Napolitano e Aldrovandi: applausi indegni

Alfano e Pansa alla madre di Federico Aldrovandi: cambieremo le regole, fuori chi ha condanne gravi

Fiorenza Sarzanini, Corriere della Sera redazione • 1/5/2014 • Carcere & Giustizia, Copertina, Criminalità, controllo & sicurezza, Politica & Istituzioni • 1216 Viste

ROMA — Il messaggio che in serata il capo dello Stato invia alla signora Patrizia Moretti fa ben comprendere quale scossa abbia dato alle istituzioni quell’applauso tributato ai poliziotti condannati per la morte di Federico Aldrovandi dai loro colleghi del sindacato Sap. Perché Giorgio Napolitano dice di condividere «la posizione del ministro dell’Interno e del presidente del Consiglio per quella che quest’ultimo ha definito un’indegna vicenda». E alla mamma del ragazzo spiega di «comprendere quanto dolore essa le abbia procurato. Sono anche certo che la gran parte delle forze di polizia comprenda quanto sia stato fuorviante quel comportamento».
Lo Stato solidarizza e si mobilita, pur dichiarandosi impotente rispetto a misure da prendere nei confronti degli agenti che hanno scontato una condanna definitiva per omicidio colposo e di chi ha espresso loro solidarietà in maniera così plateale. Non a caso è la stessa Moretti a rivelare che il ministro dell’interno Angelino Alfano e il capo della Polizia «hanno assunto l’impegno di fare dei cambiamenti normativi concreti, che però purtroppo non potranno essere immediati e nemmeno retroattivi». L’idea del prefetto era già stata espressa al momento del suo insediamento: rivedere il regolamento di disciplina in modo da far sì che nei casi più gravi di illeciti penali, sia pur colposi, si eviti il ritorno in servizio dei poliziotti condannati.
È proprio il volto rigato di lacrime di questa donna mentre parla in una conferenza a palazzo Madama accanto al presidente della commissione parlamentare per i Diritti umani Luigi Manconi, a segnare la giornata. Le parole che lasciano il segno sono quelle pronunciate da questa madre che chiede «alla politica di non chiudere gli occhi» e «alle istituzioni di cambiare le regole affinché non accada più che chi ha compiuto un gesto tanto grave possa essere reintegrato e dunque che le commissioni disciplinari, ora composte dagli stessi poliziotti vengano cambiate con la presenza di membri esterni e atti desecretati».
Adesso si cerca di dare un segnale forte. Mentre Matteo Renzi accusa i delegati del Sap di aver disonorato la divisa, il presidente della Camera Laura Boldrini si dice «scioccata e costernata» e quello del Senato Pietro Grasso esprime «rabbia e sdegno», Alfano annulla l’incontro con i vertici del sindacato guidato da Gianni Tonelli in programma martedì prossimo e afferma: «Il loro è stato un gesto gravissimo, inaccettabile. Uomini in divisa, che rappresentano lo Stato, non possono disconoscere il senso di una sentenza passata in giudicato».
A poco serve che lo stesso Tonelli neghi ogni «intento provocatorio» e ripeta che «l’applauso serviva a dimostrare quello che chiediamo da tempo: la revisione di un processo sbagliato». Perché il clima si surriscalda ulteriormente in serata quando decide di rispondere a Renzi: «Non credo di aver disonorato la polizia facendo un’operazione di verità. Non mi dimetto. Rispetto il dolore della madre e sono dispiaciuto per quello che è accaduto, ma noi andiamo avanti contro le strumentalizzazioni che si stanno facendo». E rimane fortunatamente isolata la presa di posizione del parlamentare del Nuovo Centrodestra Carlo Giovanardi quando arriva a sostenere che «il ragazzo è morto di infarto e a sbagliare è sua madre».
Per tutto il giorno al Viminale si è lavorato per cercare una strada che consentisse di punire chi aveva compiuto un gesto ritenuto insultante, ma nessun provvedimento può essere preso perché si tratta di rappresentanti sindacali che hanno agito in una riunione privata. La linea è dunque quella di provare ad abbassare il livello di scontro, anche per evitare che la tensione possa salire in occasione di nuove manifestazioni di piazza previste nei prossimi giorni, già nelle prossime ore.

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