Trattativa Alitalia alla svolta Etihad detta le condizioni su debiti, esuberi e rotte

Trattativa Alitalia alla svolta Etihad detta le condizioni su debiti, esuberi e rotte

ROMA . Il governo si sbilancia annunciando l’imminente arrivo della lettera che apre alla trattativa finale tra Alitalia e Etihad. L’esito positivo della vicenda, a questo punto, è scontato. E anche se la mail attesa dal numero uno del vettore italiano, Gabriele Del Torchio, è ancora “in viaggio”, già si sente odore di matrimonio tra le due compagnie che entro un mese potrebbero diventare complementari. I due capi azienda, James Hogan e Del Torchio, sono in contatto strettissimo e in queste ore stanno cercando di affinare gli ultimi particolari dell’accordo.
Gli arabi hanno messo sul piatto mezzo miliardo di euro mentre i soci italiani e i creditori dovranno rinunciare a molte delle pretese avanzate nella prima fase del negoziato. Con la lettera, che secondo fonti dell’esecutivo è scritta e pronta ad essere spedita per mail nel giro di pochissime ore da Abu Dhabi, in sostanza Etihad avalla le ultime controproposte maturate dopo settimane di braccio di ferro tra i soci di Alitalia Cai.
E cioè: sì ad una newco, una nuova azienda ripulita da debiti e pendenze legali, controllata tra il 40 e il 49% dagli arabi. Sì anche ad una cancellazione del debito vicina ai 180 milioni di euro. Via libera alla trasformazione in azioni della nuova società di circa 385 milioni di euro dello stesso debito ancora in mano alla banche. Sulle spalle della società non peseranno quindi debiti pregressi e gli eventuali contenziosi esistenti che pesano sui bilanci e avrebbero rischiato di far affondare Alihad in pochi mesi.
Il “pacchetto” proveniente dal Golfo comprende però anche delle indicazioni molto nette sul numero dei dipendenti. Alitalia, in sostanza, deve dimagrire per divenire un vettore gestibile, al livello degli altri in mano ad Etihad in mezzo mondo. Una società agile, da, al massimo, 10mila unità. Si conferma quindi quella riduzione di almeno 2.600 persone già richiesta ad aprile e nota a tutti i protagonisti della trattativa da diverse settimane.
I tavoli con i sindacati si apriranno da martedì anche se le parti sociali sono da tempo con le spalle al muro: non ci sono alternative ad Etihad e alla fine a perdere il posto di lavoro, saranno complessivamente 1.800 dipendenti
di terra. Per altri 800 naviganti, piloti hostess e steward, verrà proposta una sorta di alternativa: il trasferimento progressivo negli altri due “marchi” di proprietà del gruppo guidato da James Hogan, Air Serbia e Etihad.
Se questi due vettori non riusciranno ad assorbire tutto il personale in eccesso dall’Italia comandanti e assistenti di volo dovranno attendere l’arrivo in flotta dei nuovi aerei previsti a partire dal 2015 per essere progressivamente essere assunti nella nuova Alitalia.
L’andamento lento degli ultimi due mesi ha però insegnato a Palazzo Chigi che non è saggio gioire anzitempo della conclusione positiva della vicenda. Anche per questo la cautela mostrata ieri sera dal sottosegretario
alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio ha un po’ raffreddato gli animi in serata: «Sono trattative molto delicate, quindi aspettiamo e vediamo», ha sottolineato Delrio.
Dando per scontato che sul computer di Del Torchio in queste ore sia giunta la conferma dell’impegno di Etihad, ora occorrerà attendere che tutto il percorso dell’ingresso in Alitalia si completi. E non sarà di certo una passeggiata.
La parte italiana della trattativa dovrebbe concludersi entro metà luglio con la firma finale. Poi il dossier sarà portato all’attenzione di Bruxelles. Dove si discuterà, innanzitutto degli ostacoli che l’Unione europea sta alzando per impedire uno shopping selvaggio nel continente da parte delle compagnie emergenti del Golfo, Emirates, Qatar e la stessa Etihad.
Le norme europee vietano che un soggetto extracomunitario possa avere il controllo effettivo di un vettore europeo ma la stessa Etihad già col 40 o il 49% riuscirebbe ad avere in mano la nuova Alitalia. uno scenario che ha già scatenato la reazione di Iag (British-Iberia) e di Lufthansa pronte a ricorrere alle vie legali per bloccare l’acquisizione.


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