Maserati, Marchionne in retromarcia

Fiat. L’amministratore delegato scongela i 500 trasferimenti, bloccati per ritorsione contro gli scioperi. Ieri “blitz” inaspettato a Grugliasco: incontra a sorpresa tutti gli operai, tranne quelli della Fiom. Sindacati “del sì” pronti a chiudere il contratto

Antonio Sciotto, il manifesto redazione • 24/6/2014 • Copertina, Lavoro, economia & finanza, Lavoro, economia & finanza nel mondo, Sindacato • 1463 Viste

Visita a sor­presa di Ser­gio Marchionne alla Mase­rati di Gru­glia­sco, ma i posti erano stret­ta­mente riser­vati. L’amministratore dele­gato del gruppo Fiat Chry­sler si è recato ieri allo sta­bi­li­mento che costrui­sce le auto di lusso, per incon­trare i lavo­ra­tori dopo le pole­mi­che e gli scon­tri della set­ti­mana scorsa: gli iscritti a tutte le sigle, a ecce­zione però di quelli Fiom.

La riu­nione con i respon­sa­bili di reparto e i dele­gati è stata con­vo­cata dai diri­genti della fab­brica intorno alle 11 per le 13,15. Senza alcun pre­av­viso, all’incontro si è pre­sen­tato Mar­chionne che ha chie­sto di avere chia­ri­menti sui malu­mori e sulle pro­te­ste dei giorni scorsi. L’ad ha chie­sto che i dele­gati rac­con­tas­sero quali fos­sero i pro­blemi e ha poi doman­dato a tutti i pre­senti se cre­des­sero nel pro­getto avviato alla Mase­rati. Avendo avuto rispo­sta posi­tiva, il mana­ger ha annun­ciato che da set­tem­bre a Gru­glia­sco par­ti­ranno i 12 turni e che i 500 tra­sfe­ri­menti ci saranno. Una chiara retro­mar­cia, rispetto alla deci­sione della set­ti­mana scorsa.

Rien­tra quindi la ritor­sione (o “rap­pre­sa­glia”, come l’aveva defi­nita la Fiom), deter­mi­nata qual­che giorno fa in rispo­sta allo scio­pero di un’ora indetto dal sin­da­cato di Mau­ri­zio Lan­dini e a quello degli straor­di­nari pro­cla­mato dai “sin­da­cati del sì” per il con­tratto: la Fiat aveva deciso di bloc­care il tra­sfe­ri­mento di 500 dele­gati in cassa da Mira­fiori a Gru­glia­sco, di sospen­dere lo schema dei 12 turni con­cor­dato con Fim-Uilm-Fismic-Ugl e di con­ge­lare il ricorso agli straor­di­nari in tutta Ita­lia. Annun­cio che aveva pro­vo­cato una forte cri­tica da parte dei metal­mec­ca­nici Cgil, ma anche dal com­patto fronte del “sì”.

Nella riu­nione di ieri si è par­lato anche del con­tratto. Mar­chionne – hanno rife­rito i dele­gati pre­senti alla riu­nione – si è detto dispo­ni­bile a con­ce­dere l’aumento con­trat­tuale, ma vor­rebbe darlo solo a chi lavora (pro­ba­bile che que­sta for­mula desi­gni la volontà di legare stret­ta­mente il rin­novo alla pro­dut­ti­vità). «Meglio qual­cosa in meno ma a tutti», hanno repli­cato dal canto loro le Rsa.

E sem­bra che il “blitz” mar­chion­niano di ieri possa in effetti essere deter­mi­nante per sbloc­care il con­tratto: la Fim come la Fismic chie­dono ora che si torni a trat­tare, notando che bloc­care i 500 avrebbe non solo dan­neg­giato gli ope­rai – costretti a restare in cassa invece di ripren­dere a lavo­rare a pieno regime – ma la stessa pro­du­zione, in una fase di ordini soste­nuti per la Maserati.

Clau­dio Chiarle, segre­ta­rio Fim Cisl di Torino, dice che adesso «sulla base di un piano di inve­sti­menti com­pleto si può pen­sare di chiu­dere anche il con­tratto, ragio­nando in pro­spet­tiva di regole e sala­rio legato alla pro­dut­ti­vità per obiet­tivi. In que­sto senso – con­clude – la disputa “per pochi intimi” su 250 o 260 euro di una tan­tum è secondaria».

E se con i “sin­da­cati del sì” tutto sem­bra sulla via della solu­zione, si ina­spri­sce invece il con­flitto con la Fiom: «Mar­chionne ha perso l’occasione di dimo­strare di essere l’amministratore dele­gato di tutto il gruppo e di tutti i lavo­ra­tori, sce­gliendo di discu­tere con una parte delle Rsa», pro­te­sta Michele De Palma, respon­sa­bile Fiat della Fiom. «Lo scio­pero è stato pro­cla­mato per­ché ci è stato impe­dito di fare l’assemblea. Quindi Mar­chionne avrebbe dovuto chie­dere spie­ga­zione ai dele­gati che l’hanno indetto, e non incon­trare solo una parte».

La segre­ta­ria Cgil, Susanna Camusso, com­menta invece la retro­mar­cia dell’ad: «È posi­tivo che si sia sbloc­cato il tra­sfe­ri­mento dei 500 dipen­denti – dice – La scelta con­ferma l’aumento dei volumi di pro­du­zione della Mase­rati ma soprat­tutto sgom­bra il campo da una dichia­ra­zione che ci era sem­brata volu­ta­mente ritorsiva».

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