Ter­ri­tori occu­pati. Se ai medici è proibito curare

Israele. Per la Pasqua ebraica l’esercito sigilla i Territori: movimenti impossibili per i palestinesi

Michele Giorgio, il manifesto redazione • 15/4/2014 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Guerre, Armi & Terrorismi • 568 Viste

In con­co­mi­tanza della Pasqua ebraica, l’esercito israe­liano ha impo­sto la chiu­sura dei Ter­ri­tori Occu­pati. I movi­menti dei pale­sti­nesi saranno ristretti e limi­tati, eccetto che per i casi uma­ni­tari e d’emergenza.
L’annuncio del prov­ve­di­mento non ha scosso più di tanto il 34enne dot­tor Basel Nas­sar, abi­tuato a non potere lavo­rare a Geru­sa­lemme Est, il set­tore pale­sti­nese della città occu­pato nel 1967 e annesso uni­la­te­ral­mente a Israele. Da quando si è lau­reato nove anni fa, le auto­rità israe­liane non hanno mai per­messo a Nas­sar di poter eser­ci­tare la pro­fes­sione a Geru­sa­lemme e con­tri­buire ad assi­stere la popo­la­zione pale­sti­nese, nono­stante sia resi­dente nella città. Motivo? La lau­rea con­se­guita dal medico presso l’università Al Quds (Geru­sa­lemme).
All’inizio del mese una corte israe­liana ha sen­ten­ziato l’illegalità del divieto, aprendo la strada a Nas­sar e altri 54 medici pale­sti­nesi per otte­nere, con un esame, l’abilitazione all’esercizio della pro­fes­sione a Geru­sa­lemme. Non è noto però, ha spie­gato Nas­sar ad alcuni gior­na­li­sti giunti per inter­vi­starlo, se le auto­rità israe­liane met­te­ranno fine alla bat­ta­glia legale in corso da anni. «Aspetto da tanto tempo che sia revo­cata que­sta proi­bi­zione che nega non solo i miei diritti e quelli dei miei col­le­ghi ma anche il diritto all’assistenza sani­ta­ria della popo­la­zione pale­sti­nese. A Geru­sa­lemme (Est) c’è urgente biso­gno di medici specializzati».
La que­stione è poli­tica
La vicenda è una delle mani­fe­sta­zioni quo­ti­diane dell’occupazione che limi­tano e com­pli­cano l’esistenza dei pale­sti­nesi. Di solito si è por­tati ad asso­ciare l’occupazione israe­liana dei Ter­ri­tori ad ope­ra­zioni mili­tari, arre­sti, feri­menti, ucci­sioni, con­fi­sche di terre, costru­zioni di colo­nie. Que­ste sono sol­tanto le forme più note e visi­bili che col­pi­scono un certo numero di per­sone. L’occupazione che incide sulla vita di tutti i pale­sti­nesi si mani­fe­sta in modo più sot­tile ma non meno dan­noso: per­messi negati, auto­riz­za­zioni rin­viate per mesi, tal­volta per anni, spo­sta­menti resi impos­si­bili o limi­tati, impor­ta­zioni ed espor­ta­zioni di merci para­liz­zate. L’elenco è lungo e com­prende anche il caso del dot­tor Nas­sar e dei suoi col­le­ghi.
La loro vicenda non è legata, come vor­reb­bero far appa­rire le auto­rità, a stan­dard medici da rispet­tare. Piut­to­sto riguarda que­stioni poli­ti­che. Molti dei 55 medici coin­volti infatti hanno otte­nuto spe­cia­liz­za­zioni e titoli in ospe­dali, cen­tri medici ed uni­ver­sità degli Stati Uniti e dell’Europa e sono per­fet­ta­mente in grado di eser­ci­ta­zione la loro pro­fes­sione. Hanno però com­messo la colpa di aver con­se­guito la lau­rea all’Università al Quds, sto­rico ate­neo pale­sti­nese di Geru­sa­lemme, con­si­de­rato dalle auto­rità israe­liane un «labo­ra­to­rio della resi­stenza» all’occupazione di Geru­sa­lemme Est.
Il rico­no­sci­mento del titolo di stu­dio rila­sciato dalla facoltà di medi­cina di Al Quds fini­rebbe per rap­pre­sen­tare anche un rico­no­sci­mento della sovra­nità pale­sti­nese sulla parte araba della città. Allo stesso tempo, pro­prio per­chè si trova a Geru­sa­lemme, Israele si rifiuta di asse­gnare ad al Quds lo sta­tus di «uni­ver­sità stra­niera» garan­tito agli ate­nei pale­sti­nesi in Cisgior­da­nia.
Il mini­stero israe­liano della sanità ha auto­riz­zato solo una volta, nel 2009, l’accesso agli esami di abi­li­ta­zione per 11 lau­reati in medi­cina ad Al Quds, annun­ciando che in futuro non avrebbe fatto altre ecce­zioni.
La con­se­guenza imme­diata di que­sta posi­zione è la penu­ria di medici spe­cia­li­sti pale­sti­nesi a dispo­si­zione dei 300 mila abi­tanti arabi di Geru­sa­lemme Est. Quella a lungo ter­mine è la lenta ma costante par­tenza dei medici per l’estero.
Fuga obbli­gata dei cer­velli
Anche il dot­tor Nas­sar ora pro­getta di andare via. «Sono costretto a lavo­rare solo in Cisgior­da­nia e la cli­nica pri­vata dove sono impie­gato può pagarmi uno sti­pen­dio di 1.300 dol­lari, che non mi basta per­ché a Geru­sa­lemme la vita costa molto. Ho moglie e figli. Se non mi rico­no­sce­ranno la spe­cia­liz­za­zione sarò costretto a cer­carmi un lavoro all’estero, spero negli Usa», spiega il medico.
Una fuga di cer­velli che il pre­side della facoltà di medi­cina, Hani Abdin, guarda con grande pre­oc­cu­pa­zione. Dei 75 medici che escono ogni anno dalla Al Quds, rife­ri­sce Abdin, tra i 30 e i 40 si tra­sfe­ri­scono negli Stati Uniti, in Europa e nei paesi arabi, per­chè non sanno come supe­rare gli osta­coli creati dall’occupazione israeliana.

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