Droghe, il fallimento è in cella

Giornata internazionale sulle droghe. Il bilancio nel «Quinto libro bianco sulla legge Fini-Giovanardi». Incostituzionale per la Consulta, è responsabile del 38,6% dei detenuti in carcere

Eleonora Martini, il manifesto redazione • 26/6/2014 • Carcere & Giustizia, Copertina, Droghe & Dipendenze, Studi, Rapporti & Statistiche • 844 Viste

Dal 2006 a oggi una per­sona su tre che ha var­cato le porte del car­cere lo ha fatto per aver vio­lato le norme sugli stu­pe­fa­centi, quella fami­ge­rata legge Fini-Giovanardi che la Corte costi­tu­zio­nale nel feb­braio scorso ha disin­ne­scato, dichia­rando ille­git­timo il suo core busi­ness, l’equiparazione tra droghe pesanti e leg­gere. Dando poi uno sguardo den­tro le celle sovraf­fol­late che sono costate all’Italia una con­danna da parte del Con­si­glio d’Europa, ci si accorge che per pro­blemi di droghe giac­ciono oltre le sbarre quat­tro dete­nuti su dieci (impu­tati o con­dan­nati che siano), di cui il 74% per il solo reato di deten­zione e spac­cio (art. 73), il 23,7% è tos­si­co­di­pen­dente e solo il 3,3% sconta una pena o la car­ce­ra­zione pre­ven­tiva per asso­cia­zione fina­liz­zata al nar­co­traf­fico. In sostanza, il 30–40% dei reati di droghe è di «lieve entità», e su sette per­sone che li com­mette sei sono stranieri.
Dun­que una bella retata di pesci pic­coli, un bel risul­tato per una legge che viag­giava sulla scia proi­bi­zio­ni­sta della war on drugs che in un decen­nio avrebbe ripu­lito il mondo della droga, come pro­met­teva nel 1998 il demo­cra­tico Pino Arlac­chi, allora capo dell’apposita agen­zia Onu. Inol­tre, non va meglio fuori la cinta mura­ria degli isti­tuti di pena: quasi l’80% di chi si ritrova nell’elenco dei segna­lati alla pre­fet­ture per uso per­so­nale di stu­pe­fa­centi è un “one­sto” con­su­ma­tore di can­na­bis. E sul totale delle denunce, il 45% è per can­na­bi­noidi. Le san­zioni ammi­ni­stra­tive sono poi aumen­tate di un terzo ed è dimi­nuito il numero di tos­si­co­di­pen­denti affi­dati ai ser­vizi sociali. Di più: «prima del 2006 la mag­gio­ranza delle misure alter­na­tive al car­cere era con­cessa dalla libertà, dopo invece la mag­gio­ranza delle per­sone che otten­gono l’affidamento pas­sano prima dal car­cere».
A sti­lare que­sto impie­toso bilan­cio di una delle nor­ma­tive più car­ce­ro­gene della Repub­blica – l’ultimo gra­zie alla Con­sulta – è il «Quinto libro Bianco sulla legge Fini-Giovanardi» pub­bli­cato da La Società della Ragione, il Forum Dro­ghe, Anti­gone e il Cnca, con l’adesione della Cgil, della Comu­nità di San Bene­detto al Porto, del Gruppo Abele, di Itaca, Itardd, Lila, Magi­stra­tura Demo­cra­tica e l’Unione delle camere penali ita­liane. «È il ritorno alla cen­tra­lità del car­cere», sin­te­tiz­zano gli autori del dos­sier.
L’occasione la dà la Gior­nata inter­na­zio­nale della lotta alla droga che si cele­bra in tutto il mondo oggi. Ma nel mondo, come ha sot­to­li­neato la segre­ta­ria dei Radi­cali ita­liani, Rita Ber­nar­dini, in una let­tera aperta inviata a Mat­teo Renzi, al Guar­da­si­gilli Orlando e alla mini­stra della Salute Bea­trice Loren­zin, le poli­ti­che e l’ideologia proi­bi­zio­ni­sta hanno dato e danno tut­tora un con­tri­buto pesan­tis­simo all’applicazione della pena di morte. Per que­sto Ber­nar­dini, tra le altre cose, ha chie­sto nella sua let­tera di indire per il pros­simo autunno la sesta Con­fe­renza nazio­nale sulla droga, come pre­vede – disat­tesa – la stessa legge, il testo unico 309/90. «Un appun­ta­mento da uti­liz­zare anche per una rifles­sione senza para­oc­chi sul fal­li­mento delle poli­ti­che proi­bi­zio­ni­ste, in Ita­lia come nel resto del mondo». Si uni­scono alla richie­sta anche sei depu­tati del Pd, com­preso il capo­gruppo in com­mis­sione Giu­sti­zia Val­ter Verini, che in un’interrogazione par­la­men­tare pre­sen­tata alla Camera pon­gono a Renzi dieci inter­ro­ga­tivi in mate­ria di dro­ghe e pena­lità, e al governo chie­dono di «prov­ve­dere alla nomina del sot­to­se­gre­ta­rio com­pe­tente del Dipar­ti­mento per le poli­ti­che sulle dro­ghe e del diret­tore scien­ti­fico dello stesso Dipar­ti­mento», dopo la non defi­ni­tiva desti­tu­zione dell’attuale capo, Gio­vanni Ser­pel­loni. Per gli autori del «Libro Bianco sulla Fini-Giovanardi», «è neces­sa­rio il supe­ra­mento dell’attuale e fal­li­men­tare modello auto­cra­tico del Dipar­ti­mento anti-droga, da sosti­tuirsi con una cabina di regia che veda coin­volti tutti gli enti e tutte le isti­tu­zioni (nazio­nali, regio­nali e locali) com­pe­tenti per una nuova poli­tica sulle droghe, ivi com­prese le asso­cia­zioni del privato-sociale e quelle rap­pre­sen­ta­tive delle per­sone che usano sostanze, i cui saperi e le cui espe­rienze costi­tui­scono risorse col­let­tive che i policy makers e i ser­vizi rivolti alle dipen­denze devono rico­no­scere e valo­riz­zare».
Con­vo­care entro l’anno la Con­fe­renza nazio­nale «dimen­ti­cata dall’ultimo zar anti-droga» è fon­da­men­tale per­ché anche dopo la sen­tenza della Corte Costi­tu­zio­nale, «la strage con­ti­nua», come hanno sot­to­li­neato ieri Ste­fano Ana­sta­sia e Franco Cor­leone pre­sen­tando il Libro bianco. Infatti, i con­su­ma­tori con­ti­nuano ad essere cri­mi­na­liz­zati in quella sorta di deli­rio «cor­re­zio­na­li­sta» che Patri­zio Gon­nella, nel suo recente bel sag­gio inti­to­lato «Car­cere, i con­fini della dignità», descrive come «l’idea secondo la quale attra­verso la pena car­ce­ra­ria il dete­nuto vada cor­retto nella sua indole deviante». E «la strage con­ti­nua» anche a causa della «scan­da­losa deten­zione di con­dan­nati a pene giu­di­cate ille­git­time dalla Corte costi­tu­zio­nale – aggiun­gono Cor­leone e Ana­sta­sia – e che meri­te­reb­bero, secondo la giu­ri­spru­denza della Corte di Cas­sa­zione, di vedersi ride­ter­mi­nata la pena dal giu­dice dell’esecuzione». Si sarebbe dovuto «inter­ve­nire per decreto», ragio­nano i cura­tori del dos­sier di bilan­cio sulla Fini-Giovanardi, «o addi­rit­tura appro­vare un indultoad hoc, e invece i sin­goli dete­nuti sono stati lasciati a se stessi, con il risul­tato che o gli uffici giu­di­ziari saranno inta­sati dal rical­colo delle pene o molte per­sone fini­ranno di scon­tare in car­cere la loro pena ingiu­sta». A que­sto punto, spie­gano gli autori del Libro bianco, «serve una com­piuta depe­na­liz­za­zione del pos­sesso e della ces­sione gra­tuita di pic­coli quan­ti­ta­tivi di sostanze desti­nati all’uso per­so­nale, anche di gruppo» e «una rego­la­men­ta­zione legale della pro­du­zione e della cir­co­la­zione dei deri­vati della can­na­bis», infine «il rilan­cio dei ser­vizi per le dipen­denze».
Sì, per­ché se le ope­ra­zioni delle forze dell’ordine con­tro la dif­fu­sione di mari­juana e hashish sono aumen­tate del 35% rispetto al 2005 men­tre si sono ridotte quelle di con­tra­sto allo spac­cio di cocaina, eroina e droghe sin­te­ti­che, di con­tro c’è stato il crollo delle richie­ste dei pro­grammi tera­peu­tici, pas­sati da 6.713 nel 2006 a 214 nel 2013. E pen­sare che un dete­nuto costa allo Stato 124 euro al giorno (tutto com­preso), men­tre una per­sona in trat­ta­mento in una comu­nità semi­re­si­den­ziale ne costa 25 (tutto compreso).

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