G7, svolta sull’energia “Stop alla dipendenza dalle forniture russe”

G7. Obama: “Sanzioni se le provocazioni proseguono” Ma il leader del Cremlino torna sulla scena a Parigi

FEDERICO RAMPINI, la Repubblica redazione • 6/6/2014 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Copertina, Europa, Internazionale • 801 Viste

BRUXELLES . Grazie a Vladimir Putin, l’Europa avrà finalmente una politica energetica comune? Di certo un primo risultato della crisi ucraina, con ricatto energetico sullo sfondo, è palpabile: la Germania tradizionalmente ambientalista dà un via libera sia pur condizionale al “fracking”. Cioè a quella tecnologia (getti d’acqua e solventi per estrarre “shale gas”) grazie alla quale gli Stati Uniti godono di una sovrabbondanza di gas naturale e hanno visto crollare la propria fattura energetica. Altro gesto simbolico: l’Unione europea toglie l’etichetta infamante di idrocarburo “super-inquinante” al petrolio estratto da sabbie bituminose (come quello che esporta il Canada). Sono piccoli passi ma vanno tutti nella stessa direzione: per sottrarsi al ricatto della Russia, l’Europa e` costretta a imitare l’America di Obama, cioè a ridurre i vincoli ambientalisti pur di diversificare i suoi approvvigionamenti. «La crisi in Ucraina rende evidente che la sicurezza energetica richiede un cambio di passo al nostro approccio di diversificazione delle forniture energetiche».
È un passaggio chiave nelle conclusioni del G7 di Bruxelles: l’Europa non può più permettersi questi livelli di dipendenza dal gas di Mosca. È stato Matteo Renzi a presentare una relazione sul tema energetico al summit, e la Commissione Ue lo ha accompagnato con il suo Piano per la sicurezza energetica, su cui il presidente Barroso ha invitato i paesi membri a dare il loro accordo al vertice europeo di fine giugno. «La politica energetica dovrà essere la priorità della prossima Commissione Ue», ha dichiarato François Hollande.
La crisi ucraina ha continuato a occupare un’attenzione preponderante in questo G7, il primo dopo ben 16 anni nei quali era stato soppiantato dal “formato largo” del G8 con la Russia dentro. Barack Obama ha lanciato da Bruxelles un ultimatum a Mosca. «Vedremo cosa farà Putin nelle prossime due, tre, o quattro settimane — ha detto il presidente americano — poi se le provocazioni russe proseguono, è chiaro che i paesi del G7 sono pronti a imporre dei costi supplementari alla Russia ». Gli occidentali «sono compatti», ha garantito il presidente del Consiglio
Ue Herman Van Rompuy. Delle sanzioni settoriali per penalizzare l’economia russa potrebbero essere decise al vertice europeo del 26 e 27 giugno, ha preannunciato Angela Merkel.
Dietro l’unità di facciata però le crepe nel G7 ci sono. La più evidente è la decisione della Francia di procedere con la vendita di due modernissime navi da guerra, categoria Mistral, per 1,2 miliardi di euro alla Russia. «Ho espresso la mia preoccupazione per questa vendita, e non sono stato il solo; sarebbe stato meglio sospenderla», ha detto Obama.
Il gioco dei sottili distinguo, con cui le maggiori nazioni europee cercano di salvare qualche relazione privilegiata con Mosca, è stato messo in scena dal comico “balletto” degli incontri diplomatici post-G7. Appena concluso il vertice dal quale il russo era stato escluso, vari leader europei si sono trasferiti a Parigi dove oggi si celebra il 70esimo anniversario dello sbarco in Normandia. Il più veloce a incontrare Putin è stato il premier britannico David Cameron: senza aspettare di arrivare in città, i due si sono visti in una saletta riservata all’aeroporto Charles de Gaulle. Poi a dirigere le danze è stato François Hollande: il cerimoniale dell’Eliseo ha sfoggiato le sottigliezze della lingua francese per organizzare due cene consecutive con ospiti separati. Il “diner” in un ristorante della capitale ha unito Hollande e Obama alle ore 19. Poi il “souper” delle 21 si è tenuto all’Eliseo con Putin. Giravolte degne del teatro di vaudeville, delle pochade di Feydeau, ed anche del goldoniano Arlecchino servitore dei due padroni. Stamattina sarà la Merkel ad avere un colloquio bilaterale con Putin. L’unico reticente fino a ieri era Obama. La risposta del presidente americano («Io con Putin non ho mai smesso di parlare, ci siamo sentiti diverse volte durante la crisi ucraina») tradisce una certa irritazione per i colloqui bilaterali «in ordine sparso» con cui ciascun partner europeo sembra voler eccellere nelle diplomazie parallele. Ma le celebrazioni in Normandia potrebbero anche propiziare il primo incontro fra Putin e il neo-eletto presidente ucraino Petro Porochenko. Il russo si è mostrato possibilista: «In Normandia — ha dichiarato Putin — io non eviterò nessuno, parlerò con tutti».

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