L’ennesima strage di migranti nel Mediterraneo non impressiona più nessuno

Migranti. Si ribaltano due gommoni al largo delle coste libiche. Le navi della marina trovano 40 naufraghi e 10 corpi senza vita, ma all’appello mancherebbero altre 130 persone

Luca Fazio, il manifesto redazione • 15/6/2014 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati • 740 Viste

Migranti. Si ribaltano due gommoni al largo delle coste libiche. Le navi della marina trovano 40 naufraghi e 10 corpi senza vita, ma all’appello mancherebbero altre 130 persone. Il ministro dell’Interno Angelino accusa gli altri paesi europei e minaccia di sospendere l’operazione Mare Nostrum: “Il mediterraneo è una frontiera europea e quindi l’Europa deve farsi carico della ricerca di eventuali naufraghi”

Andare a pren­derli. Por­tarli qui. Assi­sterli. Que­sta è la sola cosa da fare per non par­te­ci­pare a un delitto col­let­tivo. Ma non c’è con­danna, né ver­go­gna, per cui basta avere un po’ di for­tuna per non dover assi­stere ogni giorno alla penosa conta dei morti: se le navi dell’operazione “Mare Nostrum” arri­vano per tempo, bene, altri­menti gli anne­gati riman­gono fan­ta­smi e distur­bano ancora meno. Ormai si rimane nel vago, oggi una decina, o decine, forse un cen­ti­naio. Pro­prio in que­ste ore, nel tratto di mare tra la Libia e le isole Pela­gie (Linosa e Lampedusa).

Ma non si impres­siona più nes­suno, nem­meno coloro che per dovere sareb­bero chia­mati ad espri­mere la solita com­mo­zione di rito. I poli­tici. Dun­que, non si capi­sce per­ché que­sto governo (come gli altri) dovrebbe farsi carico di que­sta immane tra­ge­dia che lascia l’opinione pub­blica del tutto indif­fe­rente. La mitica società civile ha altro cui pen­sare. Certo, il mini­stro dell’Interno, per dovere, ogni giorno è costretto a sbrac­ciarsi per farsi sen­tire, ma il suo è un pen­siero che ha il respiro di una con­fe­renza stampa che non inte­ressa nessuno.

Ras­si­cura i sin­daci sici­liani, pro­mette risorse per l’accoglienza, ipo­tizza piani per gestire l’emergenza, come se la siste­ma­zione digni­tosa dei migranti (quasi tutti pro­fu­ghi) non fosse un “pro­blema” che andava gestito e risolto per tempo, mesi fa, distri­buen­doli su tutto il ter­ri­to­rio nazio­nale. Di più non può. Ma soprat­tutto ce l’ha sem­pre con l’Europa Ange­lino Alfano, e ha pure ragione. Nes­suno lo ascolta. Lo lascia solo anche il governo, soprat­tutto il suo pet­to­ruto pre­si­dente del Con­si­glio Mat­teo Renzi, che non ha mai spre­cato una parola per quella che viene deru­bri­cata come “la tra­ge­dia dell’immigrazione”. Prima o poi dirà la sua, magari quando altre decine (o cen­ti­naia) di corpi gia­ce­ranno sul molo di qual­che porto nostrano.

Ma non è que­sto il caso. L’altro giorno i corpi recu­pe­rati sono stati “solo” dieci. Rou­tine. Anche se il sin­daco di Lam­pe­dusa Giusi Nico­lini, la stessa per­sona che il Pd voleva can­di­dare in Europa prima di riman­giarsi la parola data, è stata la prima a ripor­tare le testi­mo­nianze dei soprav­vis­suti che resti­tui­scono alla cro­naca i con­torni dell’ennesima strage nel medi­ter­ra­neo. I morti sono più di dieci. Molti di più.

Que­sti i fatti. Nell’ambito dell’operazione “Mare Nostrum”, una unità della marina ha tro­vato in mare, a 105 miglia da Lam­pe­dusa, 39 nau­fra­ghi alla deriva su un gom­mone, e suc­ces­si­va­mente, 12 miglia più a sud, una nave mer­can­tile ha rac­colto un uomo solo (due dei nau­fra­ghi erano gra­ve­mente ustio­nati e per soc­cor­rerli è stato neces­sa­rio uti­liz­zare un eli­cot­tero). Dalle loro testi­mo­nianze — come ripor­tato da Nico­lini e con­fer­mato dalla marina mili­tare ita­liana — i gom­moni rove­sciati sareb­bero due, e su ognuno si sareb­bero imbar­cate circa 80–90 per­sone. Quindi, nella peg­giore delle ipo­tesi, nel pome­rig­gio di venerdì sono morte 140 per­sone, nella migliore gli scom­parsi sono 120.

Non c’è lutto nazio­nale, non c’è nulla. C’è solo Ange­lino Alfano che dichiara tutto e il con­tra­rio di tutto, senza timore di con­trad­dirsi. Prima ha detto “siamo qui per tro­vare solu­zioni con­crete e imme­diate, la nostra prio­rità è dare acco­glienza e sal­vare vite”, poi ha riba­dito che l’operazione “Mare Nostrum” non può durare all’infinito, anzi ha minac­ciato di sospen­derla, anche se oggi tirare i remi in barca signi­fica con­dan­nare a morte cen­ti­naia e cen­ti­naia di persone.

“Il medi­ter­ra­neo è una fron­tiera euro­pea — ha spie­gato — e noi sal­viamo le vite di chi vuole andare in Europa non di chi vuole venire a Poz­zallo o a Ragusa, e quindi o l’Europa si fa carico di una ope­ra­zione di ricerca dei pos­si­bili nau­fra­ghi oppure la mia pro­po­sta sarà di non pro­se­guire l’operazione “Mare Nostrum”. Ha alzato la voce, e deve essere que­sto il tono che l’Italia cer­cherà di assu­mere durante il seme­stre euro­peo per chie­dere aiuto (cioè soldi) all’Europa: “L’Italia non può più farsi carico del disa­stro creato in Libia dagli altri paesi occi­den­tali, que­sto disa­stro non può essere più solo in carico agli italiani”.

Vero è che la stra­grande mag­gio­ranza dei migranti che rie­scono a sbar­care non ha alcuna inten­zione di fer­marsi in Ita­lia. Pro­ba­bil­mente sarà così anche per gli ulti­mis­simi arri­vati. La notte scorsa, circa 260 per­sone, quasi tutti eri­trei, sono arri­vate nel porto di Cata­nia su un mer­can­tile bat­tente ban­diera di Anti­gua e Bar­buda. Ieri mat­tina, invece, due moto­ve­dette della Guar­dia costiera hanno sal­vato 281 siriani che erano a bordo di un pesche­rec­cio lungo circa venti metri. Altri 700 migranti rac­colti in mare nei giorni scorsi oggi arri­ve­ranno nel porto di Palermo.

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