Colombia, spiragli per un accordo di pace

Presidenziali in Colombia. Domenica il ballottaggio tra i candidati Manuel Santos e Oscar Ivan Zuluaga

Geraldina Colotti, il manifesto redazione • 10/6/2014 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 1641 Viste

Si è con­clusa ieri in Colombia la cam­pa­gna per il secondo turno delle pre­si­den­ziali, che si svol­ge­ranno dome­nica pros­sima. Il 15 si pre­sen­tano alle urne Oscar Ivan Zuluaga, che ha otte­nuto la mag­gio­ranza rela­tiva il 25 mag­gio e l’attuale pre­si­dente, Manuel San­tos. Due figure appar­te­nenti alla destra, i cui pro­grammi per il paese non pre­sen­tano dif­fe­renze di campo.

Lo scon­tro verte soprat­tutto sul pro­cesso di pace, in corso all’Avana con la prin­ci­pale guer­ri­glia del paese (i mar­xi­sti delle Farc) e avviato anche con la seconda guer­ri­glia (i gue­va­ri­sti dell’Esercito di libe­ra­zione nazio­nale – Eln). I nego­ziati durano dal novem­bre del 2012, sotto l’egida di Cuba, della Nor­ve­gia e del Vene­zuela. Sabato, San­tos ha incas­sato uno sto­rico annun­cio pro­ve­niente dall’Avana: l’accordo di prin­ci­pio sul quinto dei punti in agenda. Riguarda il capi­tolo delle 6.000 vit­time del con­flitto armato che dura da mezzo secolo. Dieci le voci con­tem­plate dal docu­mento con­giunto tra governo e guer­ri­glia. Ruo­tano intorno alla par­te­ci­pa­zione al dia­logo delle per­sone col­pite, al risar­ci­mento, alla ricon­ci­lia­zione e alla rico­stru­zione della verità: sta­bi­lire le mol­te­plici cause, ori­gini ed effetti del con­flitto – dice l’accordo – è parte fon­da­men­tale per la costru­zione di una pace stabile.

E solo le riforme con­tem­plate nell’Accordo finale garan­ti­ranno la con­clu­sione effet­tiva del con­flitto. Per la ripresa del pros­simo ciclo di incon­tri, teso a con­cre­tiz­zare il punto 5 dell’agenda, le parti sol­le­ci­tano la col­la­bo­ra­zione dell’organizzazione delle Nazioni unite in Colombia e quella del Cen­tro de pen­sa­miento y segui­miento al dia­logo de paz dell’Università nacio­nal che stanno orga­niz­zando tre forum sul tema, già pro­gram­mati. Le orga­niz­za­zioni delle vit­time sono state invi­tate a par­te­ci­pare al dia­logo, e hanno salu­tato con favore la deci­sione. E’ stata anche creata una com­mis­sione di genere, com­po­sta dalle dele­ga­zioni, per esa­mi­nare sotto que­sto pro­filo gli accordi rag­giunti, con l’appoggio di esperti ed esperte a livello inter­na­zio­nale. A con­clu­sione dell’accordo, le Farc hanno dichia­rato una nuova sospen­sione delle atti­vità mili­tari, da ieri e fino al 30 giu­gno. «È solo un annun­cio», ha com­men­tato l’ex pre­si­dente Alvaro Uribe a pro­po­sito dei nego­ziati. L’attuale sena­tore Uribe è il più acer­rimo nemico dei dia­lo­ghi dell’Avana e ha deciso di spa­rare a zero sul ramo­scello d’ulivo osten­tato dal suo ex mini­stro della Difesa come chiave per la rie­le­zione. Zuluaga, che corre per il Cen­tro demo­cra­tico, fon­dato e diretto da Uribe, ha soste­nuto l’intransigenza dell’ex pre­si­dente nel corso dell’ultimo scon­tro tele­vi­sivo con San­tos, can­di­dato per la Coa­li­cion della Uni­dad Nacio­nal (che com­prende il Par­tito della U, il Libe­ral e Cam­bio radi­cal). Zuluaga ha assi­cu­rato che, se vince, met­terà fine alle buone rela­zioni con il Vene­zuela di Nico­las Maduro e con­di­zio­nerà i Dia­lo­ghi dell’Avana a for­che cau­dine inac­cet­ta­bili per la guerriglia.

Entrambi i can­di­dati si sono rivolti ai con­ta­dini, sul piede di guerra dall’estate scorsa con­tro le misure neo­li­be­ri­ste e i Trat­tati di libero com­mer­cio. Zuluaga ha pro­messo che non fir­merà altri trat­tati, ma che garan­tirà l’applicazione di quelli attuali. San­tos ha chie­sto scusa per le parole intran­si­genti pro­nun­ciate durante l’ultimo scio­pero dei con­ta­dini e ha rico­no­sciuto “l’abbandono seco­lare” in cui ver­sano le cam­pa­gne. Per i con­ta­dini e per i set­tori popo­lari impo­ve­riti dalla sven­dita delle risorse e dalle prio­rità bel­li­ci­ste dei governi colom­biani, la reto­rica conta poco. Orga­niz­za­zioni e movi­menti appog­giano i nego­ziati per il forte con­te­nuto di cam­bia­mento che pro­pon­gono a quella parte di società tra­di­zio­nal­mente esclusa dal festino capi­ta­li­sta. E il dibat­tito sul soste­gno elet­to­rale a San­tos attra­versa le orga­niz­za­zioni indi­gene e i set­tori sociali alternativi.

Una parte della sini­stra e dell’associazionismo ha costi­tuito il Frente Amplio, per appog­giare San­tos ma anche per garan­tire il rispetto dei futuri accordi di pace e delle riforme. Altre orga­niz­za­zioni, invi­tano comun­que a non andare a votare. Al primo turno, l’astensione ha supe­rato il 60%. Hanno diser­tato le urne in massa i colom­biani resi­denti all’estero, che ieri hanno comin­ciato a eser­ci­tare il pro­prio diritto di voto. Gli aventi diritto sono in totale 559.952 . Risie­dono soprat­tutto a Cara­cas (in Vene­zuela), a Miami (negli Usa), a New York e a Madrid.

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