La guerra del fracking

Argentina. «Il kirchnerismo sta consumando la sua parabola», dice il regista Pino Solanas, senatore della forza politica Progetto Sur, in Italia per presentare il suo ultimo documentario sui disastri ambientali

Geraldina Colotti, il manifesto redazione • 28/6/2014 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Copertina, Internazionale, Libri & culture • 972 Viste

«Il kirch­ne­ri­smo sta con­su­mando la sua para­bola. Una nuova forza come la nostra può dire molto sui temi prin­ci­pali che inte­res­sano il paese». Così dice al mani­fe­sto il cinea­sta e sena­tore argen­tino Pino Sola­nas. Sola­nas è venuto in Ita­lia per pre­sen­tare al tea­tro Valle di Roma il suo ultimo docu­men­ta­rio «La guerra del fracking », invi­tato dall’associazione A Sud, una delle realtà che pro­muo­vono la cam­pa­gna no frac­king. Oggi sarà a Taranto nell’ambito del think Green festi­val, il festi­val del gior­na­li­smo ambien­tale e della sostenibilità.

«La guerra del fracking » rac­co­glie le testi­mo­nianze degli abi­tanti della zona del Neu­quen, dove si trova il ser­ba­toio di Vaca Muerta. Voci che spie­gano gli effetti inqui­nanti della tec­nica non con­ven­zio­nale di estra­zione del gas. Un metodo per fran­tu­mare la roc­cia usando fluidi pre­gni di sostanze chi­mi­che che ven­gono iniet­tati nel sot­to­suolo con forte pressione.

Sola­nas ha con sé il numero di giugno-luglio della rivi­sta Causa Sur, «pen­sar nue­stra Ame­rica». In coper­tina, lo si vede ritratto con papa Ber­go­glio, che regge una maglietta con su scritto «No al fracking ». E ai danni ambien­tali pro­dotti dall’«hydraulic frac­tu­ring» (let­te­ral­mente frat­tu­ra­zione idrau­lica) è dedi­cata una lunga ana­lisi dell’avvocato Felix Her­rero, inti­to­lata «Frac­tu­ras y fracasos».

Causa sur è l’organo della vostra for­ma­zione poli­tica, Pro­getto Sur?

Non è una rivi­sta di par­tito, ma vi par­te­ci­pano i prin­ci­pali com­pa­gni di Pro­getto sur. Una forza poli­tica di cen­tro­si­ni­stra che è arri­vata a costi­tuire un fronte di otto par­titi poli­tici nella città di Bue­nos Aires per par­te­ci­pare alle legi­sla­tive dell’anno scorso. Per la prima volta abbiamo messo in fun­zione le pri­ma­rie simul­ta­nee aperte, una legge che esi­steva ma non veniva uti­liz­zata. Abbiamo costi­tuito un fronte con otto par­titi poli­tici dicendo: siamo l’unità nella diversità.

Un punto d’approdo otte­nuto dopo aver lavo­rato insieme su tanti pro­getti nell’ambito del Con­gresso e nella vita sociale e poli­tica del paese. Non abbiamo avuto la pre­tesa di essere d’accordo su tutto ma sui punti fon­da­men­tali e sul dibat­tito interno. Così abbiamo otte­nuto un grande suc­cesso, per­ché abbiamo vinto le pri­ma­rie e dopo due mesi alle legi­sla­tive siamo arri­vati secondi, a tre punti dal vin­ci­tore, anche se le nostre finanze costi­tui­vano il 10% di quelle del par­tito uffi­ciale che governa Bue­nos Aires, di cen­tro­de­stra, e del governo nazio­nale. Io sono stato eletto sena­tore per la città di Bue­nos Aires e pre­si­dente della Com­mis­sione difesa dell’ambiente.

L’Argentina vive un momento dif­fi­cile. Qual è la sua opinione?

Si sta con­su­mando la para­bola del kirch­ne­ri­smo. Il governo è vit­tima dei grandi pro­blemi strut­tu­rali che non ha saputo affron­tare, due punti su tutti: il pro­blema ener­ge­tico e la rico­stru­zione indu­striale, delle fer­ro­vie, dei tra­sporti ecce­tera, e il debito estero.

E’ un governo che ha ali­men­tano una monu­men­tale cor­ru­zione. Un sistema orga­niz­zato per favo­rire società ami­che che hanno spe­cu­lato sulle grandi opere pub­bli­che. Un sistema che si regge su una grande men­zo­gna, diven­tata pra­tica di governo: si sono fal­si­fi­cate le sta­ti­sti­che. Un’inflazione del 25–30% è diven­tata in par­la­mento del 9–10%.

Que­sta poli­tica di fal­si­fi­ca­zione ha fatto sì che il cit­ta­dino per­desse fidu­cia nella moneta.

Molte orga­niz­za­zioni di sini­stra vi cri­ti­cano, però, per essere alleati con for­ma­zioni di destra

Sì, dicono che siamo mode­ra­ta­mente di centro-sinistra. Noi siamo un par­tito di idee, che riu­ni­sce figure di ambito poli­tico e cul­tu­rale, intel­let­tuali. Non siamo un par­tito di massa. Ci bat­tiamo per il con­trollo delle risorse natu­rali, a par­tire dall’acqua, siamo a fianco del 40% dei lavo­ra­tori che non ha coper­tura sociale, degli oltre 5 milioni di pen­sio­nati che per­ce­pi­scono circa 180 euro al mese.

Pro­getto sur difende l’idea di sovra­nità nazio­nale e gli inte­ressi dei paesi con­tro i grandi tri­bu­nali come il Ciadi, difende la que­stione sociale, la demo­cra­zia par­te­ci­pa­tiva, l’ambiente e un nuovo modello di svi­luppo, un pro­fondo lavoro in campo cul­tu­rale. Senza una vera riforma in campo edu­ca­tivo non si va da nes­suna parte.

Il suo giu­di­zio sulla gestione Kirch­ner è dun­que total­mente negativo?

Come dicevo, non si sono affron­tati i pro­blemi strut­tu­rali, anche se ci sono state cose posi­tive in ter­mini di diritti civili, rispetto al pro­blema della memo­ria, ad alcune misure sociali. E cer­ta­mente, a par­tire da Nestor Kirch­ner si è cer­cata l’alleanza con quelle parti dell’America latina con­tra­rie al pro­getto neo­li­be­ri­sta dell’Alca e del Nafta. Oggi quei pro­getti sono andati avanti rin­sal­dando nuove alleanze regio­nali come Una­sur, Mercosur.

I fondi avvol­toi rischiano di stroz­zare nuo­va­mente l’Argentina? C’è di nuovo un rischio default?

Il debito dell’Argentina è il risul­tato del più grande atto di cor­ru­zione, del patto di com­pli­cità fra i due prin­ci­pali par­titi, nasce e si svi­luppa durante la dit­ta­tura. Un debito ille­git­timo pat­tuito e gestito dalla giu­ri­spru­denza Usa. Eppure gli stessi Stati uniti secondo quella giu­ri­spru­denza non hanno accet­tato di pagare il debito all’Iraq per­ché il debito con i governi dit­ta­to­riali non sono con­si­de­rati debiti.

Non si è fatto abba­stanza per non pagare il debito. E in fondo non siamo mai usciti dav­vero dal default. L’eccedenza di ric­chezza non è andato per le pen­sioni o la cre­scita indu­striale, ma per le ban­che, gli affari e gli interessi.

I paesi dell’America latina che si richia­mano al socia­li­smo del XXI secolo hanno scelto la strada della sovra­nità. Qual è il modello che più le piace?

Ho avuto buone rela­zioni con Cha­vez e stimo molto il regi­sta Roman Chal­baud, ma il modello che pre­fe­ri­sco è l’Uruguay.

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