La Colombia della pace

Presidenziali. Manuel Santos vince al secondo turno con i voti della sinistra

Geraldina Colotti, il manifesto redazione • 17/6/2014 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 698 Viste

Un pre­si­dente di centro-destra eletto con i voti della sini­stra. In que­sto modo l’ha spun­tata, in Colombia, Manuel San­tos, pro­mosso dome­nica al secondo turno con il 50,95% delle pre­fe­renze con­tro il 45,02% otte­nuto dal suo avver­sa­rio, Oscar Ivan Zuluaga. Un pre­si­dente «per la pace», ha insi­stito durante una cam­pa­gna elet­to­rale pre­va­len­te­mente cen­trata sulla pos­si­bi­lità di por­tare a solu­zione poli­tica il cin­quan­ten­nale con­flitto armato. E gli elet­tori hanno rispo­sto. Intanto si sono recati alle urne in per­cen­tuale mag­giore che al primo turno. Il 25 mag­gio l’astensione era stata di oltre il 60% (un record per le pre­si­den­ziali). Que­sta volta, l’affluenza ha rag­giunto il 47,98%, e i 4,5 milioni di voti in più hanno con­sen­tito a San­tos di supe­rare il suo avver­sa­rio, che lo aveva bat­tuto per 458.156 voti.

Manuel San­tos, 62 anni, è in carica dal 2010. Allora aveva vinto con l’appoggio dell’ex pre­si­dente Alvaro Uribe, di cui è stato mini­stro della Difesa e di cui ha con­di­viso le poli­ti­che di guerra e i pro­getti neo­li­be­ri­sti. Oggi, Uribe è il suo più acer­rimo avver­sa­rio, ha spinto la cam­pa­gna di Zuluaga (suo ex mini­stro dell’Economia) «come fosse la sua» e ora pro­mette bat­ta­glia: in Par­la­mento e soprat­tutto al Senato, dove il suo Cen­tro demo­cra­tico ha il 20% dei seggi.

Dif­fi­cile, in que­sto con­te­sto e visto il pro­getto di paese che San­tos sostiene con il Par­tido della U e quello Libe­rale, cre­dere alle parole che ha pro­nun­ciato subito dopo la sua rie­le­zione: «È l’inizio di una nuova Colombia con più libertà e giu­sti­zia sociale», ha detto. Dif­fi­cile che la cor­data di grandi impren­di­tori e i padrini nor­da­me­ri­cani con­sen­tano di allen­tare la morsa sui con­ta­dini e sui ceti popo­lari impo­ve­riti dalle poli­ti­che neo­li­be­ri­ste. C’è però del vero in un’altra parte del suo discorso: «È stata un’elezione diversa — ha affer­mato San­tos -. Non era in gioco il nome di un can­di­dato, ma una rotta per il paese».

Ha con­tato l’appoggio di Clara Lopez, ex can­di­data pre­si­den­ziale per il Polo e quello della Union patrio­tica, che ha rac­colto con­sensi nell’ambito delle orga­niz­za­zioni sociali e dei movi­menti, anche indi­geni. Deter­mi­nante la mobi­li­ta­zione di Gustavo Petro, sin­daco della capi­tale Bogotà (la seconda carica poli­tica per impor­tanza). Insieme a un arco di asso­cia­zioni e note per­so­na­lità di sini­stra, Petro ha creato il Frente Amplio, con l’obiettivo di appog­giare la can­di­da­tura di San­tos, ma anche di «difen­dere gli obiet­tivi del pro­cesso di pace».

Da 18 mesi, San­tos ha ini­ziato il dia­logo con la guer­ri­glia mar­xi­sta delle Forze armate rivo­lu­zio­na­rie colom­biane, che que­sto mese ha com­piuto mezzo secolo di vita. Le trat­ta­tive si stanno svol­gendo a Cuba, sotto l’egida del Vene­zuela e della Nor­ve­gia, e hanno già por­tato a impor­tanti accordi sui punti prin­ci­pali dell’agenda di dia­logo. L’ultimo, riguarda la par­te­ci­pa­zione delle vit­time del con­flitto ai tavoli di pace. Restano da discu­tere i ter­mini per l’applicazione degli accordi le forme del rien­tro in poli­tica per gli ex guer­ri­glieri. Poco prima del secondo turno, San­tos ha anche con­fer­mato l’avvio di «un dia­logo esplo­ra­tivo» con la guer­ri­glia gue­va­ri­sta dell’Esercito di libe­ra­zione nazio­nale (Eln), la seconda del paese, anch’essa avviata a com­piere cinquant’anni a luglio. I col­lo­qui si stanno svol­gendo in Ecua­dor, ha con­fer­mato il pre­si­dente Rafael Cor­rea, pro­ba­bil­mente con l’apporto del Brasile.

Dal ver­tice del G77 più Cina, che si è svolto in Boli­via, diversi capi di stato hanno inviato le con­gra­tu­la­zioni a San­tos, con chiari rife­ri­menti al pos­si­bile buon esito del pro­cesso di pace: «Il popolo colom­biano ha scelto il cam­mino della pace, che con­ti­nue­remo ad appog­giare — ha detto il pre­si­dente vene­zue­lano, Nico­las Maduro -. Ha perso chi ha voluto uti­liz­zare un can­di­dato pre­si­den­ziale per fare una cam­pa­gna con­tro il nostro paese», ha aggiunto rife­ren­dosi ai comizi di Zuluaga con­tro «il castro-madurismo». In caso di vit­to­ria, il can­di­dato della destra uri­bi­sta aveva pro­messo la rot­tura delle rela­zioni con il Vene­zuela, la cui fron­tiera è tea­tro di traf­fici di ogni genere che ali­men­tano — secondo il governo boli­va­riano — la «guerra eco­no­mica» con­tro il socia­li­smo. Un ex amba­scia­tore Usa in Colombia è peral­tro al cen­tro di un’inchiesta su piani ever­sivi, in pieno corso a Cara­cas. Il governo San­tos è invece inten­zio­nato a man­te­nere la pre­senza nella com­mis­sione della Una­sur, inviata per mediare tra il governo Maduro e l’opposizione vene­zue­lana, sul piede di guerra dal 12 febbraio.

La destra uri­bi­sta pro­mette di frap­porre ogni genere di osta­colo a una pos­si­bile solu­zione poli­tica al con­flitto armato e intende pro­se­guire sulla linea dura: quella del para­mi­li­ta­ri­smo, degli assas­si­nii mirati (che con San­tos sono comun­que aumen­tati in quest’ultimo anno) e dei “falsi posi­tivi” (ucci­sione di per­sone qua­lun­que, fatte pas­sare per “ter­ro­ri­sti”). A nome dei set­tori sto­ri­ca­mente esclusi e per­se­gui­tati, le Farc chie­dono un cam­bio sostan­ziale di indi­rizzo, san­cito da un’assemblea costi­tuente. Un per­corso che metta al cen­tro pro­fonde riforme strut­tu­rali e una nuova sovra­nità, nel cam­mino intra­preso dai paesi socia­li­sti dell’America latina. Un cam­bia­mento tutto in salita, ma che sta rimet­tendo in moto le forze sane del paese. E i movi­menti che per que­sto hanno appog­giato un uomo della destra, sono pronti a dare battaglia.

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