Kosovo. Il buco nero d’Europa alle elezioni anticipate

Kosovo. Un’indagine della magistratura internazionale accusa il primo ministro di traffico di organi per finanziare le sue milizie dell’Uck

Tommaso Di Francesco, il manifesto redazione • 8/6/2014 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Europa, Internazionale • 5080 Viste

Oggi vota il Kosovo, l’ex pro­vin­cia serba che si è auto­pro­cla­mata uni­la­te­ral­mente «Stato» nel 2008. La nazione è rico­no­sciuta da poco più della metà dei mem­bri dell’Onu, ma il suo sta­tus divide ancora il Con­si­glio di Sicu­rezza e la stessa Unione europea.

Qua­lun­que sarà il risul­tato delle ele­zioni poli­ti­che anti­ci­pate, con­vo­cate per­ché tra i tanti si è aperto un con­flitto sulla nascita di un eser­cito rego­lare nazio­nale, osteg­giato anche dalla mino­ranza serba che par­te­cipa al par­la­mento di Pri­stina, tre sono i fatti rile­vanti da sot­to­li­neare, che fanno ancora di que­sta realtà il buco nero dell’intera Europa e degli stessi Bal­cani nor­ma­liz­zati a ferro e fuoco. Il Kosovo è ancora pre­si­diato da un forte con­tin­gente Nato di migliaia di militari.

Il primo riguarda il voto dei serbi delle enclave, soprat­tutto nelle città del nord a comin­ciare dalla divisa Koso­v­ska Mitro­vica. I serbi rima­sti in Kosovo sono circa cen­to­mila – su una popo­la­zione di meno di 2 milioni di abi­tanti -, gli altri con tutta la comu­nità rom sono fug­giti sotto il ter­rore che si è sca­te­nato dopo la vit­to­ria mili­tare delle mili­zie dell’Uck gra­zie ai bom­bar­da­menti «uma­ni­tari» della Nato che per 78 giorni hanno deva­stato l’intero ter­ri­to­rio della ex Jugo­sla­via, con tante stragi da effetti col­la­te­rali rima­ste asso­lu­ta­mente impu­nite. Non a caso sulla piazza prin­ci­pale di Pri­stina tro­neg­gia la sta­tua di Bill Clinton.

E veniamo così alla seconda que­stione. Per­ché ora la novità è data dall’accordo di Bru­xel­les di un anno fa tra Bel­grado e Pri­stina, sotto i dik­tat dell’Unione euro­pea che ha pre­teso una forma di rico­no­sci­mento del Kosovo da parte della Ser­bia. Bel­grado non rico­no­sce ( come tutti i serbi) il Kosovo come Stato sepa­rato, lo con­si­dera peral­tro fon­da­tivo della nazione, della cul­tura e della reli­gione serba.

Ma ora è stato sot­to­scritta una sorta di «con­senso assenso» che ha por­tato di fatto a misco­no­scere le richie­ste di appar­te­nenza alla Ser­bia della mino­ranza rima­sta in Kosovo, con il ritiro della rap­pre­sen­tanza gover­na­tiva dal nord e lo scam­bio di uffi­ciali di col­le­ga­mento, quasi ambasciatori.

La mino­ranza serba dun­que è abban­do­nata, allo sbando, si sente «ven­duta senza niente in cam­bio» e, com’è già acca­duto per le ammi­ni­stra­tive del 2013, nono­stante ras­si­cu­ra­zioni dell’ultimo minuto date dal neo­pre­mier di serbo Alek­san­dar Vucic che ha dichia­rato che «non sarebbe sag­gio non par­te­ci­pare al voto di dome­nica», pro­ba­bil­mente diser­terà con una per­cen­tuale molto alta le urne. Da tenere conto che finora lo stesso refe­ren­dum per l’indipendenza, che ebbe il 43% di votanti, e le altre ele­zioni, hanno visto l’astensione in massa degli stessi elet­tori kosovaro-albanesi.

Terzo argo­mento, tutt’altro che secon­da­rio, Il Kosovo è dav­vero il buco nero d’Europa quanto a traf­fici mala­vi­tosi, cor­ru­zione e vio­la­zione dei diritti umani, nono­stante o «gra­zie» l’immensa quan­tità di denaro inter­na­zio­nale – dell’Ue-Eulex, della Kfor-Nato, della mis­sione Onu, dell’Osce – fluito copio­sa­mente nelle casse di par­titi e isti­tu­zioni. Una cor­ru­zione che deriva dalla natura mala­vi­tosa della guer­ri­glia Uck, prima con­si­de­rata dal Dipar­ti­mento di Stato Usa come «ter­ro­ri­sta» e nel marzo del 1999 all’improvviso alleata e fan­te­ria della Nato.

La guida dell’Uck era Hashim Thaqi, ora primo mini­stro. È lo stesso Hashim Thaqi che una inda­gine della magi­stra­tura inter­na­zio­nale, dopo le denunce del rap­por­teur del Con­si­glio d’Europa Dick Marty e di Carla Del Ponte, indica come il respon­sa­bile di un cri­mine unico: avere orga­niz­zato per finan­ziare le sue mili­zie, un traf­fico di organi espian­tati a cen­ti­naia di cit­ta­dini serbi inermi cat­tu­rati durante la guerra civile.

Que­sto pro­cesso pende sulle ele­zioni di oggi, così come i risul­tato dell’altro pro­cesso che si è con­cluso un mese fa a Pri­stina, sem­pre per espianto di organi ma dal 2006 in poi, nella cli­nica Medi­cus della capi­tale koso­vara, con cin­que con­danne di per­so­na­lità, anche medi­che, che chia­mano in causa la lea­der­ship di Thaqi.

Suo­nano dun­que a dir poco ambi­gue le parole «L’Unione euro­pea desi­dera vedere ele­zioni legi­sla­tive libere, eque ed inclu­sive» in Kosovo, pro­nun­ciate ieri dal capo della diplo­ma­zia Ue, Cathe­rine Ash­ton, la pro­ta­go­ni­sta del dik­tat a Bel­grado per il quasi «rico­no­sci­mento». Per il Kosovo que­ste sono «le prime ele­zioni — ha sot­to­li­neato Ash­ton — dopo la con­clu­sione dei nego­ziati dell’accordo di asso­cia­zione» fra Ue-Kosovo, di con­se­guenza un test impor­tante per il futuro per­corso di inte­gra­zione di Pri­stina nell’Unione dei 28, ma anche di Bel­grado, che ha invi­tato i serbi del Nord a non boi­cot­tare que­sto voto. Come finirà?

Le pre­ce­denti ele­zioni par­la­men­tari si sono tenute in Kosovo nel 2010, le prime dopo la pro­cla­ma­zione d’indipendenza uni­la­te­rale dalla Ser­bia il 17 feb­braio 2008. Prima forza poli­tica era risul­tata allora il Par­tito demo­cra­tico del Kosovo (Pdk) del pre­mier Hashim Thaqi con il 33,5% dei voti, seguito dalla Lega demo­cra­tica del Kosovo (Ldk) con il 23,6%, il movi­mento iper­na­zio­na­li­sta Vete­ven­do­sje (Auto­de­ter­mi­na­zione) con il 12,2%, l’Alleanza per il futuro del Kosovo con il 10,8%.

Hashim Thaqi punta a rilan­ciarsi e a vin­cere ma, dicono i son­daggi che lo indi­cano come respon­sa­bile di troppe male­fatte, le sor­prese non mancheranno.

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