Ogm, ogni governo sarà libero di proibirli «Vittoria del no»

E il Consiglio di Stato ferma il biotech

Riccardo Bruno, Corriere della Sera redazione • 13/6/2014 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Copertina, Europa • 882 Viste

Il ministro dell’Ambiente si fa contagiare dalla febbre azzurra. Gian Luca Galletti alle 10 del mattino è in Lussemburgo con i colleghi europei e twitta: «Ribadisco No Italia a #Ogm. Partita da vincere, come quelle di #Brasil2014». Dopo 90 minuti, a fine match: «Su #Ogm in Ue vince la linea italiana. Orgogliosi dell’accordo raggiunto».
L’intesa consiste nel lasciare liberi i singoli Stati membri di coltivare o vietare sul proprio territorio piante geneticamente modificate. Un compromesso, dopo 4 anni di dibattiti, sicuramente un colpo messo a segno da chi si oppone al biotech. Che ieri, in Italia, ha incassato un altro successo: il Consiglio di Stato ha confermato la decisione del Tar di bloccare le semine di Giorgio Fidenato in Friuli Venezia Giulia, rinviando la decisione nel merito al 4 dicembre.
I prossimi sei mesi saranno decisivi anche a livello europeo. Quello ottenuto a Lussemburgo è infatti un primo traguardo che va adesso perfezionato in una direttiva, tra l’altro sotto il semestre di guida italiana della Ue. Per questo lo stesso ministro Galletti ha chiesto «a ogni Paese un aiuto per arrivare a chiudere entro la fine dell’anno il dossier». Riconoscendo «che alla presidenza italiana spetta un compito difficile».
In concreto il nuovo testo, come ha chiarito il commissario per la Salute Tonio Borg, consente a ogni Stato di bloccare la domanda di un’azienda di coltivare sementi transgeniche «per motivi diversi da quelli ambientali o sanitari». Tali valutazioni restano all’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e alla Commissione, e l’eventuale parere negativo vincola tutti i Paesi membri. Al contrario, qualora venga approvato un Ogm (proprio ieri è stato annunciato il via libera al mais transgenico TC150), ecco che sarà possibile l’intervento di ogni singola nazione.
Hanno espresso soddisfazione la Coldiretti («Una svolta profonda nel quadro normativo europeo») e la Confederazione italiana agricoltori («Un passo avanti fondamentale per giungere a una soluzione definitiva»). Più cauto il settore del biologico che vede «dietro alla maggiore flessibilità una vera e propria trappola». Secondo Aiab, Federbio e Associazione per l’Agricoltura Biodinamica «si potrà esercitare il divieto, infatti, solo se lo Stato è in grado di dimostrare che esistono motivi di impedimento diversi da quelli ambientali e relativi alla salute». Anche per Legambiente si tratta «di un primo passo nella giusta direzione», ma «non mancano alcuni inciampi».
Riccardo Bruno

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