Kosovo, scontri e feriti a Mitrovica. Veleni a Pristina

Serbia/Kosovo. I tumulti nel corso di una manifestazione nazionalista di protesta contro un giardino, ornato da piante e sculture, allestito in mezzo al «ponte nuovo», principale punto d’attraversamento tra i versanti della città

Matteo Tacconi, il manifesto redazione • 24/6/2014 • Copertina, Internazionale • 2127 Viste

Sas­sa­iole, lacri­mo­geni, auto incen­diate. 10 civili e 13 poli­ziotti feriti: nuove vio­lenze a Koso­v­ska Mitro­vica, la città divisa del Kosovo, dome­nica sulla sponda alba­nese dell’Ibar, il fiume che taglia in due il cen­tro abi­tato. I quar­tieri nord sono serbi, quelli sud alba­nesi. L’Ibar demarca anche il limite tra il ter­ri­to­rio ammi­ni­strato da Pri­stina e quello con­trol­lato dai serbi del Kosovo con le «isti­tu­zioni paral­lele» legate a Belgrado.

I tumulti nel corso di una mani­fe­sta­zione nazio­na­li­sta di pro­te­sta con­tro un giar­dino, ornato da piante e scul­ture, alle­stito in mezzo al «ponte nuovo», prin­ci­pale punto d’attraversamento tra i ver­santi della città. Gli alba­nesi l’hanno inter­pre­tata come un nuovo, pro­vo­ca­to­rio ten­ta­tivo dei serbi di bloc­care il pas­sag­gio, dopo che il 18 giu­gno erano stati rimossi i bloc­chi posti sull’infrastruttura nel 2011, dopo la pastic­ciata ope­ra­zione, seguita da duri scon­tri, con cui la poli­zia di Pri­stina aveva cer­cato di spin­gersi oltre l’Ibar e pren­dere il con­trollo delle dogane. Per­ché la rimo­zione delle bar­ri­cate? L’azione rien­tra nel pro­cesso di nor­ma­liz­za­zione tra Bel­grado e la sua ex pro­vin­cia, auto­pro­cla­ma­tasi indi­pen­dente nel 2008, nove anni dopo i bom­bar­da­menti Nato sulla Jugo­sla­via di Milosevic.

Nel 2013 i due governi, con la media­zione Ue, hanno fir­mato un accordo che pre­vede il par­ziale sman­tel­la­mento delle isti­tu­zioni paral­lele. In cam­bio si offre ai serbi un alto grado di auto­go­verno. Un’intesa rima­sta un pezzo di carta. Una parte della società civile e poli­tica serbo-kosovara non intende ade­guarsi a Bel­grado, che s’è ammor­bi­dita sul Kosovo per avviare i nego­ziati sull’ingresso nell’Ue. I serbo-kosovari si oppon­gono alla nascita di un eser­cito kosovaro-albanese annun­ciato da Pri­stina. Il pre­mier serbo Alek­san­dar Vucic cerca di con­vin­cerli che l’accordo con Pri­stina non li dan­neg­gia, ma anzi, offre solide garan­zie di autonomia.

Ma i fatti di Mitro­vica evi­den­ziano dina­mi­che vele­nose anche sul ver­sante alba­nese. In molti rifiu­tano con­vi­venza e accordi con i serbi, pre­ten­dendo una sovra­nità non nego­zia­bile a nord dell’Ibar. Prin­ci­pale inter­prete di que­sta cor­rente è Vete­ven­do­sje, par­tito radi­cale nato dal movi­men­ti­smo uni­ver­si­ta­rio. Alle ele­zioni dell’8 giu­gno ha otte­nuto il 14%. Senza il suo appog­gio è dif­fi­cile for­mare una coa­li­zione. Ma ora che governo uscirà a Pri­stina? Il primo mini­stro uscente Thaqi ha otte­nuto la mag­gio­ranza rela­tiva, per­tanto dovrebbe assu­mere l’iniziativa. Ma i par­titi all’opposizione nella scorsa legi­sla­tura hanno fir­mato un accordo di coa­li­zione che lo esclude. Sospinti a quanto si dice da chi, in ambienti euro­pei e atlan­tici, s’è stu­fato di Thaqi e della sua cricca, accu­sata di cro­nica corruzione.

Intanto si lavora per lan­ciare una corte spe­ciale, koso­vara ma con giu­dici inter­na­zio­nali, che dovrebbe esa­mi­nare i cri­mini com­messi dall’Esercito di libe­ra­zione del Kosovo (Uck), com­presi quelli impu­tati a Thaqi sul traf­fico di organi espian­tati da pri­gio­nieri serbi. Un altro fat­tore d’instabilità.

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