Ocse: riforma fiscale contro le disuguaglianze

Ocse: riforma fiscale contro le disuguaglianze

«In Ger­ma­nia serve una riforma fiscale radi­cale». A dirlo è l’ Ocse, l’organizzazione che rag­gruppa i 34 stati più indu­stria­liz­zati del mondo. Si potrebbe pen­sare che si tratti della solita «rac­co­man­da­zione» a varare misure neo­li­be­ri­ste, quelle a cui siamo ormai abi­tuati. Invece no: per una volta, una delle entità-chiave della gover­nance eco­no­mica mon­diale (da cui pro­viene ad esem­pio Pier Carlo Padoan) chiede che i cam­bia­menti abbiano un segno diverso.

Devono aumen­tare le tasse per i più ric­chi e dimi­nuire quelle per i meno abbienti. Que­sto, in sin­tesi, è ciò che l’ Ocse sug­ge­ri­sce alla Repub­blica fede­rale tede­sca. Una valu­ta­zione basata su un’analisi impie­tosa della realtà sociale del Paese «più forte» d’Europa: l’economia gira bene, la cre­scita c’è, ma le dise­gua­glianze aumen­tano sem­pre di più. Il «mira­colo eco­no­mico» di cui va fiera la can­cel­liera Angela Mer­kel, trai­nato dalle espor­ta­zioni nell’Ue e in ogni angolo del pia­neta (Cina in testa), porta bene­fi­cio a qual­cuno, ma non a tutti.

«Il rischio rela­tivo di povertà e le dise­gua­glianze di red­dito sono fat­tori rima­sti inal­te­rati», si legge nel rap­porto bien­nale dell’Ocse. Che afferma cose molto simili a quelle soste­nute da tempo dalla con­fe­de­ra­zione sin­da­cale uni­ta­ria (Dgb): esi­ste un vasto set­tore di wor­king poors e sono troppi i lavo­ra­tori pre­cari. Un dato che merita sem­pre di essere ricor­dato: nella Ger­ma­nia eco­no­mi­ca­mente «in salute» i cosid­detti mini­jobs sono oltre 7 milioni. Inol­tre, sot­to­li­nea il rap­porto, il 37% delle fami­glie non pos­siede alcun tipo di patri­mo­nio, e l’uguaglianza di oppor­tu­nità è dimi­nuita negli ultimi anni.

Una foto­gra­fia impie­tosa, di fronte alla quale il segre­ta­rio gene­rale dell’Ocse, Angel Gur­ria, raccomanda al governo Mer­kel di «agire imme­dia­ta­mente»: devono aumen­tare le tutele per i pre­cari, va aumen­tato l’investimento nel sistema dell’istruzione nei quar­tieri più dif­fi­cili, serve un soste­gno mag­giore per i disoc­cu­pati di lunga durata e per le fami­glie mono­pa­ren­tali. Non manca una bene­di­zione — tutt’altro che scon­tata — del sala­rio minimo legale, una delle misure più impor­tanti pro­po­ste sinora dall’esecutivo di grosse Koa­li­tion fra demo­cri­stiani (Cdu/Csu) e social­de­mo­cra­tici (Spd): una base di 8,5 euro l’ora per tutti i lavo­ra­tori, garan­tita per legge. Un prov­ve­di­mento che incon­tra il plauso (con qual­che riserva) della Dgb, ma non dell’opposizione di sini­stra: per la Linke la cifra è troppo bassa e sono pre­vi­ste troppe ecce­zioni (disoc­cu­pati di lunga durata e gio­vani) nella sua applicazione.

La riforma fiscale, invece, è al di fuori dell’orizzonte di Ber­lino. Il motivo è tutto poli­tico: l’accordo di coa­li­zione fra Cdu/Csu e social­de­mo­cra­tici si fonda su uno scam­bio molto chiaro. I demo­cri­stiani hanno accet­tato il sala­rio minimo legale in cam­bio della rinun­cia della Spd all’aumento delle tasse (su red­diti e patri­moni) ai ricchi.


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