Il movimento fa bene. A Roma sfilano in 50 mila per i beni comuni

Movimento. La molteplicità dell’opposizione sociale: lotte ambientali, teatri occupati, studenti, centri sociali, Cobas, Usb e la Fiom, il diritto all’abitare

?Roberto Ciccarelli, il manifesto redazione • 18/5/2014 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Copertina, Movimenti • 768 Viste

Ogni giorno ti sve­gli e sai che tro­ve­rai degli osta­coli, che dovrai oltre­pas­sare i limiti e dovrai esporti. Sono le scritte che appa­iono in alcuni video dif­fusi in rete dal tea­tro Valle occu­pato per lan­ciare la mani­fe­sta­zione per i beni comuni e con­tro le pri­va­tiz­za­zioni e le grandi opere che ieri ha visto sfi­lare decine di migliaia di per­sone (50 mila per gli orga­niz­za­tori) da piazza Repub­blica a piazza Navona a Roma.

Nei video si vede una nuo­ta­trice, una pal­la­vo­li­sta, un ten­ni­sta e un cor­ri­dore impe­gnati a bat­tersi con­tro gli osta­coli al diritto alla città e al tra­sporto, all’accesso ai beni comuni e alla cul­tura, agli spazi pub­blici in dismis­sione e da rige­ne­rare per esi­genze abi­ta­tive. «Il movi­mento fa bene» è il titolo di una cam­pa­gna che ieri ha spinto molte per­sone a sfi­lare in tenuta da podista.

La nuo­ta­trice invita ad immer­gersi nella città tuf­fan­dosi in una fon­tana. Con que­sto vuole invi­tare a man­te­nere il diritto al dis­senso e a non temere il mini­stro degli interni Alfano vuole chiu­dere il cen­tro di Roma alle mani­fe­sta­zioni per «evi­tare sac­cheggi» che non ci sono mai stati. In un altro video la pal­la­vo­li­sta schiac­cia la palla con­tro uno sten­dardo dell’Expo 2015 a Milano e segna un punto con­tro il sistema dei grandi eventi, e delle grandi opere che deva­stano i ter­ri­tori, assor­bono milioni di euro in un modello di svi­luppo che non redi­stri­bui­sce ric­chezza e ampli­fica il sistema della cor­ru­zione. Il ten­ni­sta lan­cia la sua palla con­tro il muro inva­li­ca­bile di una caserma, molte delle quali ver­ranno dismesse, e chiede che siano usate come «patri­mo­nio comune», affi­date cioè ai comi­tati e ai movi­menti che si stanno auto-organizzando in tutto il paese per gestire edi­fici, casali, ter­ri­tori, isole come Pove­glia a Vene­zia e la sua laguna con­tro il pas­sag­gio di quei mostri gal­leg­gianti che sono le navi crociere.
Dalla Sici­lia con il movi­mento No Muos alla Valle di Susa con i No Tav, dalle reti cam­pane di «Stop Bio­ci­dio» alla cam­pa­gna con­tro il par­te­na­riato trans-atlantico per il com­mer­cio e gli inve­sti­menti (Ttip ) dalla lista «L’Altra Europa con Tsi­pras» al Forum dell’Acqua pub­blica pas­sando per la Fiom, l’Unione Sin­da­cale di Base, i Cobas e gli stu­denti di Link e dell’Uds, ieri a Roma è sfi­lato un cor­teo gio­ioso e colo­rato che ha mostrato la com­plessa arti­co­la­zione delle que­stioni sociali, ambien­tali, abi­ta­tive o eco­no­mi­che attorno alle quali si è rior­ga­niz­zata l’opposizione sociale nel nostro paese. Dal palco improv­vi­sato su un camion per i comizi finali gli orga­niz­za­tori della mani­fe­sta­zione hanno più volte invi­tato ad un «salto di qua­lità nella costru­zione di una rete tra i movi­menti che si bat­tono per i beni comuni utile a raf­for­zare anche le sin­gole ver­tenze sui territori».
Una richie­sta che nasce dall’esigenza di non restare iso­lati in un con­te­sto dove il dibat­tito pub­blico è ancora sal­da­mente ispi­rato dai para­me­tri della cosid­detta «auste­rità espan­siva»: il pareg­gio di bilan­cio; i tagli alla spesa pub­blica per finan­ziare uno sten­tato rilan­cio dei con­sumi; il taglio del debito pub­blico anche attra­verso dismis­sioni e privatizzazioni.
In que­ste con­di­zioni, come ha ricor­dato Luca Fagiano del coor­di­na­mento romano di lotta della Casa, lo spa­zio per il dis­senso, come per un modello alter­na­tivo di società o svi­luppo, viene can­cel­lato insieme ad ogni pos­si­bi­lità di media­zione. Sgom­beri vio­lenti, divieti a mani­fe­stare, l’attacco ven­di­ca­tivo alle occu­pa­zioni delle case rap­pre­sen­tato dall’articolo 5 del «piano Lupi» sull’emergenza abi­ta­tiva sul quale il governo chie­derà la fidu­cia alla Camera lunedì pros­simo, l’espropriazione dei beni comuni e cul­tu­rali non sem­brano offrire spa­zio per il pos­si­bile. Con­tro que­sta ten­denza ieri è stata ricon­fer­mata l’esigenza di auto-organizzazione su base locale e nazio­nale tanto più viva quanto più avanza l’impoverimento di ampie fasce della popo­la­zione, sot­to­po­ste a per­dita del lavoro, del red­dito, della pos­si­bi­lità di accesso ai ser­vizi, ai danni ambientali.

«È stata una grande mani­fe­sta­zione molto par­te­ci­pata — ha detto Paolo Car­setti del movi­mento per l’acqua — decine di realtà sono scese in piazza per riba­dire il rifiuto alle pri­va­tiz­za­zioni, nono­stante i divieti della pre­fet­tura ad alcuni pas­saggi sim­bo­lici come quello in via Goito sotto la Cassa Depo­siti e Pre­stiti o in via XX set­tem­bre al mini­stero dell’Economia su dik­tat del mini­stro Alfano». Con­ti­nua ad essere molto sen­tita la pole­mica sui numeri iden­ti­fi­ca­tive delle forze dell’ordine in ser­vi­zio. Si è par­lato in que­sti giorni di fan­to­ma­ti­che micro-camere indos­sate dagli agenti in piazza, oppure dai loro capo­squa­dra, per iden­ti­fi­care pre­sunti mani­fe­stanti vio­lenti. Dopo un’accurata ricerca, svolta da parec­chi mani­fe­stanti, nes­suno le ha tro­vate addosso agli agenti schie­rati in gran numero per bloc­care tutti gli accessi a Piazza Vene­zia, come in tutto il cen­tro sto­rico di Roma dove sono spun­tate decine di camio­nette, anche con gli idranti, fino a piazza Navona.

In com­penso sono state notate le 350 pet­to­rine indos­sate da altret­tanti mani­fe­stanti. Sono state dif­fuse dal tea­tro Valle e dall’Angelo Mai in cor­teo nello spez­zone «uni­ted com­mo­ners of europe rise up!» com­po­sto anche da stu­denti e pre­cari. Cia­scuna aveva stam­pato il nome di un musi­ci­sta, di un filo­sofo, di un arti­sta o un attore con il quale essere iden­ti­fi­cati. Da Mary­lin Mon­roe a Chri­sto, da David Bowie fino a Nino Man­fredi, un popolo di per­so­naggi è sfi­lato ieri a Roma chie­dendo di essere iden­ti­fi­cato per il valore sin­go­lare che cia­scuno possiede.
Un minuto di silen­zio è stato osser­vato in piazza Navona in memo­ria di Nicola Dar­cante, un ope­raio dell’Ilva di Taranto di 38 anni, padre di due bam­bini, morto per un tumore alla gola. Insieme a lui sono stati ricor­dati i 100 mina­tori morti in Tur­chia e le lotte con­tro il governo Erdo­gan e l’attivista zapa­ti­sta Galeano ucciso dall’esercito mes­si­cano pochi giorni fa. Il movi­mento della casa tor­nerà a Mon­te­ci­to­rio alle 16 di lunedì ancora una volta per pro­te­stare con­tro l’approvazione del «piano Lupi».

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