Il Sap, più che un sindacato una macchina del consenso

Applausi al corpo morto dello Stato. Amicizie pericolose e appoggio a politici locali. La strana storia di una sigla troppo legata al suo territorio

?Federica Dago, il manifesto redazione • 10/5/2014 • Copertina, Criminalità, controllo & sicurezza, Politica & Istituzioni • 5140 Viste

La scena degli applausi durante il Con­gresso nazio­nale del Sap con una pla­teale stan­ding ova­tion dei dele­gati sin­da­cali ai loro col­le­ghi coin­volti nella dram­ma­tica ucci­sione del gio­vane Fede­rico Aldro­vandi, non è che un remake. Un anno prima, il 26 feb­braio 2013, al ter­mine dell’udienza che con­danna il poli­ziotto Enzo Pon­tani (uno dei quat­tro) a tre anni e mezzo per l’eccesso col­poso nell’omicidio di Aldro­vandi, gli agenti del Sap tra cui il segre­ta­rio Gianni Tonelli applau­dono lun­ga­mente il loro col­lega tra ali di avvo­cati, magi­strati e pas­santi. Per quanto ecla­tante, l’iniziativa del Sap non sug­ge­rirà alcun tipo di rea­zione al que­store di Bolo­gna Vin­cenzo Stin­gone, da sem­pre con­si­de­rato molto vicino ai sin­da­cati di poli­zia che a Bolo­gna più che altrove paiono distin­guersi per rap­porti di reci­pro­cità, sovente molto con­fusi. L’unico a stig­ma­tiz­zare il fat­tac­cio fu il pre­si­dente del Tri­bu­nale di Bolo­gna.
A Rimini invece, durante il con­gresso del Sap, lo Stato ha i nomi del capo della poli­zia, pre­fetto Pansa, del suo vice Mat­teo Pian­te­dosi, del que­store di Bolo­gna Vin­cenzo Stin­gone, degli ono­re­voli Laura Comi, Igna­zio La Russa, Filippo Sal­ta­mar­tini (già segre­ta­rio gene­rale del Sap) e del vice pre­si­dente del Senato Mau­ri­zio Gasparri. Un par­terre ricco di figure isti­tu­zio­nali tutte con­ve­nute da Roma e dalla vicina Bolo­gna per assi­stere ai lavori del sin­da­cato. Una con­sue­tu­dine del Sin­da­cato auto­nomo di poli­zia, quella di scam­biarsi visite di cor­te­sia con la poli­tica del cen­tro­de­stra, come testi­mo­niato nel pas­sato dalla pre­senza costante alle con­ven­tion di Mira­bello, prima tenute da Alleanza Nazio­nale poi da Fli.
E anche Gianni Tonelli ha un cur­ri­cu­lum d’eccezione: una car­riera sin­da­cale ful­mi­nante. Da sem­pre in distacco sin­da­cale, a Bolo­gna, senza mai aver pre­stato un solo giorno di ser­vi­zio attivo nella poli­zia di Stato. Una car­riera par­tita dal basso, sem­pre nel “col­le­gio elet­to­rale” di Bolo­gna, ser­ba­toio di con­sensi del Sap, fucina di rap­porti con la poli­tica che conta e anche di sta­gioni dif­fi­cili che meri­tano di essere rac­con­tate. Una sto­ria sin­da­cale che attra­versa indenne i marosi del dram­ma­tico periodo della Uno Bianca. Tonelli in quel periodo ha già intra­preso la sua sca­lata ai posti chiave del sin­da­cato, è già vice segre­ta­rio pro­vin­ciale del Sap quando rimane coin­volto in una inchie­sta nata da una delle tante “rive­la­zioni” con­te­nute nella rela­zione dell’ ex numero due della poli­zia, Achille Serra, inviato a Bolo­gna per diri­gere una com­mis­sione d’inchiesta seguita agli arre­sti dei poliziotti-killer della Uno bianca. Tra que­sti, accanto al nome dei fra­telli Savi, spicca anche quello di Moreno Occhi­pinti. È un colpo al cuore del sin­da­cato: Occhi­pinti è un diri­gente del Sap di Bolo­gna insieme a Tonelli e a Gianni Pol­la­stri, quest’ultimo a lungo vice segre­ta­rio pro­vin­ciale del Sap poi tra­smi­grato nella sigla Ugl.
Il reso­conto di Serra è impie­toso. Il Sap attra­verso i suoi diri­genti dell’epoca avrebbe uti­liz­zato una sche­dina di allog­gio di un motel depo­si­tata in que­stura su cui era anno­tato il nome del que­store Umma­rino e di una sua com­pa­gna occa­sio­nale. Il docu­mento sarebbe stato uti­liz­zato per fare pres­sioni sui ver­tici della que­stura e trarre van­taggi durante le trat­ta­tive sin­da­cali, facendo pesare la cono­scenza di quella per­ma­nenza galeotta del que­store in un motel. Ma oltre l’episodio, senza giri di parole, Serra evi­den­ziò un sistema di “coge­stione” con il Sap, resa pos­si­bile anche per­ché esi­steva «una acquie­scenza ad una poli­tica sin­da­cale che ha finito per inter­fe­rire a tutto campo nell’attività degli uffici… ciò è stato reso pos­si­bile dalla rinun­cia a eser­ci­tare le pro­prie fun­zioni da parte di chi aveva respon­sa­bi­lità di ver­tice».
La rela­zione Serra appare un docu­mento ancora straor­di­na­ria­mente attuale in una que­stura dove sem­bra impos­si­bile modi­fi­care vec­chie abi­tu­dini e rin­no­vare l’ambiente. Intanto il sin­da­cato si è ade­guato ai mec­ca­ni­smi della poli­tica gene­rando una vera e pro­pria fab­brica del con­senso utile a man­te­nere un vero e pro­prio “col­le­gio elet­to­rale” in seno alla poli­zia di Stato.
A Bolo­gna e non solo il sin­da­cato gesti­sce una mac­china del con­senso che garan­ti­sce alleanze e vicen­de­vole appog­gio a poli­tici locali e nazio­nali. Per fun­zio­nare, la mac­china orga­niz­za­tiva sin­da­cale ha biso­gno di una cam­pa­gna tes­se­ra­menti di massa e di una pro­pa­ganda ser­rata nei reparti mobili della poli­zia luo­ghi natu­ral­mente con­sa­crati al came­ra­ti­smo.
Il con­ve­gno di Rimini è la rap­pre­sen­ta­zione ideale di que­sto micro­co­smo: ai poli­tici nazio­nali pre­senti si uni­sce il capo della poli­zia Pansa e una parte delle rap­pre­sen­tanze romano — bolo­gnesi nella per­sona del vice Pian­te­dosi (genero di un impor­tante e ancora influente ex capo dei ser­vizi bolo­gnese) e del que­store di Bolo­gna Stin­gone. Que­ste ultime figure rap­pre­sen­tano ideal­mente il vin­colo che lega il ter­ri­to­rio di Bolo­gna al neo eletto segre­ta­rio gene­rale e al suo mondo.
Oggi l’ultima fron­tiera del Sin­da­cato auto­nomo di poli­zia di Bolo­gna si chiama Spy pen, uno stru­mento di video­ri­presa appli­cato su una comune biro. Per Tonelli que­sta dota­zione con­sen­tirà agli agenti – iscritti al Sap di poter regi­strare i pro­pri inter­venti ope­ra­tivi per non incor­rere in incon­ve­nienti con la giu­sti­zia esclu­dendo così il rischio di essere con­dan­nati «ingiu­sta­mente».
Se si pensa ai rigori della nor­ma­tiva sulla pri­vacy, la tro­vata di Tonelli pare essere un azzardo sen­sa­zio­nale ma non per i ver­tici della poli­zia locali e nazio­nali. La pro­cura di Bolo­gna vigila non senza pre­oc­cu­pa­zioni su que­sta ini­zia­tiva.
Il clima non pro­mette nulla di buono e la scelta di non pro­muo­vere nes­sun inve­sti­mento sulla for­ma­zione, nel silen­zio accon­di­scen­dente dei ver­tici della poli­zia, atter­ri­sce e indigna.

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