Ferrovieri e intermittenti, le proteste paralizzano Hollande

Francia . Scioperi a raffica e governo nell’impasse. Il presidente è ancora bloccato dal dopo-elezioni

?Anna Maria Merlo, il manifesto redazione • 17/6/2014 • Copertina, Internazionale, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 1413 Viste

La Fran­cia sta vivendo un momento di impasse poli­tica e sociale, di cui è dif­fi­cile vedere lo sbocco. Oggi sarà il set­timo giorno di scio­pero nelle fer­ro­vie, che ha semi-paralizzato la cir­co­la­zione dei treni, con lo psico-dramma di ieri mat­tina (che si ripe­terà oggi) per far arri­vare in ora­rio i can­di­dati al Bac (l’esame di matu­rità), che dura tutta la set­ti­mana, fino a lunedì pros­simo compreso.

Gli inter­mit­tenti dello spet­ta­colo, che hanno già bloc­cato alcuni tra i primi festi­val dell’estate, minac­ciano di annul­lare il Festi­val d’Avignon, il più impor­tante (che ini­zia il 4 luglio, ma ieri c’è stato scio­pero nel primo giorno di ripe­ti­zioni). Fra­nçois Hollande è sceso in campo nel fine set­ti­mana, ha evo­cato il ’36 e l’appello pas­sato alla sto­ria di Mau­rice Tho­rez (allora segre­ta­rio del Pcf): «Biso­gna saper met­tere fine a uno sciopero».

Ancora più deter­mi­nato a non cedere il primo mini­stro Manuel Valls, che dram­ma­tizza, anche con­tro il dis­senso sem­pre più forte all’interno dei depu­tati Ps: «La sini­stra può morire» e Marine Le Pen essere al «secondo turno dell’elezione pre­si­den­ziale del 2017». Valls afferma che «non c’è alter­na­tiva» alle riforme e che quindi la sola strada è accet­tarle. Oggi, il Par­la­mento discute la legge fer­ro­via­ria con­te­stata, men­tre i dis­si­denti socia­li­sti, assieme al Front de gau­che e i Verdi, di pre­pa­rano a dare bat­ta­glia all’inizio di luglio con­tro la legge ret­ti­fi­ca­tiva della finan­zia­ria, per attac­care il Patto di respon­sa­bi­lità voluto da Hol­lande e accu­sato di con­ce­dere troppo al padronato.

Sin­da­cati con­tro governo? Non è così sem­plice. Nel caso delle fer­ro­vie, le orga­niz­za­zioni dei lavo­ra­tori sono spac­cate. La Cfdt e altre sigle minori hanno fir­mato un accordo con il governo che approva la riforma. Essa can­cella nella forma – ma non nella sostanza, accu­sano i sin­da­cati con­te­sta­tori – la vec­chia riforma del ’97, che, seguendo un’indicazione di Bru­xel­les, aveva in Fran­cia come altrove diviso la gestione della rete fer­ro­via­ria da quella dei treni. Que­sta solu­zione non ha funzionato.

Rff (la rete) sof­foca sotto i debiti (ere­di­tati dal pas­sato) e la Sncf (treni) è dis­san­guata da paga­mento dell’affitto dei binari. Il governo fa quindi mar­cia indie­tro e pro­pone di riu­ni­fi­care le due società. Ma, per non farsi boc­ciare da Bru­xel­les, ha con­ce­pito un sistema a tre poli, con una società unica che dovrebbe coor­di­nare Sncf e Rff.

La riforma era stata nego­ziata con la Cgt, che ora guida la pro­te­sta. I fer­ro­vieri della base smen­ti­scono così la dire­zione della Cgt, che li sostiene per­ché deve man­te­nere le posi­zioni di fronte alla più radi­cale Sud Rail. Al di là della riforma, i fer­ro­vieri hanno fer­mato i treni per mani­fe­stare un males­sere più gene­rale: è una pro­te­sta che ha radici nel recente pas­sato, nel «no» della Cgt al Trat­tato costi­tu­zio­nale euro­peo, nel rifiuto delle pri­va­tiz­za­zioni a oltranza nel set­tore fer­ro­via­rio e che oggi si radi­ca­lizza di fronte al degrado delle con­di­zioni di lavoro e alle minacce di una temuta modi­fica del con­tratto di lavoro.

Gli inter­mit­tenti pro­te­stano con­tro un accordo rag­giunto il 22 marzo scorso e che riduce i van­taggi dell’assegno di disoc­cu­pa­zione per i pre­cari del mondo dello spet­ta­colo (vedi il mani­fe­sto del 7 giu­gno). Il governo ha nomi­nato, con ritardo, un media­tore per gli inter­mit­tenti, ma il dia­logo resta tra sordi, con il governo che rimane immo­bile, preso in mezzo tra la sfida dei lavo­ra­tori dello spet­ta­colo che bloc­cano i festi­val e il Medef (la Con­fin­du­stria fran­cese) che minac­cia di far sal­tare tutto se non viene rati­fi­cato l’accordo.

La dire­zione della Sncf denun­cia una per­dita netta già di 80 milioni di euro a causa dello scio­pero. Gli inter­mit­tenti fanno valere che la cul­tura è un ele­mento impor­tante in Fran­cia nella com­po­si­zione del pil e che senza sus­sidi decenti il set­tore rischia il sof­fo­ca­mento. La mini­stra della cul­tura, Auré­lie Filip­petti, cerca di bar­ca­me­narsi, pro­met­tendo «con­cer­ta­zione», men­tre Valls fa il duro. Fer­ro­vieri e inter­mit­tenti, con riven­di­ca­zioni spe­ci­fi­che dis­si­mili, mani­fe­stano un males­sere più gene­rale, la delu­sione verso la sini­stra al governo, che già si è tra­dotta nella forte asten­sione delle euro­pee, dove il Fronte nazio­nale è arri­vato in testa.

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