Le Pen riunisce l’estrema destra

Eurocamera. La leader del Front National avvia le grandi manovre per la formazione del gruppo. Populisti spaccati. Impossibile l’alleanza con i «moderati» inglesi dell’Ukip. Nigel Farage punta a un accordo con i 5 Stelle che ha 21 eurodeputati. Per il momento nessuno vuole i neonazisti di Alba Dorata e Jobbik

Guido Caldiron, il manifesto redazione • 28/5/2014 • Copertina, Internazionale • 1658 Viste

«E ora por­tiamo la nostra vit­to­ria a Bru­xel­les». Marine Le Pen non ha dubbi e annun­cia già che riu­scirà a tra­sfor­mare in qual­cosa di con­creto i con­sensi rac­colti dai popu­li­sti di destra in tutta Europa: più di cento euro­de­pu­tati eletti nei 28 paesi della Ue e un inquie­tante primo posto in Fran­cia, Gran Bre­ta­gna e Danimarca.

Le grandi mano­vre, in que­sto senso, si aprono oggi con l’incontro che pro­prio la lea­der del Front Natio­nal ha fis­sato nella capi­tale dell’Unione con i suoi omo­lo­ghi con­ti­nen­tali. L’obiettivo è quello di costi­tuire un gruppo auto­nomo all’interno del par­la­mento euro­peo entro il 24 giu­gno che rap­pre­sen­te­rebbe non solo un segnale poli­tico di grande rilievo, ma anche la pos­si­bi­lità con­creta di acce­dere a copiosi rim­borsi e strut­ture ulte­riori rispetto a quelle che spet­tano agli indipendenti.

Per il momento ai 24 eletti del Front Natio­nal si dovreb­bero som­mare i 3 del Par­tij voor de Vri­j­heid di Wil­ders, i 4 dell’Fpö austriaco, i 5 della Lega e l’unico euro­de­pu­tato rima­sto agli xeno­fobi fiam­min­ghi del Vlaams Belang. Per for­ma­liz­zare la nascita di un euro­grupppo ci vogliono però un totale di 25 eletti, e qui ci siamo già, ma espres­sione di 7 paesi, e in que­sto caso man­cano altre due unità. I più cor­teg­giati da Le Pen sono, al momento, i Demo­cra­tici Sve­desi, che con­tano due eletti, i 4 rap­pre­sen­tanti del Kon­gres Nowej Pra­wicy, il Con­gresso della nuova destra polacca, e i due della Nacio­nala apvie­niba, l’Alleanza nazio­nale lettone.

Priva di fon­da­mento risulta invece la noti­zia, dif­fusa ini­zial­mente dalla Reu­ters e subito ret­ti­fi­cata, ma che molti organi di infor­ma­zione nel nostro paese hanno con­ti­nuato a dif­fon­dere per tutta la gior­nata, secondo cui Le Pen si sarebbe detta pronta a incon­trare e ad allearsi anche con i neo­na­zi­sti greci di Alba Dorata, che hanno eletto due par­la­men­tari euro­pei. Inter­vi­stata dal canale all­news fran­cese Bfmtv, Le Pen aveva infatti affer­mato l’esatto con­tra­rio: «In nes­sun caso faremo accordi con movi­menti estre­mi­sti e anti­se­miti come Job­bik e Alba Dorata».

D’altro canto, altret­tanto fuori discus­sione è la pos­si­bi­lità che il Front Natio­nal e i suoi alleati si met­tano d’accordo con un’altra com­po­nente della folta pat­tu­glia popu­li­sta appena sbar­cata a Bru­xel­les, quella gui­data, su posi­zioni solo par­zial­mente più «mode­rate», dallo Uni­ted King­dom Inde­pen­dence Party di Nigel Farage che conta 23 eletti. L’Ukip rifiuta ogni con­tatto con il par­tito di Le Pen, defi­nito più volte «anti­se­mita», e auspica invece un accordo con il Movi­mento 5 Stelle che ha 21 eurodeputati.

Farage, che detiene «le chiavi di casa» di un gruppo già esi­stente a Bru­xel­les, quello di Europa della Libertà e della Demo­cra­zia che fino a dome­nica poteva con­tare su 32 eletti, oltre ai gril­lini sta facendo delle avance anche al Par­tito del popolo danese, 4 eletti, all’Alternative für Deu­tschland, 7, al Par­tito dei cit­ta­dini liberi della Repub­blica ceca, 2 e ai Veri fin­lan­desi, un seg­gio. Con­tatti in tal senso sareb­bero in corso anche con gli indi­pen­den­ti­sti della Nuova alleanza fiam­minga, che ha 4 eletti, e alcune for­ma­zioni minori dei paesi baltici.

Farage e Le Pen, che in molti imma­gi­na­vano come pos­si­bili alleati, appa­iono invece ora come acer­rimi rivali, visto che non è ancora certo se ci saranno i numeri per for­mare non uno sol­tanto, ma ben due gruppi a destra di quello del Par­tito popo­lare euro­peo. Anche per­ché, in realtà, l’area poli­tica di con­fine tra l’ultradestra e i con­ser­va­tori a Bru­xel­les è già pre­si­diata dal gruppo dei Con­ser­va­tori e rifor­mi­sti euro­pei, gui­dato dai Tory di David Came­ron, forti di 19 seggi, e dal Prawo i Spra­wied­li­wosc, il par­tito Diritto e giu­sti­zia polacco di Jaro­slaw Kac­zyn­ski, che di eletti ne ha altret­tanti.
Resta il punto poli­tico di un par­la­mento che ha visto per­lo­meno rad­dop­piare gli espo­nenti di for­ma­zioni popu­li­ste, anti-euro e anti-Ue, ma anche dell’estrema destra iden­ti­ta­ria, xeno­foba e addi­rit­tura neo­na­zi­sta. Non for­me­ranno nes­sun gruppo comune, ma a Bru­xel­les, oltre a quelli di Alba Dorata, sono arri­vati anche 3 euro­de­pu­tati di Job­bik e Udo Voigt, il lea­der dei Nazio­nal­de­mo­cra­tici tede­schi, noto per aver defi­nito Adolf Hitler come un «grande statista».

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