko, ricavato da una pala cingolata poi blindata e dotata di una bocca di fuoco: alcuni membri dell’organizzazione avevano già provato a sparare a salve.
Dopo mesi di indagini, è scattato all’alba il blitz dei carabinieri del Ros, coordinato dalla procura di Brescia, che ha portato all’emissione di 22 ordinanze di custodia cautelare in carcere e due ai domiciliari (51 in tutto gli indagati e 33 le perquisizioni tra Veneto, Lombardia, Toscana, Piemonte e Sardegna) per associazione con finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico, e fabbricazione e detenzione di armi da guerra. Tra gli indagati c’è anche, con un ruolo marginale, un poliziotto in servizio a Padova.
Nel mirino degli inquirenti i membri dell’associazione «Alleanza», costituita il 26 maggio del 2012 durante una riunione in un ristorante di Erbusco, in provincia di Brescia, alla quale parteciparono rappresentanti di Brescia Patria, di Veneto Stato, del movimento indipendentista sardo Disubbidientzia (in Sardegna è stato arrestato Felice Pani) e alcune figure storiche dei Serenissimi, come Flavio Contin e Luigi Faccia, che parteciparono al blitz in piazza San Marco del ‘97. In manette sono finiti anche militanti veneti tra le file del movimento indipendentista, tra cui l’ex parlamentare e fondatore della Liga Veneta Franco Rocchetta e il leader dei Forconi Lucio Chiavegato. Custodia cautelare anche per Roberto Bernardelli, ex assessore a Milano ed ex parlamentare del Carroccio, da tempo fuoriuscito dal partito, oggi imprenditore alberghiero.
Le polemiche politiche non si sono fatte attendere. Parla di «arresti bluff» il presidente della Lega Nord, Umberto Bossi, che attacca: «Vogliono fermare gli indipendentisti, ma falliranno. Il Veneto ce la farà». E facendo eco al segretario del Carroccio Matteo Salvini — «Lo stato libera mafiosi e clandestini e processa le idee. Siamo alla follia» — sottolinea che «purtroppo Renzi è centralista, sta portando via i poteri e le competenze alle Regioni per darle allo Stato e questo non mi piace». Il premier Renzi, da Bruxelles, si è detto «sereno rispetto alla tenuta delle istituzioni democratiche», ribadendo massima fiducia nella magistratura.
E prima della manifestazione indetta dalla Lega domenica a Verona, «per protestare contro gli arresti e l’indagine», i consiglieri regionali della Lombardia Fabio Rolfi e Jari Colla si sono fatti fotografare con la bandiera della Serenissima e un cartello: «Siamo indipendentisti, arrestate anche noi», mentre Massimo Bitonci, capogruppo della Lega in Senato, ha invitato «i veneti e tutti coloro che non sopportano più la vessazione dello Stato centrale ad esporre la bandiera di San Marco dalle loro abitazioni».
Mara Rodella


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