Il politologo Freire: «In Portogallo stiamo peggio di tre anni fa»

Secondo il politologo lisbonese Freire il calo dello spread è avvenuto grazie alla Bce: «Con la scusa dell’Europa la destra ha potuto fare quello che ha voluto, questa Ue è indifendibile»

Goffredo Adinolfi, il manifesto redazione • 18/5/2014 • Copertina, Internazionale, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 636 Viste

Limi­tan­doci a un’analisi delle finanze pub­bli­che, pos­siamo dire che adesso la situa­zione è sicu­ra­mente peg­gio­rata rispetto a tre anni fa, afferma André Freire, pro­fes­sore di Scienza poli­tica dell’Istituto Uni­ver­si­ta­rio di Lisbona. Il rap­porto debito/Pil è pas­sato dal 100 al 130%. Poi — argo­menta il poli­to­logo — con­tra­ria­mene alle aspet­ta­tive, c’è il dato del Pil del primo tri­me­stre 2014 che è negativo.

Com’è pos­si­bile allora soste­nere, come fa il governo con­ser­va­tore di Sama­ras, che il Por­to­gallo sia tra i casi di suc­cesso delle poli­ti­che di austerità?

Chi difende l’idea che la situa­zione sia miglio­rata sot­to­li­nea, in primo luogo, che l’ammontare com­ples­sivo del debito sia oggi più con­gruente con l’effettiva dimen­sione del feno­meno, visto che fino al 2011 i debiti delle imprese pub­bli­che non erano con­teg­giati. Poi, i tassi di inte­resse sono sen­si­bil­mente dimi­nuiti rispetto ai mesi a cavallo tra il 2010 e il 2011, e infine c’è la que­stione del Pil e dell’occupazione che, dopo un lungo periodo di cre­scita nega­tiva, pre­sen­tano ora segni più o meno positivi…

Quanto sono robu­sti que­sti dati? È un effetto da pre-campagna elet­to­rale oppure ci tro­viamo di fronte a qual­cosa di più concreto?

Biso­gna dire che i tassi di inte­resse sono dimi­nuiti in tutta Europa, e quindi è dif­fi­cile capire se siano le poli­ti­che della troika o un feno­meno che si deve prin­ci­pal­mente all’azione della Bce. Va anche sot­to­li­neato che nel 2011 parte dell’aumento dei tassi di inte­resse e della dimi­nu­zione del rating era con­se­guenza dell’instabilità poli­tica e del fatto che ci fosse un governo mino­ri­ta­rio. Il rischio, quindi, è che essendo la dimi­nu­zione dei tassi di inte­resse con­se­guenza di un fat­tore eso­geno e non del con­so­li­da­mento effet­tivo dei conti pub­blici, un ritorno all’instabilità potrebbe pro­vo­care un ritorno della vola­ti­lità e quindi a un pro­blema di finan­zia­mento del debito. Di fatto, ripeto, i fon­da­men­tali dell’economia sono peggiorati.

L’aiuto esterno della troika è stato richie­sto dall’allora primo mini­stro socia­li­sta José Socra­tes dopo che il Pec IV (Pacto de Esta­bi­li­dade e Cre­sci­mento) non ha avuto l’appoggio par­la­men­tare. I par­titi di destra vota­rono con­tro per­ché non abba­stanza inci­sivo, men­tre il Par­tido Comu­ni­sta Por­tu­guês (Pcp) e il Bloco de Esquerda (Be) per­ché lo giu­di­ca­rono troppo pena­liz­zante nei con­fronti degli strati deboli della società: chi aveva ragione allora, Socra­tes, la destra o i par­titi di sinistra?

Il Pec IV pre­ve­deva nume­rosi tagli allo stato sociale. Tut­ta­via, penso che prag­ma­ti­ca­men­te­sa­rebbe stato meglio che il par­la­mento l’avesse appro­vato. La troika è stata la peg­giore delle solu­zioni, per­ché ha aperto la strada a un governo di destra che, pro­prio gra­zie alla troika, ha potuto fare ciò che da sem­pre desi­de­rava, ma che in con­di­zioni nor­mali non avrebbe mai potuto fare: nes­suno gli avrebbe dato i voti per farlo. Sarebbe stato meglio che tre anni fa la troika non fosse entrata, per­ché all’epoca qual­che dispo­ni­bi­lità con­creta da parte dell’Europa c’era, ma le forze di cen­tro­de­stra hanno fatto di tutto affin­ché altre strade dive­nis­sero impra­ti­ca­bili, e di fatto c’è stata una man­canza di prag­ma­ti­smo da parte del Pcp e del Be.

Come se ne esce, visto che ogni solu­zione sem­bra impli­care una qual­che catastrofe?

Non ci sono solu­zioni facili e io sin­ce­ra­mente non ho nes­sun asso nella manica. Il punto fon­da­men­tale è che occorre affron­tare l’Europa domi­nata dalla destra di Bar­roso e tra­dotta nei trat­tati che via via i governi hanno fir­mato: è neces­sa­rio com­bat­tere lo sta­tus quo. Io con­ti­nuo a essere un euro­pei­sta con­vinto, ma l’Europa che difendo non è quella che abbiamo.

Quello che descrivi è uno sce­na­rio sostan­zial­mente postdemocratico…

La realtà è quella di un’Europa nella quale le demo­cra­zie si sono arrese, si sono legate da sole le mani creando stru­menti che hanno limi­tato il loro stesso potere.

Alcuni riten­gono che l’impasse possa essere supe­rato sola­mente con l’uscita dall’Euro. Lei come la pensa?

Gli unici che sono più o meno espli­ci­ta­mente favo­re­voli all’uscita dall’euro sono i comu­ni­sti, il bloco in grande parte è con­tra­rio e il Ps è deci­sa­mente con­tra­rio. Il pro­blema però non è essere pro o con­tro, il pro­blema è che se doves­simo deci­dere di affron­tare l’Europa que­sto per­corso potrebbe por­tare a una uscita dall’euro, ma l’uscita dalla moneta unica dovrebbe comun­que rap­pre­sen­tare un punto di arrivo e non può essere, come sostiene il Pcp, un punto di partenza.

Le sini­stre, secondo i son­daggi, sono oggi mag­gio­ri­ta­rie in Por­to­gallo, quindi ci sarebbe a livello teo­rico un buon mar­gine per affron­tare l’Europa

Io penso che effet­ti­va­mente, se si vuole che qual­che cosa cambi, un accordo tra le sini­stre sia l’unica strada con­vin­cen­te­mente per­cor­ri­bile, ma per fare que­sto il par­tito socia­li­sta dovrebbe cam­biare molto, impe­gnan­dosi ad aprire un dia­logo non solo con i par­titi alla sua sini­stra, ma anche con tutti quei paesi che si tro­vano in una situa­zione ana­loga alla nostra… non si tratta di pro­teg­gere i poveri popoli dell’Europa del sud ma di pro­porre un’altra visione di Europa, un’Europa che difenda la democrazia…

Ritor­niamo quindi alla que­stione della post-democrazia…

Oggi i governi euro­pei fanno l’esatto con­tra­rio di ciò che hanno pro­messo ai loro elet­tori, cose per cui non hanno un espli­cito man­dato poli­tico. Ma in realtà la fidu­cia degli elet­tori conta poco, quello che sem­bra con­tare dav­vero al nostro pre­si­dente della Repub­blica Aní­bal Cavaco Silva, e al governo di Pedro Pas­sos Coe­lho, è la fidu­cia dei mer­cati, per­ché quella dei cit­ta­dini sem­bra essere una cosa secon­da­ria o addi­rit­tura ter­zia­ria. C’è un pro­blema di demo­cra­zia, di stato sociale, e l’Europa non sta andando nella giu­sta dire­zione anzi, con que­ste poli­ti­che sta sco­prendo il fianco al popu­li­smo di destra…

Ci sono quindi delle con­crete pos­si­bi­lità che le sini­stre si pos­sano unire intorno ad un pro­getto condiviso?

Il dibat­tito qui in Por­to­gallo è carat­te­riz­zato da un certo cam­pa­ni­li­smo, ogni par­tito è molto con­cen­trato su se stesso così, pur rite­nendo il cam­mino di una unione a sini­stra come la migliore delle solu­zioni sono tut­ta­via abba­stanza scet­tico e ritengo estre­ma­mente impro­ba­bile che ciò possa accadere.

I son­daggi indi­cano che con tutta pro­ba­bi­lità il Ps non riu­scirà ad otte­nere alle ele­zioni poli­ti­che del pros­simo anno una mag­gio­ranza asso­luta dei seggi, senza un accordo a sini­stra que­sto signi­fica solo una cosa: grande coalizione?

È vero, pro­ba­bil­mente il Ps vin­cerà le pros­sime ele­zioni ma non riu­scirà ad otte­nere una mag­gio­ranza asso­luta, dovrà quindi allearsi con qual­cuno e su que­sto punto la per­ce­zione dif­fusa è che il Ps si alleerà a destra. La sini­stra dovrebbe cer­care quindi di evi­tare che que­sto accada obbli­gando il Ps ad un con­fronto. Fare in modo cioè che sia il Ps a dovere deci­dere se rifiu­tare oppure no una alleanza a sini­stra e non viceversa.

Gli indi­gnati sem­brano oggi essere scom­parsi eppure appena tre anni fa sem­brava che pro­prio da quel tipo di mani­fe­sta­zioni potesse nascere una nuova forma di fare politica…

La mani­fe­sta­zione con­tro l’aumento dei con­tri­buti pre­vi­den­ziali del set­tem­bre del 2012 è stata al con­tempo il momento più alto, un momento di svolta e l’inizio del declino. È stato pro­prio a par­tire da quella mani­fe­sta­zione che il par­tito socia­li­sta ha comin­ciato a fare un’opposizione un po’ più dura, ma di fatto que­sto tipo di movi­menti hanno perso di slan­cio, que­sto per­ché, dal mio punto di vista, da un lato non sono riu­sciti a costruire alleanze tra loro, i sin­da­cati e i par­titi, e dall’altro non hanno voluto porsi la que­stione della sog­get­ti­vità poli­tica e quindi quella della can­di­da­tura alle pros­sime ele­zioni politiche.

L’astensione è sem­pre più alta, così come la fidu­cia nei con­fronti delle isti­tu­zioni demo­cra­ti­che è sem­pre più bassa, come mai allora il sistema par­ti­tico è sta­bile? Ci sono degli spazi per­ché pos­sano emer­gere par­titi popu­li­sti sulla falsa riga del Front Natio­nal o del MoVi­mento 5 Stelle?

Cer­ta­mente ci sarebbe un ampio spa­zio per una for­ma­zione simile a quella di Grillo e di fatto alle scorse ele­zioni ammi­ni­stra­tive liste di dis­si­denti hanno rac­colto il 7–8% dei con­sensi e hanno vinto in 13 città. È tut­ta­via dif­fi­cile spie­gare e capire la situa­zione para­dos­sale che sta vivendo oggi il Por­to­gallo, occorre anche tenere in con­si­de­ra­zione che molti dei nuovi par­titi a sini­stra, come in Fran­cia o Gre­cia, le nuove for­ma­zioni nascono da una rifor­mu­la­zione di par­titi già esi­stenti. Qui, a livello nazio­nale, scis­sioni ancora non ce ne sono ancora state, se ciò acca­desse un rial­li­nea­mento sarebbe molto più probabile.

Il para­dosso è che la destra sem­bra oggi godere di buona salute… insomma non al punto da vin­cere le ele­zioni, ma pare non sarà som­mersa dai dissensi…

La destra ha evi­tato un secondo piano di sal­va­tag­gio e que­sto è più che suf­fi­ciente al Psd e al Cds per evi­tare di fare la fine del Psok. Tut­ta­via il punto non è se la destra per­derà le pros­sime ele­zioni ma è come le per­derà. Se, rispetto alle euro­pee del 2004, periodo in cui era primo mini­stro Durão Bar­roso, si man­terrà al di sopra dei voti otte­nuti allora si potrà dire che la scon­fitta non è stata poi così drammatica.

… insomma dire che il Por­to­gallo avrebbe fatto la fine della Gre­cia non è stata una buona stra­te­gia per le sini­stre che, adesso, sem­brano in difficoltà?

Sì, è stata una stra­te­gia fal­li­men­tare, ora il governo ha da ven­dere ai suoi elet­tori il fatto che ci sarà un’uscita pulita, o all’Irlandese, dal pro­gramma di sal­va­tag­gio, cioè non solo non c’è stato un secondo pre­stito come non ci sarà nep­pure un piano cau­te­lare… si diceva ci sarebbe stato un secondo piano di sal­va­tag­gio, ma non c’è stato, dice­vano che ci sarebbe stata una spi­rale reces­siva e che tutto sarebbe crol­lato, ma in realtà il paese ora è stabile.

Die­tro tutto que­sto c’è l’Europa asse­tata di risul­tati positivi…

È ovvio che die­tro a que­sti risul­tati c’è l’Europa che ha biso­gno di un caso di suc­cesso, ma que­sto conta poco, per­ché da un punto di vista poli­tico la destra ha suc­cessi da mostrare e quindi non sarà punita come è stato punito il Pasok. Un suc­cesso a cui ha con­tri­buito molto anche il Ps che in que­sti anni non ha dimo­strato di essere un par­tito vera­mente alternativo.

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