I danni della Tav arrivano a Roma

No Tav. Val di Susa. Esposto di associazioni e comitati locali al Tribunale per i diritti dei popoli

?Mauro Ravarino, il manifesto redazione • 11/6/2014 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Copertina, Movimenti • 747 Viste

Con­te­stare la vio­la­zione dei diritti nelle tante peri­fe­rie del mondo è spesso più facile che rico­no­scerla nel cuore dell’Europa. Magari lad­dove le Alpi si incre­spano, al con­fine tra Ita­lia e Fran­cia, e sotto di esse si vor­rebbe far cor­rere un treno veloce (forse, ora, senza più merci) che poco serve, se non alle ristrette lobby, e che la popo­la­zione del ter­ri­to­rio con­te­sta da anni. Tav e Val di Susa sono molto di più che un pro­getto e un luogo geo­gra­fico.

Da 35 anni, esi­ste un orga­ni­smo inter­na­zio­nale, il Tri­bu­nale per­ma­nente dei diritti dei popoli, erede del Tri­bu­nale Rus­sell che negli anni Ses­santa dello scorso secolo, con lo scopo di difen­dere i diritti dell’uomo, indagò i cri­mini com­messi dai mili­tari sta­tu­ni­tensi nella guerra del Viet­nam. Ha sede a Roma presso la Fon­da­zione Lelio Basso. Si è occu­pato del caso Bho­pal e di Cher­no­byl e, recen­te­mente, delle atti­vità delle imprese trans­na­zio­nali in Colom­bia, affer­mando che è diritto dei cit­ta­dini e delle comu­nità «essere con­sul­tati al fine di otte­nere il con­senso libero, pre­vio e infor­mato, prima di adot­tare e appli­care misure legi­sla­tive o ammi­ni­stra­tive che li dan­neg­gino».
Al Tri­bu­nale si sono rivolti – inviando un espo­sto – il Con­tros­ser­va­to­rio Val­susa (rete di asso­cia­zioni, cit­ta­dini e tec­nici) e 15 ammi­ni­stra­tori della Valle con la richie­sta di veri­fi­care se siano stati rispet­tati o vio­lati i diritti fon­da­men­tali degli abi­tanti val­su­sini.
«Al di là delle appa­renze, con l’attenzione con­vo­gliata solo sulle que­stioni di ordine pub­blico, la Torino-Lione – ha sot­to­li­neato Livio Pepino, ex magi­strato e pre­si­dente del Con­tros­ser­va­to­rio – è un tema poco cono­sciuto. Siamo dispo­sti a sot­to­porci al giu­di­zio di un sog­getto terzo, anche al rischio di vedere smen­tite le nostre con­vin­zioni.
Il Tri­bu­nale ha ini­ziato la fase di pre-istruttoria e sta valu­tando i docu­menti tec­nici. Sapremo solo nei pros­simi mesi, se isti­tuirà una ses­sione a Torino». La corte sarà for­mata da un mem­bro per ogni con­ti­nente ed emet­terà una sen­tenza che – essendo un Tri­bu­nale d’opinione – non avrà vali­dità giu­di­zia­ria ma avrà un risalto inter­na­zio­nale. «Il tema di cui l’esposto inve­ste il Tri­bu­nale – ha con­ti­nuato Pepino – tra­va­lica il caso con­creto e pone que­stioni di rile­vanza gene­rale, dalle cre­scenti deva­sta­zioni ambien­tali lesive dei diritti anche delle gene­ra­zioni future alla dra­stica estro­mis­sione dalle scelte delle popo­la­zioni inte­res­sate. Di tutto que­sto la Val di Susa è un sim­bolo».
Da 25 anni la Valle, stretta ma den­sa­mente popo­lata (97 mila abi­tanti), si batte con­tro quest’opera-mostro, evi­den­ziando i mol­te­plici aspetti cri­tici.
In pri­mis, l’impatto ambien­tale e i gra­vis­simi rischi per la salute degli abi­tanti, deri­vanti dallo scavo del tun­nel in una mon­ta­gna ricca di amianto e di ura­nio e dai rela­tivi lavori pre­pa­ra­tori, con dif­fu­sione nell’atmosfera delle pol­veri sol­le­vate. Poi, «la con­cla­mata inu­ti­lità dell’opera, voluta da grandi gruppi impren­di­to­riali e ban­cari, sia per la suf­fi­cienza della fer­ro­via già esi­stente (uti­liz­zata oggi per meno di un quinto delle sue poten­zia­lità) sia per la caduta ver­ti­cale del traf­fico merci e pas­seg­geri sulla diret­trice est-ovest (in dimi­nu­zione anche su strada).
E, ancora, lo sper­pero di denaro pub­blico, ammon­tando i costi dell’opera, in base ai pre­ven­tivi, a 26 miliardi di euro (in un con­te­sto in cui, nelle grandi opere pub­bli­che, i costi finali, nel nostro Paese, supe­rano media­mente di oltre cin­que volte quello pre­ven­ti­vato).
Infine, «il man­cato coin­vol­gi­mento del ter­ri­to­rio, lo sca­val­ca­mento delle isti­tu­zioni locali e l’assenza di qual­si­vo­glia mec­ca­ni­smo di con­sul­ta­zione dal basso alle deci­sioni» (pre­vi­sto dalla Con­ven­zione di Aarhus del 1998, un trat­tato inter­na­zio­nale volto a garan­tire all’opinione pub­blica e ai cit­ta­dini il diritto alla tra­spa­renza e alla par­te­ci­pa­zione sui pro­cessi deci­sio­nali di governo locale, nazio­nale e tran­sfron­ta­liero con­cer­nenti l’ambiente).
Il ricorso al Tri­bu­nale verrà pre­sen­tato venerdì a Susa dallo stesso Pepino, Marco Revelli, San­dro Plano, Ales­san­dra Algo­stino, Clau­dio Can­celli, Alberto Perino.
A soste­gno dell’esposto si sono espressi per­so­na­lità dall’Italia e dal mondo: Frei Betto, Ken Loach, Leo­nardo Boff, Ales­san­dro Zano­telli, Serge Latou­che, Sal­va­tore Set­tis, Luca Mer­calli, Ceci­lia Strada, Marco Aime, Gustavo Esteva, Dario Fo, Tomaso Mon­ta­nari, Paolo Rumiz, Ser­gio Staino, Luciano Gal­lino, per citarne alcuni. Hanno tutti sot­to­li­neato come la vicenda sia «emble­ma­tica della nuova fron­tiera dei diritti di fronte allo stra­po­tere degli inte­ressi eco­no­mici che mette in peri­colo l’equilibrio eco­lo­gico e demo­cra­tico del pianeta».

Articoli correlati

5 per mille

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »

Pin It on Pinterest

Share This