La vigilia più lunga dell’ex premier Berlusconi: potrebbero perfino arrestarmi

La vigilia più lunga dell’ex premier Berlusconi: potrebbero perfino arrestarmi

ROMA — È una vigilia infinita, che dura da mesi e che da mesi lo tormenta, quella che (forse) oggi si concluderà con la decisione del Tribunale di sorveglianza di Milano che decreterà la pena da scontare per la condanna Mediaset. E Silvio Berlusconi — che salvo colpi di scena non si presenterà all’udienza — passa le ultime ore di vera libertà come un leone in gabbia, in un saliscendi di emozioni: angoscia, rabbia, speranza, rassegnazione, e poi ancora ira, scoramento, e voglia di lottare come di mollare.
«Mi è arrivata addirittura la voce che potrebbero arrestarmi, arrestarmi dico… A me…», si è sfogato con alcuni fedelissimi, per poi accettare il conforto di altri e tirarsi un po’ su: «È vero, gli avvocati mi dicono che dovrebbe andare tutto bene, che sarà una cosa molto soft… Ma fino all’ultimo io non ci credo».
La verità è che, comunque vada, per dirla con la Santanchè «questo per tutti noi è un giorno di lutto». E tanto più lo è per il leader azzurro, chiuso ad Arcore con la compagna Francesca, confortato dal via vai dei figli, attorniato dai suoi avvocati, dalla fedelissima Rossi, dal medico-amico Zangrillo che gli controlla il ginocchio ancora dolorante, in continuo contatto telefonico con i suoi e perfino impegnato nel diffondere note che, visto il momento, appaiono un po’ fuori contesto. Non tanto l’accusa reiterata alla «sinistra e al suo braccio giudiziario» di volergli impedire di fare campagna elettorale e di svolgere il suo ruolo di leader, che suona anomala più per la tempistica (il giorno prima della decisione dei giudici) che per la sostanza. Quanto il durissimo aut aut, firmato insieme con il coordinatore campano De Siano, a Forza Campania, il gruppo dei cosentiniani accusato di fatto di «maldestri tentativi di sottrarre voti a Forza Italia con la confusione e con l’inganno», perché non si può «far parte di un partito e militare contemporaneamente in un altro partito».
Uno sfogo che fa capire quanto siano agitate le acque tra gli azzurri e quanto sia grande la preoccupazione per il futuro, prossimo e lontano. Lo dimostra l’angoscia con cui ieri si è vissuta l’attesa, con voci insistenti di «provvedimenti durissimi dei giudici» contro Berlusconi che passavano di conciliabolo in conciliabolo, al Senato come alla Camera, rimbalzando da Arcore e verso Arcore, poco verificabili e comunque terrorizzanti. Un nervosismo che ha caratterizzato la giornata su tutti i fronti.
Sulle riforme, dopo la telefonata di Berlusconi a Renzi che doveva servire a rassicurare sulle intenzioni del partito di non abbandonare il percorso stabilito dal patto, ieri al Senato Forza Italia ha votato contro il calendario dell’Aula, pretendendo che l’esame dell’Italicum fosse calendarizzato assieme a quello della riforma del Senato e del titolo V. Poi una sequela di dichiarazioni di azzurri di ogni calibro e peso si è susseguita per contestare la decisione della Corte di Strasburgo di non concedere la sospensiva a Berlusconi — che gli avrebbe permesso di candidarsi alle Europee in attesa di un giudizio sulla condanna Mediaset — e questo mentre la Bergamini e la Centemero hanno lavorato a un ricorso d’urgenza alla Corte.
La verità è che sembra bloccata ogni decisione operativa. Le liste per le Europee sono in stand-by in attesa della decisione del Tribunale, sul cammino delle riforme è stallo, la campagna elettorale — non sapendo che agibilità avrà Berlusconi — è da inventare. In mancanza di altro, lo sfogo è una polemica durissima con il Nuovo Centrodestra. «Alfano e i suoi sono come quei cagnetti che abbaiano tantissimo e ringhiano perché hanno paura», ha affondato a sorpresa il colpo il sempre attento Giovanni Toti. Immediata l’ira degli ex amici, con tanto di violenta risposta di Cicchitto: «Toti è un mediocre lacchè, molto meglio la Santanchè». Questo il clima alla vigilia. Chissà dopo, se andasse male.
Paola Di Caro


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