La Cassazione accusa “Consulta su Abu Omar ha calato nero sipario”

Le motivazioni del proscioglimento dei vertici dei servizi “Col segreto di Stato conta solo la discrezionalità della politica”

FABIO TONACCI, la Repubblica redazione • 17/5/2014 • Carcere & Giustizia, Copertina, Politica & Istituzioni • 800 Viste

ROMA . La sentenza della Cassazione che proscioglie i vertici del Sismi per il sequestro Abu Omar diventa, nelle motivazioni che ora l’accompagnano, un atto di accusa contro lo Stato. Contro quelle «autorità competenti», cioè quattro presidenti del consiglio, che «per anni non hanno abbassato il nero sipario del segreto» sulla extraordinary rendition dell’imam egiziano. E contro la Consulta, che a febbraio, con un pronunciamento definito «dilacerante», «inaspettato», «dirompente», «francamente demolitorio», ha consegnato a quel segreto di Stato la definitiva copertura di legittimità costituzionale.
«L’azione penale non poteva essere perseguita », scrivono i cinque giudici della Cassazione. Dunque Niccolò Pollari, l’allora capo del Sismi che era stato contattato dal capo della Cia Jeff Castelli per ottenere «la collaborazione dei suoi uomini» e «l’organizzazione a Milano di sopralluoghi e pedinamenti dell’imam sospettato di terrorismo», il suo braccio destro Marco Mancini che condusse quelle operazioni, e gli altri tre 007 coinvolti, sono salvi. «Sentenza di condanna (10 anni di carcere per Pollari, 9 per Mancini) annullata senza rinvio».
E però non serve una laurea in giurisprudenza per interpretare il non detto, e in alcuni casi anche il detto, che c’è in quelle 21 pagine. Il cui esito, il proscioglimento, è stato reso «ineludibile» da quello che ha deciso «in maniera sorprendente e innovativa» la Corte Costituzionale in materia di segreto, a cui gli ermellini si sono attenuti non perché convinti, ma solo «per neutrale lealtà
istituzionale». Obtorto collo , insomma.
Bisogna tornare al 15 gennaio scorso per capire di cosa si sta parlando. Quel giorno la Consulta deve discutere sui due conflitti di attribuzione contro la Corte di Appello di Milano sollevati dai premier Mario Monti ed Enrico Letta, che avevano entrambi opposto il segreto sul caso Abu Omar. È la stessa condotta tenuta dai due predecessori, Prodi e Berlusconi, anni prima. I quattordici alti magistrati presenti (il presidente, Giuliano Amato, era malato) non sono compatti, discutono, tirano fuori manuali di diritto, si spaccano in due.
In gioco c’è la natura giuridica di un istituto, il segreto di Stato, che solo il Presidente del consiglio può opporre. Trattasi di potere sconfinato? Può essere invocato per reati quali un sequestro fatto da un servizio segreto estero su territorio italiano, con la complicità degli spioni del Sismi? Alla fine,
dopo una serie di polemiche, finisce 9 contro 5 a favore di Palazzo Chigi. «Spetta al potere politico, e solo a quello — si stabilisce in quel consesso — fissare i confini del segreto e rivendicarne il rispetto». È il momento in cui Pollari, Mancini e gli altri imputati capiscono che ce l’avevano fatta, sarebbero usciti puliti dal processo.
E così è, infatti, «proscioglimento». Ma nelle motivazioni della sentenza di terzo grado, pubblicate ieri su cassazione. net, si legge che «tale pronuncia (della Consulta, ndr ) sembra abbattere alla radice la possibilità stessa di una verifica di legittimità e ragionevolezza dell’esercizio del potere di segretazione». È il passaggio chiave, su questo punto l’attrito tra le due corti si fa più ruvido. Leggendo ancora: «Ciò provoca una compressione del dovere di accertamento dei reati da parte dell’autorità giudiziaria che inevitabilmente finisce per essere
rimessa alla discrezionalità dell’autorità politica».
Qualcosa che assomiglia a una ferita, perché limita il potere di intervento della magistratura, esclude qualsiasi sindacato dei giudici comuni, creando di fatto «un ampio perimetro di immunità», per dirla con la prosa del consigliere Umberto Zampetti, estensore del testo. Lo sconcerto, palese, dei giudici della prima sezione penale della Cassazione è dovuto anche all’estensione della “coperta” del segreto. Mentre prima, in virtù di un’altra sentenza della Consulta risalente al 2009, era circoscritta «ai rapporti tra servizi italiani e stranieri», e agli « interna corporis », per la prima volta viene allungata a coprire anche «l’area dei comportamenti illegali dei servizi di intelligence ». Rendendo il sipario nero ancora più nero.

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