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Fast food. McWorkers di tutto il mondo uniti: “Salario e contratto”

#FastFoodGlobal. Marce e proteste in 33 paesi per migliorare le condizioni di lavoro nei fast food. E oggi in Italia si sciopera per il rinnovo del turismo

Antonio Sciotto, il manifesto redazione • 16/5/2014 • Copertina, Lavoro, economia & finanza nel mondo, Sindacato • 729 Viste

Loro ci pro­vano, ma è evi­dente che lo scio­pero glo­bale non è affatto una pas­seg­giata. Eppure, chissà, potrebbe essere uno dei must futuri per il sin­da­cato mon­diale. E così i lavo­ra­tori dei fast food – tra i peg­gio pagati nel mondo – ieri sono scesi in piazza in 33 paesi, dall’India agli Stati Uniti, dalla Thai­lan­dia al Marocco. Gli ita­liani rad­dop­pie­ranno oggi, con uno scio­pero: 8 ore per chie­dere il con­tratto, che la Fipe (la con­tro­parte) vor­rebbe addi­rit­tura can­cel­lare per sempre.

«Devo far man­giare i miei figli»

Eddie Fore­man, 40 anni, lavora in un McDonald’s di Ope­lika, nell’Alabama. «La ragione per cui scio­pero – spie­gava ieri al New York Times – è che non gua­da­gno abba­stanza soldi per potermi pren­dere cura dei miei bam­bini». La retri­bu­zione di Eddie è di 7,75 dol­lari all’ora, ma den­tro que­sta cifra non ci sono solo le spese cor­renti di casa, ma anche la pre­vi­denza sani­ta­ria per la sua fami­glia. Gua­da­gnando così circa 200 dol­lari a set­ti­mana, si fa pre­sto a capire che non si sopravvive.

La bat­ta­glia – ormai sim­bo­lica in tutto il mondo – punta al rad­dop­pio della paga ora­ria, per arri­vare a 15 dol­lari. #fightfor15 è lo slo­gan scelto per diffonderla.

Ma il mondo dei risto­ra­tori, negli Stati Uniti, non è certo pronto a con­ce­dere degli aumenti così facil­mente: l’associazione nazio­nale dei risto­ra­tori Usa (NRA, Natio­nal Restau­rant Asso­cia­tion) ha spie­gato che se mai si rad­dop­pias­sero le paghe, per loro sarebbe un disa­stro: «Si abbat­te­reb­bero i nostri pro­fitti, si bloc­che­reb­bero le nuove assun­zioni e sali­reb­bero i prezzi».

Chissà che la sim­pa­tia di Obama per que­sti lavo­ra­tori – che lo ha por­tato a soste­nere la neces­sità di un sala­rio minimo di 10,10 dol­lari l’ora – non possa aiutarli.

«Fipe, non ci tap­pe­rai la bocca»

«Vor­reb­bero chiu­derci la bocca», recita lo slo­gan che i lavo­ra­tori del turi­smo di Fil­cams Cgil, Fisa­scat Cisl e Uil­tucs hanno scelto per lo scio­pero di oggi. Tra di loro, ci sono anche i lavo­ra­tori di McDonald’s, Auto­grill, MyChef, tutti in attesa di un nuovo con­tratto da un anno per­ché la con­tro­parte dato­riale – la Fipe – non solo si è alzata dal tavolo, ma addi­rit­tura vor­rebbe can­cel­lare il con­tratto nazio­nale. Al loro fianco anche i lavo­ra­tori di alber­ghi e tour ope­ra­tor di Con­fin­du­stria, delle agen­zie di viag­gio di Fia­vet, e quelli di Confesercenti.

L’idea della Fipe – nell’epoca della libe­ra­liz­za­zione dei con­tratti a ter­mine varata dal governo con il decreto Poletti – sarebbe quella di “rot­ta­mare” il con­tratto, sosti­tuen­dolo con rego­la­menti azien­dali, impo­sti uni­la­te­ral­mente dalle sin­gole catene. Eli­mi­nando per i nuovi assunti gli scatti di anzia­nità, i diritti di malat­tia, la quat­tor­di­ce­sima. Diritti pro­ba­bil­mente rite­nuti “vec­chi” e “poco com­pe­ti­tivi”. Oggi ini­zia­tive e cor­tei nelle prin­ci­pali città. Tag per seguirli: #fast­food­glo­bal e #fast­ge­ne­ra­tion.

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