Nell’Unione warfare contro welfare

Guerra, sinistra e parlamento europeo. Riarmo, servitù militari e «controllo» delle informazioni: così è azzerata ogni autonomia dell’Ue

Raffaele K. Salinari, il manifesto redazione • 21/6/2014 • Copertina, Europa, Guerre, Armi & Terrorismi • 765 Viste

Di fronte allo sce­na­rio mon­diale, dai nuovi pro­ta­go­ni­smi dell’America latina alla più che emersa potenza cinese e rina­scita russa, solo l’Unione Euro­pea resta vas­salla fedele delle poli­ti­che estere degli Stati uniti. La par­ti­tion armata dell’Iraq, la scom­po­si­zione siriana, il caos libico, l’irrisolta que­stione pale­sti­nese e quella koso­vara (lo Stato del Kosovo c’è, dopo i raid Nato, quello pale­sti­nese, dopo 47 anni di riso­lu­zioni Onu, no), il pan­tano afghano, sono solo le emer­genze più acute di una serie di archi di crisi frutto del deca­di­mento Usa dal ruolo ege­mone di unica super­po­tenza dell’ultimo decen­nio del secolo scorso, ad uno tra i big player globali.

L’aggressività dell’allargamento — a guida ame­ri­cana — della Nato a est e nella crisi Ucraina, a ridosso dei con­fini russi, nasconde molto poco sotto il manto della difesa dei valori demo­cra­tici e del ritorno del nemico di sem­pre, la neces­sità di ven­dere sistemi d’arma made in Usa e così gover­nare con l’indotto neces­sa­rio all’intelligence mili­tare anche i com­parti civili euro­pei. E in que­sto sce­na­rio, la Ue non trova nulla di meglio che sot­to­met­tersi ai dik­tat del Dipar­ti­mento di Stato che orien­tano le poli­ti­che estere dei sin­goli stati dell’Unione.

La crisi sca­te­nata dall’incontrollata espan­sione della finanza glo­bale, in parte supe­rata a suon di pre­ca­riz­za­zione e fles­si­bi­lità cre­scenti sia oltre Atlan­tico che sul Vec­chio Con­ti­nente, non fa che acuire que­sta evi­dente subal­ter­nità poi­ché il riarmo, con tutte le sue con­se­guenze eco­no­mi­che e logi­sti­che, le ser­vitù mili­tari, il con­trollo delle infor­ma­zioni e le ubi­qui­ta­rie restri­zioni delle libertà per­so­nali in nome della sicu­rezza, restrin­gono ancor di più l’aria di mano­vra auto­noma comu­ni­ta­ria ad una serie di micro aggiu­sta­menti da gioco dell’oca sociale, per cui se si evi­den­zia un avan­za­mento in certi set­tori, ad esem­pio dell’occupazione, subito si è costretti ad un passo indie­tro in ter­mini di diritti del lavoro.

Que­sto vas­sal­lag­gio è dun­que fun­zio­nale solo ai pro­con­soli dell’Impero, mul­ti­na­zio­nali, appa­rati mili­tari, grandi imprese sistema finan­zia­rio e cre­di­ti­zio, non certo ai cit­ta­dini dei sin­goli Stati euro­pei che pagano in ter­mini di wel­fare il ritorno pre­po­tente al war­fare. E allora che fare? In vista delle for­ma­zione dei gruppi par­la­men­tari al par­la­mento euro­peo e dei Com­mis­sari con le rela­tive dele­ghe, cer­ta­mente il gruppo Socia­li­sta, il Gue ed i Verdi hanno la for­tis­sima respon­sa­bi­lità di bat­tere un colpo in tema di auto­no­mia poli­tica delle azioni comu­ni­ta­rie negli sce­nari che toc­cano diret­ta­mente gli inte­ressi con­ti­nen­tali. In altri ter­mini una netta resi­stenza alle richie­ste di riar­marsi che ven­gono dagli Usa, un dia­logo aperto con la Rus­sia, un ritorno alle pra­ti­che di asso­cia­zione della Tur­chia, per depo­ten­ziare il neo otto­ma­ne­simo di Erdo­gan, una pre­senza sul ter­reno della guerra civile siriana sia con aiuti uma­ni­tari civili che nella media­zione per una riso­lu­tiva Gine­vra 3, il rilan­cio del ruolo di Bru­xel­les nel soste­gno del nuovo governo di unità nazio­nale pale­sti­nese, affian­cati da poli­ti­che con­ti­nen­tali di acco­glienza per i migranti e il soste­gno ai diritti umani nei paesi di grande insta­bi­lità con azioni di coo­pe­ra­zione, sono tra le prio­rità da imporre al nuovo Rap­pre­sen­tante della poli­tica estera comunitaria.

I gruppi pro­gres­si­sti dovreb­bero unirsi su que­sto, sia per con­tra­stare le forze di destra ed anti­eu­ro­pei­ste, sia per­ché l’orizzonte di una vera unione poli­tica passa, come ave­vano intuito i padri fon­da­tori, da una messa in comune delle azioni estere prima ancora che della crea­zione del mer­cato interno.

Non dimen­ti­chiamo che se verrà fir­mato il Trat­tato di com­mer­cio con gli Usa in totale subal­ter­nità poli­tica prima ancora che eco­no­mica, le con­se­guenze saranno deva­stati e solo una parte se ne bene­fi­ce­ranno. Se invece si potrà bilan­ciare il peso delle rela­zioni geo­po­li­ti­che euro­pee inclu­dendo altri par­te­na­riati impor­tanti come quelli che pas­sano attra­verso la Rus­sia la Cina e l’Iran, allora le bilan­cia sarà più equa. Infine, i Socia­li­sti, il Gue ed i Verdi dovreb­bero fare atten­zione alle mano­vre che si stanno facendo su Pascal Lamy come Pre­si­dente della Com­mis­sione. Non dimen­ti­chia­moci la sua para­bola nel Wto ed i suoi fal­li­menti nella gestione di que­sta orga­niz­za­zione iper­li­be­ri­sta. Sarebbe esi­ziale che potesse ripro­porre a livello euro­peo le stesse logi­che che hanno gover­nato il com­mer­cio mon­diale nell’ultimo decennio.

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