L’Europa si divide sulle regole di bilancio

L’Europa si divide sulle regole di bilancio

YPRES (Belgio) — Nella prima giornata del Consiglio europeo, i 28 capi di Stato e di governo della Ue non sono riusciti a finalizzare il non facile accordo sulle linee guida nelle politiche economiche e di bilancio per il prossimo quinquennio. Se ne riparla oggi a Bruxelles, dove si negoziano anche le euronomine.
La base di partenza nella cena a Ypres in Belgio, città martire della Prima guerra mondiale, è stata dettata, come al solito, dalla cancelliera tedesca di centrodestra Angela Merkel. In sostanza ha concesso al centrosinistra di Matteo Renzi e del francese François Hollande più flessibilità nel consolidamento di bilancio per consentire l’attuazione di riforme per il rilancio della crescita e dell’occupazione. Ma ha preteso di limitarla rigidamente entro quanto è già previsto dal patto di Stabilità, che non intende mettere in discussione.
Dalla delegazione italiana è trapelato un doppio confronto bilaterale Merkel-Renzi. Il premier prima avrebbe promesso alla cancelliera — con una battuta — di non violare il patto come fece la Germania nel 2003. Alla fine della cena avrebbe ottenuto di far continuare la trattativa nella notte agli sherpa per arrivare oggi a un testo di compromesso un po’ meno generico.
Il summit è iniziato a Ypres con una celebrazione del centenario della Grande guerra tra il museo cittadino e un monumento alla pace, dove i 28 leader hanno piantato le bandierine dei rispettivi Paesi in ricordo delle centinaia di migliaia di caduti. L’obiettivo era ricordare l’indiscussa capacità dell’Europa di allontanare il pericolo di guerre. Poi sono partite le trattative. «Se avremo chiarezza sui prossimi cinque anni e sui necessari contenuti, come crescita, consolidamento di bilancio e occupazione, prenderemo anche la decisione sul futuro presidente della Commissione», ha detto Merkel, rassicurando sulla candidatura unica del lussemburghese Jean-Claude Juncker del suo europartito Ppe, nonostante l’opposizione dura del premier britannico David Cameron. Ritornando dalla celebrazione, un faccia a faccia Merkel-Cameron ha mostrato espressioni indicative della loro difficoltà di dialogo. La cancelliera non dà però troppo peso al no isolato di Londra. Juncker può ottenere la guida della Commissione anche a maggioranza. La debolezza del lussemburghese è stata puntellata con l’ingresso dei liberali nella maggioranza tra popolari Ppe e socialisti S&D, che dovrebbe favorire l’approvazione finale del nuovo presidente della Commissione in programma il 16 luglio nell’Europarlamento di Strasburgo. Merkel, oggi a Bruxelles, vuole il sì solo per Juncker. Renzi, appoggiato dagli altri leader di centrosinistra, ha chiesto di concordare il «pacchetto complessivo» delle euronomine per gli ovvi vantaggi negoziali. «E’ necessario che l’Europa dica cosa vuole, sia per le persone, che per le politiche da attuare», ha confermato Hollande. Italia e Francia proveranno a opporsi al rinvio alla seconda metà di luglio per le altre principali europoltrone. Più passano i giorni e più si moltiplicano i candidati e gli appetiti dei governi.
La base di partenza resta lo schema attribuito da giorni a Berlino, che ruota intorno a Juncker, al finlandese Jyrki Katainen (Affari economici della Commissione) e allo spagnolo Luis De Guindos (Eurogruppo) per i due posti strategici nel controllo e nell’approvazione dei bilanci nazionali. Renzi punta a trasferire Federica Mogherini dalla Farnesina alla guida degli Esteri Ue. Oggi in agenda sono previste anche le sanzioni alla Russia per il caso Ucraina. L’Italia spinge per il dialogo mediatorio con Mosca.
Ivo Caizzi



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