I nuovi conti del governo per evitare la manovra

I nuovi conti del governo per evitare la manovra

ROMA — Al ministero dell’Economia sanno che il lavoro più duro comincia ora. Il premier Matteo Renzi la sua parte l’ha fatta, strappando nel documento conclusivo del Consiglio europeo dell’altro ieri una formulazione che autorizza il «miglior utilizzo della flessibilità» già prevista dal patto di Stabilità, in pratica limitati e temporanei spazi di allentamento del rigore in cambio di riforme che assicurino una maggior crescita del Prodotto interno lordo (Pil). Adesso la palla passa al ministro Pier Carlo Padoan. Toccherà a lui conquistare questi spazi. Già da ieri il ministro ha cominciato a studiare i dossier in vista della riunione dell’Eurogruppo (ministri economici della zona euro) del 7 luglio e del vertice Ecofin (ministri economici dell’Ue) il giorno successivo, quando Padoan debutterà appunto come presidente di turno dell’Ecofin, nell’ambito del semestre italiano di presidenza Ue che partirà il primo luglio. Quella riunione avrà all’ordine del giorno l’approvazione delle Raccomandazioni per ciascuno dei 28 Paesi dell’Unione, messe a punto nelle scorse settimane dalla Commissione europea e che hanno ricevuto un primo via libera dal Consiglio europeo.
Padoan conosce benissimo le Raccomandazioni riservate all’Italia: 17 pagine che, per il momento, non aprono alcuno spazio di flessibilità. Anzi ribadiscono il giudizio negativo dell’Ue sulla decisione del governo italiano di rinviare di un anno, dal 2015 al 2016, il pareggio strutturale di bilancio. Decisione motivata con la necessità di finanziare misure per la crescita. Il fatto è che la principale divergenza tra il governo Renzi e le istituzioni europee rimane proprio sulle stime di aumento del Pil. Renzi e Padoan insistono che nel 2014 sarà dello 0,8%, la Commissione europea non va oltre lo 0,6%.
Il rinvio del pareggio di bilancio unito a una previsione di crescita inferiore porta l’Ue a concludere che l’Italia non sarà in grado di invertire l’andamento del debito che, secondo le regole del Fiscal compact, dovrebbe ridursi ogni anno di circa 3 punti e mezzo in rapporto al Pil in modo da passare dal 135% attuale al 60% nel giro di venti anni. Il rischio, secondo la Commissione, è appunto che anche nel 2015 il debito continui ad aumentare. In questo caso l’Italia rischierebbe l’apertura di una procedura per debito eccessivo, che imporrebbe il ricorso a politiche rigoriste. Per evitare questo scenario la prima delle raccomandazioni riservate all’Italia chiede un «rafforzamento delle misure di bilancio per il 2014». In pratica una manovra aggiuntiva. Che il governo ha già detto di non voler fare. Su questo punto c’era è c’è disaccordo, anche dopo il Consiglio europeo di due giorni fa.
Le novità sono che questo disaccordo verrà gestito da qui a novembre all’interno di una cornice politica più favorevole all’Italia per tre motivi: la presidenza di turno dell’Ue; il fatto che la Commissione europea è in scadenza; il fatto che la nuova Commissione che entrerà in carica il primo novembre, e che sarà quindi quella che giudicherà la prossima legge di Stabilità che il governo italiano, come gli altri, invierà a Bruxelles entro il 15 ottobre, lo farà appunto alla luce di un documento politico che autorizza il miglior utilizzo delle flessibilità previste.
Che spazi possono concretamente aprirsi? Il governo potrebbe ottenere che 5-6 miliardi di cofinanziamenti nazionali ai fondi strutturali europei non vengano conteggiati nel deficit e che anche i pagamenti dei debiti commerciali della Pubblica amministrazione restino fuori. Ma tali prospettive potranno aprirsi solo se arriveranno segnali positivi sul Pil. Il dato del secondo trimestre verrà diffuso dall’Istat il 6 agosto. Se non dovesse essere buono (e purtroppo le previsioni, ultime quelle della Confindustria, non sono incoraggianti), lo stesso governo sarebbe costretto a rivedere i suoi piani con la nota di aggiornamento del Def (Documento di economia e finanze) a metà settembre. Anche perché sia la spending review (taglio della spesa publica) sia le privatizzazioni stanno andando a rilento. Padoan potrebbe prenderne atto e preparare una manovra pesante. Senza aspettare Bruxelles.
Enrico Marro


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