Quanta aria pulisce il mio albero

Bagolaro, platano e frassino sono campioni antismog. Ogni esemplare di albero fa risparmiare centinaia di euro l’anno

ANTONIO CIANCIULLO, la Repubblica redazione • 25/4/2014 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Buone pratiche e Buone notizie, Copertina • 850 Viste

C’È un metro per misurare gli effetti benefici del verde urbano. È un software che si chiama «i-Tree»: per ogni albero calcola l’anidride carbonica assorbita, lo smog catturato, l’ombra che limita l’uso dell’aria condizionata, l’effetto estetico che alza il valore immobiliare, la protezione dal vento. Sommando tutti questi elementi — secondo le stime di Gregory McPherson, un ricercatore forestale californiano — si può ricavare una classifica dei vantaggi economici annuali garantiti da ogni specie: 130 euro per il bagolaro, 134 per il platano, 126 per il frassino, 96 per il liquidambar, 90 per la zelkova, 71 per il ginko biloba, 68 per la magnolia, 40 per il pero.
Ora i climatologi e i botanici del premio il Monito del giardino, organizzato dall’Ente Cassa
di Risparmio di Firenze e dalla Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron, propongono di applicare lo stesso sistema adattandolo all’Italia. «Poche settimane fa è stata resa nota l’ultima parte del quinto rapporto dell’Ipcc in cui gli scienziati delle Nazioni Unite chiedono di abbattere drasticamente le emissioni serra», osserva Marcella Antonini, segretario della Fondazione parchi monumentali Bardini e Peyron. «È dunque importante ricordare che in Italia le ville, i giardini storici, i parchi urbani, le aree verdi cittadine, oltre a garantirci un momento di pausa lontano da caos, traffico e inquinamento, assorbono 12 milioni di tonnellate annue di CO2, quasi il 3 per cento delle emissioni totali. E la ricerca può dare un contributo mettendo a fuoco le particolarità del nostro clima in modo da evidenziare il ruolo dei singoli alberi».
Come sottolineano Francesco Ferrini, docente di Arboricoltura all’Università di Firenze, e Alessio Fini, il ricercatore che partecipa al progetto, i numeri di i-Tree vanno presi con cautela perché le variabili sono molte e vanno dallo stato di salute delle piante (che influenza l’assorbimento di anidride carbonica) alla loro capacità di adattamento ai vari microclimi. Inoltre un pioppo cresce molto in fretta ma vive solo qualche decina di anni e, se la gestione forestale è sbagliata, si rischia di non compensare la CO2 che con la morte della pianta entra in circolo, mentre una quercia si accresce più lentamente ma è un magazzino di anidride carbonica garantito per secoli.
I botanici di Firenze hanno calcolato anche il contributo di piante più piccole come il corbezzolo (poco meno di un euro all’anno per i danni da smog evitati e poco più di 3 euro per l’energia risparmiata grazie al raffrescamento estivo) e il pompelmo (quasi 3 euro di danni da smog evitati e 2 euro di energia risparmiata). Ma gli alberi hanno prestazioni molto diverse se si guarda ai vari obiettivi. Per ridurre il rischio climatico conta la capacità di assorbire la CO2, per catturare gli inquinanti che minacciano i nostri polmoni ci vogliono piante con foglie larghe e un po’ rugose, per ridurre l’uso dell’aria condizionata all’interno degli edifici servono fronde larghe.
«Un albero perfetto, adatto per tutti i nostri bisogni, non esiste », afferma Ferrini. «Ma in Italia una buona mediazione è rappresentata dal bagolaro e dal platano: assorbono sia CO2 che inquinanti, sono adattabili e robusti. In situazioni in cui la siccità è frequente vanno bene anche l’acero campestre e il tiglio argentato. A Sud, purché non troppo vicino alle strade visto che le radici sono micidiali per l’asfalto, c’è naturalmente il ficus. Mentre a Nord si possono piantare l’acero montano, il frassino e il noce nero ».
Chi ha calcolato il risultato complessivo garantito dagli investimenti nel verde pubblico ha trovato risultati incoraggianti. A Lisbona, a fronte di un investimento annuo di 1,37 milioni di euro, si ricavano benefici per 6 milioni di euro. E Mariachiara Pozzana, responsabile del Comitato scientifico internazionale paesaggi culturali, aggiunge: «Il verde è un ottimo investimento anche in termini turistici. La Greenway proposta dalla Fondazione Bardini Peyron è un percorso che potrebbe collegare una serie di giardini stupendi trasformandoli in un’unica passeggiata di oltre due ore attraverso tutta la Firenze storica. E la manutenzione del verde potrebbe essere incoraggiata con una misura simile a quella utilizzata per la ristrutturazione ecologica delle case: l’incentivazione fiscale».

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