«Rivedere le pene per spaccio» Possibili migliaia di ricorsi

Sì alla richiesta di un detenuto. La sentenza sulle droghe leggere

Alessandra Arachi, Corriere della Sera redazione • 30/5/2014 • Carcere & Giustizia, Copertina, Droghe & Dipendenze • 777 Viste

ROMA — I piccoli spacciatori di droga potranno vedere ricalcolata la loro pena, al ribasso. Saranno, probabilmente, almeno 3-4 mila di loro che potranno quindi uscire dal carcere, grazie alla decisione presa ieri dalla Corte di cassazione. Una scelta che già sta facendo discutere.
La sentenza è stata emessa ieri dai giudici delle sezioni unite della Suprema Corte, presieduti dal primo presidente Giorgio Santacroce, che hanno accolto un ricorso della Procura di Napoli contro la decisione del tribunale. Il motivo del contendere era questo: il tribunale di Napoli aveva negato a un condannato recidivo per piccolo spaccio di ottenere il ricalcolo della pena. Il ricalcolo era stato chiesto in base alla sentenza della Corte costituzionale che, nel 2012, aveva dichiarato incostituzionale la norma della cosiddetta legge Fini-Giovanardi che vietava la concessione delle circostanze attenuanti prevalenti nel caso di recidivi.
La Cassazione ha dato ragione alla Procura di Napoli. E in più ha aggiunto nelle considerazioni anche la recentissima sentenza della Consulta, quella che ha rivisto un’altra norma della Fini-Giovanardi, ripristinando la distinzione fra droghe pesanti e leggere e quindi le relative tabelle della precedente legge sugli stupefacenti, la Iervolino-Vassalli. I giudici dell’esecuzione chiamati al ricalcolo delle pene dei condannati definitivi per piccolo spaccio dovranno quindi tenere conto anche di questa ultima sentenza.
Attualmente le persone detenute nelle carceri per spaccio e detenzione di droga (quindi per la sola violazione dell’articolo 73 del testo unico sulle droghe) sono circa 14 mila (salgono a oltre 20 mila se si considera il complesso dei reati legati agli stupefacenti). E, secondo le prime stime dell’amministrazione penitenziaria, sono circa 4 mila quelli che potranno uscire dal carcere beneficiando della decisione della Cassazione di ieri. Che ha voluto precisare: «Di questa sentenza non si possono avvantaggiare i detenuti condannati in via definitiva per spaccio di droghe pesanti».
Una sentenza sulla quale Giuseppe Maria Berruti, direttore del massimario della Cassazione, non ha dubbi: «Questa decisione mette l’Italia al passo con la giurisprudenza di Strasburgo e, insieme alle due sentenze della Consulta, ci mette più in regola con la Carta dei diritti dell’Uomo. E non si può non notare come questa sentenza avrà effetti positivi rispetto all’ultimatum dell’Europa all’Italia per il sovraffollamento carcerario».
Critiche sono arrivate da esponenti della destra. Maurizio Gasparri (Forza Italia): «La Cassazione conferma che gli spacciatori rimarranno impuniti». E Gianni Alemanno (Fratelli d’Italia): «Con questa sentenza si apre una voragine che renderà di fatto impossibile un confine tra consumo personale e spaccio di droga».
Positivo il giudizio del pd Luigi Manconi: «Sacrosanta la decisione della Cassazione: si intervenga per sanare l’intollerabile giustizia che vede recluse migliaia di persone condannate». E anche quello di Daniele Farina (Sel): «Bene la Corte di cassazione. Resta l’amarezza per il ritardo, lo scarso coraggio della politica e soprattutto per le tante morti verificatesi in base a una legge, la precedente, anticostituzionale».
Alessandra Arachi

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