Incentivi rinnovabili ridotti e stop agli sconti alle Fs così risparmieranno le Pmi

by redazione | 18 Giugno 2014 11:18

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«Togliere a chi ha avuto troppo, restituire a chi ha pagato di più». Con questa filosofia il governo Renzi porterà al Consiglio dei ministri di venerdì le misure per tagliare del 10% la bolletta delle Pmi, che pagano l’energia un terzo in più rispetto alle rivali europee e in futuro potrebbero risparmiare fino a 3 miliardi. Il provvedimento circola in bozza da giorni, ma fino all’ultimo sarà limato e modificato, anche per la pressione delle lobby di settore.
Il cuore della norma – da inserire in un decreto legge omnibus – dovrebbe dilazionare gli incentivi alle energie rinnovabili, protagoniste
dal 2010 di un boom e che pesano per metà dell’energia nazionale. Ma le fonti alternative costano molto: su 13 miliardi di euro di oneri 2013 del sistema, 12,5 miliardi sono stati per incentivi a eolico e solare, e nel 2016 l’Autorità per l’energia stima si raggiungerà il picco di 13,5 miliardi, anche per l’impatto dei certificati verdi. La scure spaventa Assorinnovabili, associazione di settore che teme per «10mila posti di lavoro a rischio» e nel chiedere al governo di pensare ai «grandi consumatori di energia», informa che il presidente emerito della Corte Costituzionale, Valerio Onida, ha formulato un parere sulla legittimità della “spalmatura”, meccanismo per cui i crediti da incentivi sono estesi nel tempo per compensarne il calo della rata.
La bozza del Ministero sviluppo economico, guidato da Federica Guidi, ha declinato il tagliabollette in 43 pagine con «una serie di misure per eliminare le rendite e i sussidi incrociati ingiustificati, far funzionare la concorrenza, promuovere la legalità», e mandare a regime nel 2015, con risparmi da 1,9 a 2,9 miliardi l’anno (dipende dalla severità delle norme finali, dal gettito e dai comportamenti degli attori). Due terzi dei risparmi verranno da voci tariffarie specifiche, il resto da componenti strutturali. La misura cardine è la “spalmatura” di incentivi: facoltativa,
per le rinnovabili non solari, allungando di sette anni gli incentivi con meno rate tra 100 e 250 milioni; obbligatoria per gli operatori fotovoltaici, «specie sopra i 200 Kw, che godono incentivi superiori sia alle altre fonti sia agli altri paesi europei». Questi dovranno aumentare da 20 a 24 anni l’ammortamento, senza interessi, con risparmi di almeno 700 milioni. La spalmatura sarà evitabile accettando un taglio del 10% dell’incentivo da gennaio. I due tipi di dilazioni, che impattano su contratti già firmati e piani di investimento a lunga durata, valgono tra metà e un terzo dei risparmi. Il resto viene da rivoli: la riforma del “componente evitato di combustibile” Cip6 (180 milioni); l’intestazione dei costi di produzione intermittente a chi li causa, con risparmio di 100 milioni; la riduzione della potenza interrompibile da 3.900 a 3.000 Mw (tra 100 e 150 milioni); la rimozione dell’esenzione di oneri interrompibili (100 milioni); l’attribuzione del regime speciale Fs al solo servizio universale (non più all’Alta velocità) con risparmi di 120 milioni; la fine degli sconti al Vaticano e a San Marino (10-20 milioni) e agli ex dipendenti (20 milioni); la fine dell’esenzione di oneri di sistema alle reti private Riu Reu Seseu (100-150 milioni); l’intestazione dei costi del
Gse a chi lo usa (i beneficiari di incentivi) (50 milioni); la riduzione di colli di bottiglia con nuove infrastrutture (100-300 milioni); lo spostamento alla fiscalità dei costi di smantellamento delle centrali nucleari (100-300 milioni). Nel settore gas, infine, una più efficiente remunerazione delle reti (100-300 milioni); il potenziamento infrastrutturale per ridurre i costi delle misure di emergenza (20-60 milioni); la fine dei sussidi alle centrali a olio (40 milioni). Da ottobre ci saranno anche semplificazioni burocratiche, con un “modello unico” per realizzare impianti rinnovabili.

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