Carceri. Illegale o europea? L’Italia sotto esame

Carceri. In attesa del verdetto della Corte di Strasburgo

Patrizio Gonnella, il manifesto redazione • 27/5/2014 • Carcere & Giustizia, Copertina • 1057 Viste

Ci sono due, tre, tante Europe. L’Europa che ha messo sotto osser­va­zione il sistema car­ce­ra­rio ita­liano è un’altra Europa rispetto all’Europa del fiscal com­pact. Un anno fa la Corte euro­pea dei diritti umani, con una pro­ce­dura non pro­prio ordi­na­ria, di fronte alla siste­ma­tica vio­la­zione dell’articolo 3 della Con­ven­zione del 1950 che proi­bi­sce la tor­tura e i trat­ta­menti inu­mani o degra­danti, ha sospeso il suo giu­di­zio e ha chie­sto all’Italia di rien­trare nella lega­lità inter­na­zio­nale. L’anno di tempo con­cesso scade oggi. Vediamo bre­ve­mente cosa è suc­cesso in quest’ultimo anno e se pos­siamo rite­nerci un Paese “legale”.

Lo sguardo giu­ri­sdi­zio­nale euro­peo ha costretto i tre governi che si sono suc­ce­duti da gen­naio 2013 (Monti, Letta e Renzi) ad avviare un per­corso di defla­zione e uma­niz­za­zione. Con­tem­po­ra­nea­mente era par­tita la cam­pa­gna delle tre leggi di ini­zia­tiva popo­lare (dro­ghe, tor­tura, carceri) per non far cadere il tema nell’oblio dove perio­di­ca­mente e tri­ste­mente va a finire. Con­tro il sovraf­fol­la­mento è inne­ga­bile che alcune cose sono state fatte: cam­bio delle norme sulla custo­dia cau­te­lare, esten­sione della libe­ra­zione anti­ci­pata e delle misure alter­na­tive alla deten­zione, più deten­zione domi­ci­liare e meno car­ceri, avvio di un per­corso di depe­na­liz­za­zione, intro­du­zione della messa alla prova anche per gli adulti. La Corte Costi­tu­zio­nale ha abro­gato la legge Fini-Giovanardi sulle dro­ghe. È infine stato abo­lito il reato odioso di immi­gra­zione irre­go­lare. Al fine di uma­niz­zare la vita in car­cere è stata pre­vi­sta l’istituzione del garante nazio­nale delle per­sone pri­vate della libertà, ai dete­nuti è stata garan­tita più tutela davanti ai giu­dici di sor­ve­glianza, non si è dato più per scon­tato negli uffici mini­ste­riali che la pena car­ce­ra­ria dovesse coin­ci­dere con l’ozio for­zato in celle maleo­do­ranti. Gli ultimi due mini­stri della Giu­sti­zia (Can­cel­lieri e Orlando) hanno final­mente adot­tato un lin­guag­gio più europeo.

Le domande a que­sto punto sono due. Sarebbe mai ciò avve­nuto senza lo sguardo inve­sti­ga­tivo di Stra­sburgo? È comun­que suf­fi­ciente per rite­nerci a posto? La rispo­sta è la stessa, ovvero no! Vediamo per­ché. 1) Lo spa­zio è ancora del tutto insuf­fi­ciente. I dete­nuti sono ad oggi 59.683. Erano 6 mila in più ai tempi della sen­tenza Tor­reg­giani. Ma siamo ancora lon­tani dal poter dire che nelle nostre galere ci sia spa­zio per tutti. 15 mila per­sone non hanno ancora un posto letto rego­la­men­tare. Il tasso di affol­la­mento ita­liano è del 134.6%, ovvero 134,6 dete­nuti che devono spar­tirsi 100 posti letto. Prima dell’inizio della pro­ce­dura euro­pea era­vamo secondi solo alla Ser­bia che aveva un tasso del 159,3%. Ora peg­gio di noi ci sono anche Cipro e Unghe­ria. Non è pro­prio un risul­tato entu­sia­smante se si tiene conto che la media euro­pea è del 97,8%.

2) Il sistema di riforme messo in piedi è un pat­ch­work diso­mo­ge­neo che richiede una razio­na­liz­za­zione e un’ulteriore acce­le­ra­zione rifor­mi­sta e garan­ti­sta. A breve dovranno essere ema­nati i decreti sulla depe­na­liz­za­zione. Se non si tol­gono di mezzo norme ingiu­ste e car­ce­ro­gene come l’oltraggio tutto resterà inva­riato. Inol­tre la legi­sla­zione sulle dro­ghe in vigore è ancora un mix pater­na­li­sta e auto­ri­ta­rio. I dete­nuti con­dan­nati in base alla Fini-Giovanardi stanno ancora scon­tando una pena pale­se­mente illegittima.

3) La qua­lità della vita in car­cere, tra salute negata e rischi di vio­lenza, è ancora ben poco nor­male. Men­tre scri­vevo quest’articolo mi ha chia­mato la moglie di un dete­nuto dicen­domi che il marito da tre­dici giorni è in car­cere senza carta igie­nica. Le denunce di vio­lenze non man­cano. Que­sto scrive al nostro difen­sore civico un dete­nuto: «Dopo mi hanno tra­sfe­rito nel peg­gior car­cere in Sici­lia che si chiama Casa cir­con­da­riale di Agri­gento dove lì le guar­die peni­ten­zia­rie distrug­ge­vano i dete­nuti mal­trat­tan­doli pesan­te­mente fino al punto che a un dete­nuto tuni­sino gli è stato ampu­tato un brac­cio per­ché una guar­dia gli ha chiuso il blin­dato sul brac­cio. Ha avuto un’infezione molto grave lo hanno lasciato così in quello stato fino al punto che ha scio­pe­rato tutto il car­cere. Solo così lo hanno fatto uscire dal car­cere per curarlo ma non ce l’hanno fatta in tempo a sal­var­gli il brac­cio [… ]loro rea­gi­vano con delle squa­drette da 15 guar­die peni­ten­zia­rie che ci veni­vano a chia­mare in piena notte dicen­doci di andare in infer­me­ria o ci por­ta­vano in iso­la­mento e ci distrug­ge­vano dalle man­ga­nel­late. Poi ci met­te­vano in iso­la­mento in celle lisce prive di tutto nè mate­rassi nè coperte niente di niente in pieno freddo e ci lascia­vano nudi solo con le mutande tutti gonfi e agonizzanti».

La tor­tura in Ita­lia non è ancora reato e il Garante non è stato ancora nomi­nato. Sono que­sti tutti buoni motivi per chie­dere alla Corte di non rinun­ciare al suo sguardo.

* pre­si­dente Antigone

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