Amianto e muri che cadono: migliaia di scuole a rischio

Allarme del Censis sullo stato degli istituti: sono vecchi e fatiscenti. In 3600 casi servono interventi strutturali; altri 9 mila sono costruiti anche con l’amianto

Valeria Pacelli, Il Fatto Quotidiano redazione • 1/6/2014 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Copertina, Istruzione & Saperi, Studi, Rapporti & Statistiche • 1127 Viste

Intonaci a pezzi, vetri rotti, lavori di ristrutturazione fatti male e tanto amianto. Sono queste le condizioni in cui trascorrono almeno 5 ore al giorno gli studenti italiani. Il Censis (Centro Studi Investimenti Sociali) ha pubblicato i dati delle scuole della penisola e il quadro che ne viene fuori è preoccupante. Degli oltre 41 mila edifici scolastici statali, sono 24 mila gli impianti (elettrici, idraulici, termici) che non funzionano o non sono a norma. In altrettante 9 mila scuole gli intonaci cadono giorno dopo giorno. Qui sono necessari interventi, come in altri 7.200 edifici in cui occorrerebbe rifare tetti e coperture. Sono numeri importanti soprattutto per l’incolumità degli studenti. Solo a febbraio scorso, in una scuola elementare di Palermo è crollato una parte del muro e due studenti sono rimasti feriti. In altri casi non è andata così: era il 2002 quando una scossa di terremoto buttò giù una scuola di San Giuliano di Puglia e morirono 26 bambini e una maestra. E non si può dimenticare L’Aquila e il crollo della casa dello studente, dove molti ragazzi persero la vita.
SONO ALCUNE delle tragedie avvenute in un’Italia dove ci sono “2.000 scuole che espongono i loro 342.000 alunni al rischio amianto”. Ma dai dati Censis emergono altri due elementi. Il primo riguarda la costruzione degli edifici che risulta essere datata nel tempo: più del 15% è stato costruito prima del 1945, il 44% tra il ‘61 e l ‘80. La seconda problematica riguarda i lavori di manutenzione: se ne fanno pochi e male. È questa la condizione delle scuole che il governo non può ignorare. Matteo Renzi aveva annunciato un piano – da approvare – di 3 miliardi e mezzo di euro.
Il Fatto ne ha chiesto conto a Roberto Reggi, sottosegretario all’Istruzione, che ha assicurato che “gli interventi inizieranno da luglio”. Dove prenderete i soldi? “Ci saranno tre tipologie di intervento: ci sono 450 milioni di euro destinati alla piccola manutenzione. In questo caso abbiamo recuperato i soldi con l’aggiudicazione di una gara sul servizio di pulizia. Ossia prima le pulizie nelle scuole costavano 600 milioni. Con la gara abbiamo tagliano 300 milioni da utilizzare invece per i lavori”. Poi ci sarebbero 400 milioni per la manutenzione straordinaria. “Questi soldi – spiega Reggi – li recuperiamo da fondi europei inutilizzati. E infine ci sono i grandi interventi o nuove costruzioni: in questo caso stanzieremo 1 miliardo e 300 milioni giacenti nelle casse dei comuni attraverso l’allentamento del patto di stabilità.” E conclude: “A questi si aggiungono 900 milioni che arriveranno a gennaio 2015 da mutui con la banca europea. E altri fondi europei per un valore ancora da stabilire, ma che può essere intorno ai 3 miliardi.” Il piano per la scuola è questo, ma i decreti devono essere ancora approvati. Bisognerà aspettare luglio e vedere se le parole diventeranno fatti.

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