Il gigante Cgil ha i piedi d’argilla “Ma ora la sinistra esiste solo qui”

Il gigante Cgil ha i piedi d’argilla “Ma ora la sinistra esiste solo qui”

RIMINI . «Lui teorizza che non c’è differenza tra sinistra e destra. Noi no. Noi pensiamo che non sia vero. Noi pensiamo che la giustizia sociale sia ancora lo spartiacque tra sinistra e destra». Lui è Matteo Renzi, presidente del Consiglio e segretario del Pd. E chi parla è Susanna Camusso, leader della Cgil. Dal Palacongressi di Rimini ha lanciato la sua sfida al partito e al governo. Ha definito un’agenda diversa da quella dell’esecutivo. «Ha fatto un discorso di sinistra», come sintetizza Giorgio Airaudo, deputato di Sel, ma soprattutto ex segretario nazionale della Fiom.
Ed è sinistra la parola chiave. Quella che richiama l’orgoglio cigiellino. Qui sono tutti di sinistra. Questa è l’unica casa comune della sinistra («una casa, non un condominio rissoso », ha detto Camusso riferendosi allo scontro con Maurizio Landini della Fiom). Il quadrato rosso è il simbolo della Cgil. Rosso è il palco. L’”Inno dei lavoratori” suonato a ritmo di jazz dalla “P-funking band” di Perugia ha aperto i lavori. Com’è – a parte il jazz – nella tradizione della sinistra. Qui quasi mille delegati votano tutti a sinistra. La stragrande maggioranza (l’80%?) vota per il Pd, cioè per il partito guidato da Renzi. Ma nessuno qui è renziano. Almeno dichiaratamente renziano. Eppure qualcuno (è una questione statistica) l’avrà pure scelto alle ultime primarie. Renzi resta un corpo estraneo in questo “gigante rosso” (5,7 milioni di iscritti) con i piedi che stanno rischiando di diventare d’argilla per via della trasformazione nel mercato del lavoro, con la precarietà che dilaga e il capitalismo finanziario che ha cambiato i connotati del “padrone”. Forse non è nemmeno un caso, una strana coincidenza del destino, che nel giorno in cui si apre il 17° congresso della Cgil, Sergio Marchionne illustri da Detroit, dall’altra parte dell’Oceano non da Torino, il piano industriale di una Fiat ormai diventata apolide e che si chiama Fca. È un sindacato stretto dentro una tenaglia. Perché non è nemmeno un caso che Renzi non sia venuto qui al congresso. “Lui” ha scelto di parlare direttamente con i cittadini, anche con quelli iscritti ai sindacati, o di scrivere ai dipendenti pubblici. «Questa non è l’idea di democrazia che abbiamo noi», spiega Carla Cantone, segretario generale dei pensionati (quasi la metà degli iscritti alla Cgil). «Il sindacato – insiste – rappresenta una parte del Paese non siamo un’organizzazione corporativa». Ma questa Cgil è compatibile con il nuovo Pd? «Dipende da Renzi, non da noi. Gli abbiamo lanciato una sfida, sta a lui
raccoglierla: confrontarsi con noi non è una perdita di tempo ma un fatto di democrazia». Pure Raffaele Bonanni, segretario della Cisl, riesce a prendere gli applausi della platea congressuale quando dice che il sindacato è «l’essenza della democrazia». Applausi che fanno imbufalire Bruno Papignani, segretario della Fiom di Bologna: «Non mi riconosco più io in un’organizzazione che applaude così Bonanni. Quello che fa gli accordi separati e chiede ai padroni di non trattare con noi. Un conto è la cortesia, un conto è l’ipocrisia». Ma Camusso ha scommesso tutto sulla ritrovata azione comune con le altre due confederazioni: «Noi c’eravamo quando tu sei venuto, noi ci saremo quanto tu te ne sarai andato», conclude il suo intervento il segretario della Uil, Luigi Angeletti.
Sinistra allora. «Renzi si muove in continuità con i precedenti governi, mentre noi abbiamo bisogno di rotture vere non di continuità », sostiene ancora Camusso. Vuol dire continuità anche con il governo di Silvio Berlusconi. Ma per la Cgil la posizione di Renzi, tanto più nella doppia veste di capo dell’esecutivo e leader del maggior partito della sinistra, è peggiore. Michele Gentile, responsabile dei Settori pubblici della Cgil: «Berlusconi voleva il sindacato dalla sua parte, spaccandolo cercava una sorta di acquiescenza. Renzi nega l’esistenza del sindacato. Ha un’idea che nega la rappresentanza del pluralismo della società. Non è un fatto secondario ». Quasi una battaglia per la sopravvivenza,
allora.
Susanna Camusso ha ricompattato la sua
Cgil con Cisl e Uil. Una novità perché nel passato Corso d’Italia ha spesso privilegiato l’unità interna rispetto a quella con gli altri sindacati. Ha quasi compiuto quelle che Vittorio Foa definiva la «la mossa del cavallo». Ha provato a sparigliare lanciando la sua sfida a Renzi con la vertenza sulle pensioni e sul fisco. Già, ma con chi? Proprio con il governo Renzi? Se lo domanda pure Maurizio Landini, il leader della Fiom all’opposizione della Camusso. «Con chi apre la vertenza? Con Bonanni e Angeletti? Tra di loro? Ma perché non l’hanno fatto prima? Perché hanno favorito o addirittura accompagnato quel processo? Perché non ha parlato della Fiat, la Camusso? ». Contraddizioni e parole sferzanti di chi considera il sindacato (questo sindacato) in una fase di crisi profonda di rappresentatività, incapace di cogliere i cambiamenti nel mercato del lavoro, nei processi produttivi (per quanto su questo, sulla trasformazione delle filiere produttive, l’analisi della Camusso sia apparsa adeguata e moderna), nelle forme della rappresentanza e della partecipazione alla vita pubblica. Anche ieri Landini ha parlato di «gestione autoritaria dell’organizzazione». Perché la Cgil è spaccata. Landini presenterà una lista diversa da quella della maggioranza, di cui faceva parte, per l’elezione dei membri del Comitato direttivo. E non ha ancora deciso se si metterà nella lista oppure lascerà posto ai delegati delle fabbriche, un segno chiaro e provocatorio per marcare la scarsa rappresentatività degli attuali organismi dirigenti, scelti per cooptazione e mai con un voto dal basso. Landini non esclude che si possano introdurre le primarie anche nel sindacato. Camusso dice no. Dice no anche Cantone: «Il sindacato non è un partito». La Cgil ha deciso che il prossimo anno ridiscuterà le regole congressuali in una Conferenza d’organizzazione. Questo congresso è durato sei mesi. «Troppo», dice Susanna Camusso. Ma tra un congresso e una conferenza d’organizzazione la Cgil dovrà fare i conti con la velocità di Renzi. O l’autosufficienza ha già colpito anche la Cgil?


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