Amnesty: “In Europa servono nuove politiche per i diritti umani”

Amnesty International. In occasione della presidenza italiana alla Ue, l’associazione presenta una serie di “raccomandazioni” al governo Renzi per rafforzare le politiche di tutela dei diritti. Tra le questioni più urgenti, il dramma dei migranti ma anche la violenza sulle donne, la discriminazione nei confronti del popolo rom, l’omofobia e la tortura su scala mondiale

Luca Fazio, il manifesto redazione • 25/6/2014 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni • 635 Viste

Se non restiamo alle dichia­ra­zioni di intenti — sono più di due­cento anni che l’Europa dichiara bene e raz­zola male — le “rac­co­man­da­zioni” che Amne­sty Inter­na­tio­nal rivolge all’Italia in occa­sione della pre­si­denza seme­strale della Ue sono già un pesante atto d’accusa. Per tutti i governi del vec­chio con­ti­nente, com­preso il nostro.

Lo ha detto spe­ci­fi­cato ieri senza tanti giri di parole il pre­si­dente di Amne­sty Inter­na­tio­nal Anto­nio Mar­chesi pre­sen­tando una sorta di memo­ran­dum desti­nato al nuovo par­la­mento euro­peo. “Esi­ste una dico­to­mia tra l’aspirazione dell’Ue a pro­muo­vere i diritti umani a livello glo­bale e una realtà fatta di vio­la­zioni dei diritti umani negli stati mem­bri. Nella Ue, la vio­lenza con­tro le donne resta un pro­blema dila­gante. Gruppi come migranti, rom e le per­sone lesbi­che, gay, bises­suali, tran­sgen­der e inter­ses­suate sono ber­sa­glio di dif­fuse discri­mi­na­zioni, inclusa la vio­lenza. Le misure di con­trollo delle fron­tiere espon­gono a gravi peri­coli i migranti, i rifu­giati e i richie­denti asilo. La loro deten­zione ha carat­tere siste­ma­tico piut­to­sto che ecce­zio­nale e la loro impos­si­bi­lità ad agire li rende vul­ne­ra­bili a forme spre­ge­voli di sfrut­ta­mento”. E’ la foto­gra­fia del presente.

Per Amnesty Inter­na­tio­nal “que­sta situa­zione deve cam­biare” e l’Italia nei pros­simi sei mesi dovrebbe comin­ciare a lavo­rare in que­sta dire­zione. Non per fare clas­si­fi­che sgra­de­voli, ma è pro­prio a par­tire dal tema dell’immigrazione che l’associazione rivolge al governo ita­liano e all’Europa alcune “rac­co­man­da­zioni” tutt’altro che rituali. L’urgenza è dram­ma­tica ed è sotto gli occhi di tutti, e del resto anche Mat­teo Renzi (final­mente) ha deciso di espri­mere un pen­siero che va nella dire­zione giu­sta, se le parole di ieri non saranno ser­vite solo per fare un titolo di gior­nale: “Quando in mare ci sono cada­veri e volta le spalle dall’altra parte, l’Europa non è degna di chia­marsi Europa di civiltà”. E ancora: “Se di fronte alle tra­ge­die dell’immigrazione dob­biamo sen­tirci dire que­sto pro­blema non ci riguarda, allora tene­tevi la vostra moneta ma rida­teci i nostri valori”.

Belle parole. Ma la pre­si­denza ita­liana cosa dovrebbe fare? “Spe­riamo che con la sua espe­rienza in mate­ria — ha spie­gato Gianni Rufini, diret­tore gene­rale di Amnesty Inter­na­tio­nal Ita­lia — la pre­si­denza ita­liana sia in grado di riu­scire dove altri hanno fal­lito e di assi­cu­rare un approc­cio basato sulla pro­te­zione più che sulla sicu­rezza nella gestione dell’immigrazione, per rispet­tare i diritti umani e sal­vare vite”. Ciò signi­fica augu­rarsi che l’Italia fac­cia pres­sioni affin­ché l’Europa sia in grado di incre­men­tare le ope­ra­zioni di ricerca e soc­corso (l’operazione Mare Nostrum, ma gestita con la col­la­bo­ra­zione di tutti i paesi euro­pei) e soprat­tutto “isti­tuire vie sicure in modo che coloro che fug­gono dalla vio­lenza e dalla per­se­cu­zione non siano costretti a com­piere viaggi peri­co­losi”, magari evi­tando di dele­gare i con­trolli a paesi come la Libia dove è impos­si­bile chie­dere il rispetto dei diritti umani.

In altre parole, si trat­te­rebbe del ribal­ta­mento di una poli­tica cri­mi­nale che l’Europa non ha inten­zione di met­tere in discus­sione: biso­gna andare a pren­dere i migranti e por­tarli in salvo. Una mis­sione impos­si­bile, con­si­de­rando l’esito delle ultime ele­zioni, con l’avanzata dei par­titi nazio­na­li­sti quando non aper­ta­mente xeno­fobi (quanto a noi, pen­siamo al mini­stro Ange­lino Alfano). E dire che il diritto all’asilo si rifà ad una legi­sla­zione che ha più di 60 anni: “Ormai tra il 60 e il 65% dei migranti irre­go­lari sono in realtà richie­denti asilo che ven­gono da paesi in guerra, quindi per­sone che hanno diritto all’asilo in base alla con­ven­zione del 1951 sullo sta­tus di rifu­giato” — ha aggiunto Rufini.

Le altre “rac­co­man­da­zioni” di Amnesty Inter­na­tio­nal non sono altro che la richie­sta all’Europa di adem­piere a quelli che sono già sono suoi obbli­ghi. Cosa che non accade, ren­dendo siste­ma­tica la vio­la­zione dei diritti umani. Tra i com­piti della pre­si­denza ita­liana, si augura l’associazione, ci sarebbe la pro­mo­zione di una più effi­cace legi­sla­zione anti discri­mi­na­zione in grado di con­tra­stare i cri­mini d’odio. In par­ti­co­lare, l’Europa dovrebbe rea­gire alle vio­la­zioni di diritti umani delle comu­nità rom, impe­dire gli sgom­beri for­zati e la discri­mi­na­zione sco­la­stica. “L’Italia dovrebbe dare l’esempio, soprat­tutto per ciò che riguarda gli sgom­beri for­zati e l’accesso agli alloggi pub­blici” dice Amnesty Inter­na­tio­nal, un auspi­cio che fa a pugni con la realtà di tutti i giorni. E ancora: è urgente com­bat­tere la vio­lenza con­tro le donne impe­gnan­dosi con­cre­ta­mente e facendo pres­sioni sui paesi affin­ché si arrivi all’eliminazione delle muti­la­zioni genitali.

Infine, rivol­gendo lo sguardo oltre i con­fini del vec­chio con­ti­nente, il par­la­mento euro­peo dovrebbe “rea­gire” alla tor­tura su scala mondiale.

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