Dal mito operaio al razzismo machista

Parigi. Dopo il linciaggio del ragazzo rom, intervista allo scrittore Edouard Louis. «Nella Francia profonda degli uomini duri che passano dalla fabbrica alle sbronze, l’esclusione sociale produce odio, omofobia e razzismo. La rivoluzione conservatrice ha spazzato via ogni traccia della sinistra»

?Guido Caldiron, il manifesto redazione • 22/6/2014 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Libri & culture, Osservatorio razzismo & discriminazioni • 1315 Viste

Ben­ve­nuti nella Fran­cia pro­fonda, quella che disprezza gli arabi, i rom, i gay e gli ebrei. E magari vota per il Front Natio­nal di Marine Le Pen, anche se per gene­ra­zioni, e tra­di­zione, ha dato il pro­prio con­senso alla sini­stra quando non ai comu­ni­sti. Con Il caso Eddy Bel­le­gueule (Bom­piani, pp. 179, euro 16), evento della scorsa sta­gione let­te­ra­ria d’oltralpe, con più di 200 mila copie ven­dute, appena pub­bli­cato nel nostro paese, Edouard Louis descrive l’orrore ordi­na­rio di un pae­sino del Nord – la regione è quella della Pic­car­dia – dove tra fab­bri­che in crisi, abban­dono sco­la­stico, disoc­cu­pa­zione e alco­li­smo tal­mente dif­fuso da entrare nelle sta­ti­sti­che locali, si com­pie la vicenda di un ragaz­zino da tutti addi­tato come omo­ses­suale e per que­sto oggetto di con­ti­nue offese e pre­va­ri­ca­zioni, fino ad atti di vio­lenza espli­cita.
L’Eddy del libro è in realtà lo stesso Louis, oggi ven­tu­nenne, che ha scelto di rac­con­tare in que­sto romanzo affa­sci­nante (la cri­tica fran­cese ha tirato in ballo Céline e Faul­k­ner per parlarne)ma allo stesso tempo dav­vero scon­vol­gente, la sua lotta per non soc­com­bere a que­sto mare di odio, com­preso il rifiuto e il gelo dei suoi geni­tori. Fino alla fuga verso una nuova vita: oggi, allievo della pre­sti­giosa École nor­male supé­rieure, è un gio­vane stu­dioso di Pierre Bour­dieu.
Una vicenda cui fa da sfondo la crisi e l’emarginazione cre­scente del vec­chio mondo ope­raio e la sua deriva verso l’estrema destra e il razzismo.
Lei descrive uno spac­cato della pro­vin­cia ope­raia fran­cese, tra padri alco­liz­zati, madri schiac­ciate dalla vita, vio­lenza e razzismo. Per­ché la ses­sua­lità di Eddy fa tanta paura in que­sto contesto?

A Eddy danno del fro­cio già prima che lui prenda coscienza della sua attra­zione per gli altri ragazzi. Per­ché lo con­si­de­rano effem­mi­nato, poco macho. Prima che Eddy si senta omo­ses­suale, è il disprezzo degli altri, la vio­lenza e le pres­sioni che subi­sce che lo indi­cano così. E que­sto sol­tanto per­ché lui non ade­ri­sce ai modelli maschili domi­nanti. In realtà, il modo in cui veniva con­si­de­rata l’omosessualità nella mia fami­glia e nell’intero pic­colo mondo in cui sono cre­sciuto, è solo la lente che ho scelto per descri­vere la con­di­zione più gene­rale di quell’ambiente. Quella vio­lenza non parla di Eddy, ma di chi la perpetra.

I geni­tori e i com­pa­gni di scuola di Eddy sono odiosi, ma appa­iono a loro volta vit­time della vita che con­du­cono. Una sorta di corto circuito?

La vio­lenza degli altri ragaz­zini con­tro Eddy, il clima aggres­sivo che si respira nel pae­sino, sono in larga misura un pro­dotto della mise­ria, dell’esclusione sociale. Sono le diverse forme di esclu­sione – non solo eco­no­mica, ma anche cul­tu­rale – che subi­scono i ceti popo­lari a pro­durre in larga parte la vio­lenza e gli atteg­gia­menti discri­mi­na­tori verso le donne, gli omo­ses­suali, gli immi­grati. Que­sto libro non vuole solo denun­ciare l’omofobia, ma cerca di met­tere in discus­sione l’intero sistema, le dise­gua­glianze su cui si fonda. Il pae­sino per metà ope­raio e per metà con­ta­dino in cui sono cre­sciuto, è una di quelle realtà in cui le per­sone con­ti­nuano, gene­ra­zione dopo gene­ra­zione, a sof­frire per una con­di­zione di cui si lamen­tano ma verso la quale non rie­scono a ribel­larsi, se non in forme al limite dell’autolesionismo. Lì, la sopraf­fa­zione e la vio­lenza verso chi è per­ce­pito come estra­neo, è qual­cosa di abituale.

Siamo nel nord della Fran­cia, non lon­tano da Hénin-Beaumont, roc­ca­forte di Marine Le Pen. Per­ché qui l’estrema destra seduce i poveri?

In Fran­cia, come nel resto d’Europa, veniamo da una Rivo­lu­zione con­ser­va­trice che negli ultimi decenni ha cer­cato di spaz­zar via, sul piano delle con­qui­ste sociali come della cul­tura, ogni trac­cia della sini­stra: non solo il mar­xi­smo clas­sico, ma anche Bour­dieu, Fou­cault, gli studi sul raz­zi­smo, sulla libe­ra­zione delle donne e degli omo­ses­suali. Uno dei risul­tati di que­sta offen­siva restau­ra­trice è stato quello di eli­mi­nare dal dibat­tito pub­blico i temi dello sfrut­ta­mento e dell’emarginazione sociale, per­fino la vita stessa delle classi popo­lari: da un certo momento in poi è stato come se non esi­stes­sero più. Così, que­sti ambienti, si sono rico­struiti un’identità intorno all’estrema destra, iden­ti­fi­can­dosi nei discorsi di Marine Le Pen che è una delle poche poli­ti­che che ancora parla di loro. Nel silen­zio e nell’assenza di tutti, il Front Natio­nal è diven­tato egemone.

Nella ban­lieue di Parigi, un ado­le­scente rom è stato lin­ciato. Subire il razzismo non è un anti­doto suf­fi­ciente per non imporlo ad altri?

Al con­tra­rio. E comun­que si devono evi­tare le rap­pre­sen­ta­zioni con­so­la­to­rie. Mi spiego. Accanto al silen­zio sul mondo popo­lare, negli ultimi anni, c’è stato, spe­cie a sini­stra, anche l’atteggiamento oppo­sto. Quello che ricorda un po’ le posi­zioni di Paso­lini, per cui i poveri, essendo più sem­plici, più auten­tici, estra­nei all’artificiosità della bor­ghe­sia, sareb­bero tout court estra­nei ai pre­giu­dizi. In realtà, pro­prio l’emarginazione che vivono i ceti popo­lari può pro­durre altro odio o vio­lenza, come si vede benis­simo, e da tempo, nelle ban­lieue.

In alcuni casi è però pro­prio la cul­tura di que­sti ambienti che pro­duce le discri­mi­na­zioni. Eddy sem­bra scon­trarsi con il mito della masco­li­nità dif­fuso nella classe operaia.

Sì, è vero. Lo sfrut­ta­mento sociale non spiega tutto. Eddy vive in un uni­verso domi­nato da una cul­tura machi­sta, quella degli uomini duri che pas­sano dalla fab­brica alle sbronze con gli amici, maschi, e le cui prime vit­time sono le donne e gli omo­ses­suali. Tutti si ade­guano a que­sto stile rude, bru­tale, com­prese le mogli e le figlie, e lui che non rie­sce a farlo fini­sce per farne le spese. Ed è chiaro che si tratta di una delle carat­te­ri­sti­che che ha accom­pa­gnato per decenni anche i par­titi della classe ope­raia. Per que­sto Michel Fou­cault lasciò il Pcf in Fran­cia e Luchino Visconti fu cac­ciato dal Pci in Ita­lia: non c’era posto per i gay. Con la scusa che la rivo­lu­zione sociale avrebbe spaz­zato via anche le dif­fe­renze di genere, non si faceva altro che per­pe­trare il domi­nio maschile.

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